Gli animali possono soffrire di Alzheimer? La parola all’esperto

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Animali

Gli animali possono soffrire di Alzheimer? La parola all’esperto

Quando pensiamo all’Alzheimer, la prima immagine che viene in mente è quella di una persona anziana che dimentica volti, luoghi o momenti importanti. Ma questo tipo di declino cognitivo è esclusivamente umano? La risposta non è del tutto semplice — e la scienza sta scoprendo sempre di più ogni anno.

Molti proprietari di animali domestici notano con preoccupazione cambiamenti nella memoria o nel comportamento dei loro compagni anziani: disorientamento, sonno irregolare, perdita di routine, vocalizzazioni insolite. La domanda dunque diventa reale: il mio cane o il mio gatto può avere una forma di Alzheimer?

Cos’è l’Alzheimer nell’uomo e cosa ha in comune con gli animali

L’Alzheimer nell’essere umano è una malattia neurodegenerativa grave e progressiva, caratterizzata da accumulo di proteine tossiche nel cervello (come la beta‑amiloide), perdita di connessioni tra i neuroni e successiva morte cellulare, portando a perdita di memoria, confusione e alterazioni comportamentali.

Negli animali, soprattutto nei cani e nei gatti anziani, esiste una condizione nota come sindrome da disfunzione cognitiva (CDS — Cognitive Dysfunction Syndrome) che è concettualmente molto simile ad alcune fasi dell’Alzheimer umano.

La CDS non è etichettata ufficialmente come “Alzheimer” negli animali, ma condivide molte caratteristiche neurologiche e comportamentali con la demenza umana: perdita di memoria, disorientamento, cambiamenti nei cicli di sonno e interazioni sociali alterate.

In parole semplici: gli animali domestici non ricevono una diagnosi di Alzheimer come gli umani, ma possono sviluppare una forma di demenza progressiva simile. Questo è particolarmente vero per cani e gatti anziani.

Cani e gatti: demenza reale o solo “simile”?

Cani

Negli studi veterinari è ben documentato che cani di età avanzata possono sviluppare una forma di declino cognitivo molto simile alla demenza umana, spesso chiamata canine cognitive dysfunction (CCD). È comune nei cani oltre gli 8–10 anni di età e comporta sintomi come disorientamento, ridotta memoria, cambiamenti nel ciclo sonno/veglia e perdita di capacità di riconoscimento di persone o comandi.

Neuropatologicamente, i cani possono mostrare accumuli di beta‑amiloide nel cervello, una proteina associata anche all’Alzheimer umano. Tuttavia, la formazione di “placche” e “tangli” (strutture tipiche di Alzheimer) non è così ben definita come negli esseri umani, e l’evoluzione complessiva della malattia differisce in alcuni aspetti specifici.

Gatti

Recenti ricerche stanno mostrando che anche i gatti anziani possono sviluppare un declino cognitivo simile a quello umano. In studi post‑mortem, i cervelli di alcuni gatti anziani che avevano mostrato comportamenti di demenza presentavano accumulo di proteina beta‑amiloide e perdita di sinapsi, proprio come nel morbo di Alzheimer umano.

Disturbi comportamentali in gatti — come vocalizzazioni notturne intense, confusione, cambiamenti nei ritmi sonno‑veglia e disorientamento — sono considerati segnali di demenza felina correlata all’età.

Altri animali

Ci sono anche indizi di accumulo di proteine “Alzheimer‑like” in animali non domestici, ad esempio nelle grandi scimmie come gli scimpanzé, ma la demenza clinica completa nei selvatici è difficile da confermare perché gli animali nella natura spesso non vivono abbastanza a lungo o non vengono studiati in modo approfondito.

3. Segni, diagnosi e cura: cosa sapere se pensi che il tuo animale abbia demenza
Segni comuni di declino cognitivo negli animali

Gli esperti veterinari hanno identificato diversi segnali che possono far pensare a demenza o CDS nei pet:

Disorientamento o confusione in luoghi familiari.

Cambiamenti nel sonno — dorme di giorno e resta sveglio di notte.

Riduzione dell’interazione sociale o perdita di interesse per giocattoli/attività.

Perdita di allenamento alla casa o alla lettiera.

Vocalizzazioni aumentate o insolite.

Questi sintomi possono anche derivare da altri problemi medici, quindi una visita veterinaria è essenziale per escludere altre cause come dolore, problemi metabolici o malattie neurologiche.

Si può fare qualcosa per aiutare gli animali con demenza?

Sebbene non esista una “cura” definitiva come per l’Alzheimer umano, ci sono strategie per migliorare la qualità della vita degli animali affetti da CDS:

Arricchimento ambientale: stimoli cognitivi e giochi che mantengono attiva la mente.

Diete specifiche e integratori: alcuni studi indicano benefici potenziali di nutrienti come gli omega‑3 nella salute cerebrale in animali anziani.

Farmaci veterinari: in alcuni casi si usano farmaci che possono alleviare i sintomi e migliorare l’interazione e l’umore.

Routine coerenti e ambiente tranquillo: aiutano gli animali a orientarsi meglio e ridurre ansia e stress.

Gli animali hanno Alzheimer?

La risposta breve è: gli animali domestici non ricevono la stessa diagnosi di Alzheimer umano, ma molti sviluppano una forma di demenza o disfunzione cognitiva legata all’età che è sorprendentemente simile sul piano comportamentale e, in alcuni casi, neurologico.

La ricerca continua ad approfondire queste somiglianze — in particolare negli studi sui gatti, che mostrano aggregazioni proteiche simili all’Alzheimer umano — e ciò potrebbe non solo migliorare la cura degli animali, ma anche fornire nuovi spunti per comprendere meglio la malattia nell’uomo.

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