Hugh Jackman compie 58 anni: auguri all’attore che ha saputo essere Wolverine e molto altro

Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo

Hugh Jackman compie 58 anni: auguri all’attore che ha saputo essere Wolverine e molto altro

Ci sono attori che trovano un personaggio capace di cambiare la loro vita. E poi ci sono quelli che, dopo averlo trovato, riescono a dimostrare di essere molto più grandi del personaggio stesso. Hugh Michael Jackman, nato a Sydney il 12 ottobre 1968, appartiene a questa seconda categoria. Per milioni di spettatori è stato Wolverine, il mutante dagli artigli d’adamantio, ma la sua carriera racconta molto più di Logan: racconta un attore di teatro, un cantante, un interprete cinematografico, un performer capace di stare davanti a migliaia di persone e conquistare una platea con la stessa naturalezza con cui affronta una scena drammatica.

La sua è una carriera costruita sul movimento. Dal teatro australiano al West End londinese, da Broadway a Hollywood, dai musical ai blockbuster, dai ruoli romantici ai drammi più dolorosi. Jackman ha attraversato generi e linguaggi senza lasciare che uno solo di essi diventasse la sua definizione definitiva. È stato Wolverine, ma è stato anche Jean Valjean, Peter Allen, P.T. Barnum, Robert Angier e Harold Hill. E dietro ciascuno di questi nomi c’è una parte diversa della sua identità artistica.

Nel giorno del suo compleanno, dunque, celebrare Hugh Jackman significa celebrare soprattutto la possibilità di non scegliere una sola strada. La sua storia è quella di un artista che ha saputo trasformare il talento in disciplina, la popolarità in nuove opportunità e il successo in una continua ricerca di palcoscenici diversi. Una carriera che, più che una linea retta, assomiglia a un viaggio: iniziato in Australia e arrivato fino ai luoghi più importanti dello spettacolo internazionale.

Sydney, prima che arrivassero gli artigli

Hugh Jackman nasce a Sydney il 12 ottobre 1968, ultimo di cinque figli. Durante gli anni della scuola comincia ad avvicinarsi alla recitazione e alla musica, ma l’idea di farne una professione arriva più avanti. Dopo una laurea in comunicazione alla University of Technology Sydney, decide di approfondire la formazione teatrale e frequenta la Western Australian Academy of Performing Arts, diplomandosi nel 1994.

È un passaggio fondamentale perché Jackman non arriva al cinema come un volto costruito esclusivamente per lo schermo. La sua formazione è profondamente legata al palcoscenico. Prima delle grandi produzioni americane ci sono il teatro australiano, i musical e le prime esperienze televisive, compresa la serie Correlli, dove recita nel 1995.

Quella gavetta gli lascia qualcosa che diventerà essenziale per tutta la sua carriera: la capacità di stare davanti a un pubblico senza la protezione del montaggio cinematografico. Cantare, recitare, ballare, improvvisare, sostenere una scena per minuti interi: Jackman impara presto che essere un performer significa essere presente, completamente, nel momento.

Il teatro, la prima grande palestra

Prima di diventare una star internazionale, Jackman si fa conoscere soprattutto attraverso il teatro musicale. Interpreta ruoli in produzioni australiane come Beauty and the Beast e Sunset Boulevard, fino ad arrivare al West End londinese con Oklahoma! nel 1998.

È un percorso che potrebbe sembrare lontanissimo dai futuri blockbuster Marvel, ma in realtà ne rappresenta una delle fondamenta. Il cinema avrebbe sfruttato la sua presenza fisica e il suo carisma; il teatro gli aveva già insegnato a controllare il corpo, la voce, il ritmo e soprattutto il rapporto diretto con il pubblico.

Quando arriva a Hollywood, dunque, Jackman porta con sé un bagaglio che va oltre la recitazione cinematografica. Sa cantare. Sa ballare. Sa sostenere un numero musicale. Sa dominare un palcoscenico. È quella combinazione, spesso definita come talento da triple threat, che negli anni gli permetterà di passare con naturalezza dal cinema d’azione al musical.

Wolverine: il ruolo che cambia tutto

Nel 2000 arriva X-Men. Bryan Singer sceglie Jackman per interpretare Logan, alias Wolverine, un personaggio che avrebbe finito per accompagnarlo per oltre due decenni. È l’inizio di una delle associazioni più forti tra attore e personaggio nella storia recente del cinema popolare.

Wolverine avrebbe potuto diventare una gabbia. Invece diventa una porta. Jackman riesce infatti a costruire un Logan che non è soltanto forza fisica e rabbia: sotto gli artigli, i muscoli e il silenzio c’è un uomo tormentato, spesso incapace di trovare un posto nel mondo, diviso tra istinto e desiderio di appartenenza.

Il successo dei primi X-Men trasforma Jackman in una star internazionale. Tornano i film della saga, arrivano X2, X-Men: The Last Stand, X-Men Origins: Wolverine, The Wolverine, X-Men: Days of Future Past, X-Men: Apocalypse e infine Logan. La storia di Wolverine diventa così una parte enorme della storia professionale dell’attore.

La carriera oltre Logan

Ma Jackman non permette che Wolverine diventi l’unico capitolo della sua carriera. Mentre la saga degli X-Men procede, l’attore sperimenta generi completamente diversi. Arrivano Kate & Leopold, Van Helsing, Scoop, The Fountain, The Prestige e Australia.

In The Prestige di Christopher Nolan interpreta Robert Angier, un illusionista ossessionato dalla rivalità con il collega Alfred Borden, interpretato da Christian Bale. È un ruolo che richiede un registro molto diverso da quello del supereroe e permette a Jackman di mostrare una componente più ambigua e drammatica.

Con Australia, diretto da Baz Luhrmann, torna invece al grande spettacolo cinematografico e interpreta Drover accanto a Nicole Kidman. Il film conferma la sua capacità di sostenere produzioni imponenti senza perdere quella dimensione fisica e teatrale che aveva caratterizzato i suoi esordi.

Peter Allen e la consacrazione a Broadway

Nel frattempo, il teatro continua a chiamarlo. Nel 2003-2004 Jackman interpreta a Broadway il cantante australiano Peter Allen nel musical The Boy from Oz. È una scelta decisiva, perché gli permette di riportare al centro della propria carriera tutto ciò che aveva imparato prima di Hollywood: canto, danza, recitazione e rapporto con il pubblico.

Per questa interpretazione arriva il Tony Award come miglior attore protagonista in un musical nel 2004. Non è soltanto un premio: è la conferma che il successo cinematografico non ha cancellato l’artista teatrale che Jackman era stato prima di diventare Wolverine.

Il teatro resta così una parte fondamentale della sua identità. Nel corso degli anni tornerà più volte a Broadway, dimostrando di considerare il palcoscenico non come una parentesi rispetto al cinema, ma come uno dei luoghi naturali del proprio mestiere.

Jean Valjean: quando Wolverine canta

Nel 2012 Jackman affronta un’altra delle prove più importanti della sua carriera: Jean Valjean in Les Misérables, diretto da Tom Hooper. È un ruolo che richiede non soltanto capacità attoriali, ma anche una preparazione vocale e fisica particolarmente impegnativa.

Il risultato modifica ancora una volta la percezione del pubblico. L’uomo che milioni di spettatori avevano conosciuto con gli artigli di Wolverine appare ora in un film musicale drammatico, costretto a raccontare attraverso la voce una vita segnata dalla sofferenza, dalla colpa, dalla redenzione e dalla responsabilità.

Per Les Misérables Jackman vince il Golden Globe come miglior attore in un film commedia o musicale e riceve la sua prima candidatura all’Oscar come miglior attore. La sua interpretazione diventa così uno dei momenti più importanti della sua carriera cinematografica.

Dal dramma al cinema d’autore

La stagione successiva conferma la sua volontà di non restare confinato ai grandi franchise. Nel 2013 interpreta un padre tormentato in Prisoners di Denis Villeneuve, accanto a Jake Gyllenhaal. È un film cupo, costruito sulla tensione e sull’ambiguità morale, lontanissimo dalla dimensione spettacolare degli X-Men.

È una scelta importante perché mostra un Jackman disposto a rinunciare alla sicurezza del personaggio riconoscibile per confrontarsi con ruoli più fragili e disturbanti. La sua fisicità, che a Hollywood era stata trasformata in uno dei suoi punti di forza, diventa qui parte della tensione drammatica.

Negli anni successivi arrivano altri progetti differenti: Chappie, Pan, Eddie the Eagle, The Front Runner, fino a Bad Education e The Son. La filmografia continua a muoversi tra generi diversi, senza abbandonare il desiderio di sperimentare.

Logan: dire addio a un’icona

Nel 2017 arriva quello che sembra essere il capitolo definitivo della sua lunga storia con Wolverine: Logan, diretto da James Mangold. Il film cambia completamente registro rispetto ai precedenti capitoli della saga e presenta un Logan invecchiato, stanco, vulnerabile.

È quasi come se Jackman potesse finalmente togliere la maschera al personaggio che lo aveva reso celebre. Non c’è più soltanto il supereroe. C’è un uomo costretto a confrontarsi con il tempo, con le perdite e con la consapevolezza che anche i personaggi apparentemente immortali possono arrivare alla fine della propria storia.

Per molti spettatori Logan diventa così un saluto. Ma il cinema avrebbe dimostrato che gli addii, nel mondo dei supereroi, raramente sono davvero definitivi.

P.T. Barnum e il ritorno alla musica

Nello stesso anno arriva The Greatest Showman. Jackman interpreta P.T. Barnum in un musical cinematografico diretto da Michael Gracey, tornando a mettere insieme due delle anime più importanti della sua carriera: recitazione e spettacolo dal vivo.

Il film permette all’attore di cantare e ballare nuovamente davanti alla macchina da presa. Brani come This Is Me, A Million Dreams e From Now On entrano rapidamente nella cultura popolare e la colonna sonora diventa un fenomeno internazionale.

Jackman riceve una candidatura ai Golden Globe per l’interpretazione di Barnum e il progetto gli porta anche un Grammy per la colonna sonora. È un’altra dimostrazione di quanto il suo percorso sia difficile da racchiudere dentro una sola definizione professionale.

Il performer che torna sempre sul palcoscenico

Una delle caratteristiche più affascinanti della carriera di Jackman è il rapporto quasi permanente con il pubblico dal vivo. Nel 2011 torna a Broadway con Hugh Jackman: Back on Broadway, uno spettacolo costruito attorno al canto, alla danza e alla dimensione autobiografica del performer.

Negli anni successivi arrivano altri spettacoli e tournée, tra cui The Man. The Music. The Show., portato in diverse parti del mondo nel 2019. Jackman torna a proporre brani legati a Les Misérables, The Greatest Showman e The Boy from Oz, trasformando la propria carriera in uno spettacolo che attraversa generazioni e linguaggi.

Nel 2022 torna inoltre a Broadway con The Music Man, interpretando Professor Harold Hill. La produzione debutta al Winter Garden Theatre e gli vale una nuova candidatura ai Tony Awards.

Una voce, un corpo, una presenza scenica

Guardando la carriera di Jackman nel suo insieme, emerge un elemento che va oltre i singoli film: la centralità della performance. È un attore che usa il corpo, la voce e il movimento come strumenti inseparabili della recitazione.

Questo spiega perché possa passare da un combattimento di Wolverine a un numero musicale, da un dramma psicologico a una commedia, senza che il passaggio sembri del tutto innaturale. Le sue esperienze teatrali non sono rimaste confinate al teatro: sono entrate nel suo modo di stare davanti alla macchina da presa.

E forse è proprio questa la ragione per cui Jackman è riuscito a costruire una carriera tanto lunga. Il pubblico può ricordarlo per gli artigli, per una canzone, per un monologo, per un passo di danza o per una scena drammatica. Ma dietro tutte queste immagini c’è sempre la stessa idea: quella di un performer disposto a mettersi completamente al servizio dello spettacolo.

Il ritorno di Wolverine

Nel 2024 arriva un nuovo capitolo sorprendente. Dopo l’addio di Logan, Jackman torna nei panni di Wolverine in Deadpool & Wolverine, entrando nel Marvel Cinematic Universe accanto a Ryan Reynolds. La sua presenza riporta sullo schermo un personaggio che sembrava ormai appartenere al passato.

Il ritorno assume così un significato particolare. Non si tratta semplicemente di riprendere un costume e un ruolo già interpretato decine di volte. È il ritorno di un personaggio che ha accompagnato una parte enorme della vita professionale di Jackman e che, per una nuova generazione di spettatori, torna a essere presente in un universo cinematografico profondamente cambiato.

Wolverine, ancora una volta, dimostra di essere una parte inseparabile della sua storia. Ma dopo più di vent’anni di carriera, è ormai evidente che Logan non esaurisce Hugh Jackman: è soltanto uno dei capitoli più celebri di una storia molto più grande.

Hugh Jackman, oltre Wolverine

Forse il modo più semplice per raccontare Hugh Jackman sarebbe elencare i suoi ruoli più celebri. Ma sarebbe anche il modo meno interessante. Perché la vera particolarità della sua carriera non è soltanto aver interpretato Wolverine, ma essere riuscito a costruire un’identità artistica che sopravvive al personaggio.

È stato protagonista di blockbuster e interprete teatrale, cantante e attore drammatico, volto di musical e protagonista di thriller. Ha vinto un Tony per The Boy from Oz, un Golden Globe per Les Misérables, un Emmy per la conduzione dei Tony Awards e un Grammy legato a The Greatest Showman.

Ma i premi, anche in questo caso, raccontano soltanto una parte della storia. Quello che rimane è la capacità di Jackman di attraversare mondi apparentemente incompatibili: il fumetto e il musical, il cinema d’autore e Broadway, l’azione e il canto, la maschera del supereroe e la vulnerabilità dell’uomo.

Una carriera costruita sul palco e sullo schermo

Il 12 ottobre non celebra soltanto la nascita di uno degli attori australiani più conosciuti al mondo. Celebra la storia di un artista che ha fatto della versatilità una delle caratteristiche più riconoscibili del proprio percorso.

Da Sydney a Londra, da Broadway a Hollywood, Hugh Jackman ha attraversato più di trent’anni di spettacolo senza smettere di tornare al luogo da cui tutto era partito: il palcoscenico. Anche quando è diventato Wolverine, anche quando Hollywood lo ha trasformato in una star globale, il teatro è rimasto una parte essenziale della sua identità.

Ed è forse questa la chiave per comprendere la sua carriera. Jackman non è diventato grande perché ha trovato un solo ruolo capace di definirlo, ma perché ha continuato a cercare qualcosa oltre quel ruolo. Wolverine gli ha aperto la porta del mondo. Il teatro gli ha ricordato da dove veniva. La musica gli ha dato un’altra voce. Il cinema gli ha offerto infinite possibilità.

Nel giorno del suo compleanno, allora, l’omaggio più giusto non è soltanto a Logan, agli artigli o ai grandi blockbuster. È a quell’attore nato a Sydney che ha dimostrato come si possa essere, nello stesso momento, un uomo d’azione, un interprete drammatico, un cantante, un ballerino e un animale da palcoscenico. Hugh Jackman ha fatto dello spettacolo una casa con molte stanze. E, a giudicare dalla strada percorsa fin qui, non ha mai avuto davvero intenzione di smettere di aprirne di nuove.

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