Innovazione tecnologica nei performing arts: i Collider Fellows del Lincoln Center esplorano nuove frontiere.

Pubblicato il da Redazione - Tecnologia

Innovazione tecnologica nei performing arts: i Collider Fellows del Lincoln Center esplorano nuove frontiere.

Il Futuro delle Arti Performative con la Collider Fellowship

In un contesto di crescente preoccupazione riguardo all’impatto della tecnologia su arti e cultura, la Collider Fellowship del Lincoln Center for the Performing Arts si focalizza su nuove opportunità, accogliendo artisti multidisciplinari per esplorare come le tecnologie emergenti possono trasformare le performance dal vivo e le arti performative.

Oggi, il noto centro per le arti performative di New York ha annunciato la seconda edizione della Collider Fellowship, che include un gruppo di sei artisti provenienti da diversi ambiti, dal virtual reality all’intelligenza artificiale, fino al sistema 4DSound immersivo.

“Sono entusiasta di vedere come questi artisti pensano non solo al proprio lavoro, ma anche a come questo si inserisca in una conversazione più ampia tra arte e tecnologia,” ha commentato Jordana Leigh, vicepresidente della programmazione del Lincoln Center. Questo evidenzia un approccio riflessivo e critico verso l’innovazione nel campo delle arti.

L’ottimismo verso l’innovazione tecnologica nelle arti

Leigh si definisce un’“ottimista eterna” riguardo ai benefici che la tecnologia può apportare alle arti. Quando le è stato chiesto di esprimere le sue preoccupazioni riguardo all’intelligenza artificiale, ha risposto enfatizzando come gli artisti possano sfruttare l’AI come “un altro strumento nel loro arsenale, simile a un mixer per suoni o a un pennello per la pittura.” Questa visione positiva è incoraggiante, specialmente in un momento in cui molti temono la sostituzione degli artisti da parte delle macchine.

Leigh ha portato come esempio una commissione recente del Lincoln Center, intitolata Dream Machine, creata da Nona Hendryx. Attraverso una combinazione di AI, realtà virtuale e realtà aumentata, Dream Machine immerge i visitatori, in particolare quelli appartenenti a comunità BIPOC, in ambienti afrofuturistici.

“Questo progetto dimostra come l’arte possa aiutare coloro che non si vedono rappresentati nella tecnologia a iniziare a riconoscere il proprio valore in essa,” ha dichiarato Leigh, sottolineando l’importanza di rendere la tecnologia accessibile a tutti, in particolare a donne e uomini di colore.

La nuova classe di Collider Fellows, selezionati tramite un processo di nomination, avrà l’opportunità di esplorare queste idee innovative nel prossimo anno. Durante i prossimi nove mesi, riceveranno spazi studio presso il Lincoln Center e Onassis ONX, insieme a un sostegno finanziario e assistenza dello staff del Lincoln Center.

Come spiegato da Leigh, la Collider Fellowship è parte di un programma più ampio che il centro per le arti performative ha implementato per supportare gli artisti in modi “non transazionali.” È interessante notare che la fellowship non richiede agli artisti partecipanti di produrre un progetto finale. Leigh ha condiviso che il primo gruppo di Collider Fellows ha seguito percorsi diversi: uno ha creato “cinque o sei prototipi,” mentre un altro ha utilizzato il tempo per leggere, ricercare e riflettere.

Secondo Leigh, molti dei progetti di quel primo gruppo sono “ancora in fase di germinazione,” e alcuni potrebbero essere presentati direttamente al Lincoln Center. Mentre la vicepresidente ha espresso il suo impegno per esperienze basate sulla localizzazione, in particolare quelle coinvolgenti VR, AR e realtà estesa, ha anche suggerito che i Collider Fellows possono contribuire a ripensare le modalità con cui il Lincoln Center può raggiungere il pubblico globale. “Non stiamo chiudendo la porta a nulla in questo momento,” ha affermato.

Ecco i sei nuovi Collider Fellows, con una breve descrizione delle loro opere:

Questi artisti rappresentano un futuro ricco di opportunità per l’incontro tra arte e tecnologia, un campo che continua a svilupparsi e a sfidare le convenzioni tradizionali.

Fonti ufficiali: Lincoln Center for the Performing Arts – lincolncenter.org e TechCrunch.

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