19 ottobre 1940: nasce Michael Gambon | Ode alla sua carriera
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Ci sono attori che diventano celebri grazie a un personaggio e attori che, invece, riescono a trasformare ogni personaggio in qualcosa che porta il loro segno. Michael Gambon apparteneva alla seconda categoria. Nato a Dublino il 19 ottobre 1940, avrebbe compiuto gli anni proprio in questa data. La sua è stata una carriera lunga più di sei decenni, costruita sul teatro ma capace di conquistare anche la televisione e il cinema, fino a diventare familiare a milioni di spettatori grazie al ruolo di Albus Dumbledore nella saga di Harry Potter.
Prima di essere il preside di Hogwarts, Gambon era stato Galileo, Re Lear, Otello, Macbeth, Coriolano. Era stato Philip Marlowe ne Il detective cantante, Jules Maigret in televisione, e aveva lavorato con alcuni dei più importanti registi e drammaturghi britannici. La sua formazione era profondamente legata al palcoscenico e alla tradizione del teatro inglese, a partire dall’incontro con Laurence Olivier e dalla sua partecipazione alle prime attività del National Theatre.
Ricordare Michael Gambon significa quindi andare oltre Dumbledore. Significa attraversare una carriera nella quale la grandezza non è mai sembrata separata dall’istinto, dall’ironia, dall’imprevedibilità e da quella presenza scenica capace di riempire una stanza anche quando l’attore non aveva bisogno di alzare la voce. È il ritratto di un interprete che ha dimostrato come il mestiere dell’attore possa essere, prima di tutto, una forma di libertà.
Da Dublino al teatro, prima della fama
La storia di Michael Gambon non comincia in una scuola di recitazione prestigiosa. Prima del teatro c’era un apprendistato da attrezzista e operaio specializzato, un percorso tecnico che sembrava condurlo lontano dalle scene. Fu proprio il lavoro dietro le quinte, però, ad avvicinarlo al teatro amatoriale e successivamente alla recitazione professionale.
Nel 1962 arrivò una delle prime svolte. Gambon riuscì a entrare in una produzione di Otello al Gate Theatre di Dublino e, poco dopo, attirò l’attenzione di Laurence Olivier. Nel 1963 entrò nella compagnia del neonato National Theatre, inizialmente in ruoli molto piccoli, fino a diventare progressivamente uno dei suoi interpreti di punta.
Era l’inizio di un percorso nel quale Gambon avrebbe imparato a misurarsi con Shakespeare, Brecht, Pinter e con la grande drammaturgia contemporanea. Il palcoscenico sarebbe rimasto per tutta la vita il luogo nel quale sperimentare, rischiare e costruire personaggi lontani tra loro.
Laurence Olivier e la scuola del National Theatre
Entrare nella compagnia di Laurence Olivier significava trovarsi al centro di una delle più importanti esperienze teatrali britanniche del Novecento. Gambon cominciò come uno dei giovani attori della compagnia, partecipando anche a produzioni nelle quali aveva ruoli minori, ma l’esperienza gli offrì qualcosa di più importante della visibilità: una palestra artistica.
Olivier intuì il potenziale dell’attore e, secondo quanto ricostruito nelle biografie dedicate a Gambon, lo incoraggiò anche a cercare compagnie nelle quali potesse ottenere parti più importanti. Fu così che arrivarono esperienze decisive alla Birmingham Repertory Theatre e successivamente alla Royal Shakespeare Company.
Gambon non sarebbe mai diventato un attore facilmente classificabile. Poteva affrontare la tragedia con enorme intensità e, nella scena successiva, introdurre una componente comica o un’improvvisazione inattesa. Era una caratteristica che sarebbe rimasta parte integrante del suo modo di recitare: precisione e istinto, disciplina e imprevedibilità.
Shakespeare e i grandi personaggi
Il teatro shakespeariano accompagnò Gambon per decenni. Otello, Amleto, Macbeth, Re Lear e Coriolano furono alcuni dei personaggi attraverso i quali costruì la propria reputazione di grande interprete. Non cercava necessariamente una recitazione monumentale: il suo Shakespeare aveva spesso qualcosa di fisico, nervoso, umano.
Tra le interpretazioni più ricordate c’è quella di Re Lear per la Royal Shakespeare Company, una parte che richiede all’attore di attraversare potere, vecchiaia, rabbia, follia e vulnerabilità. Gambon affrontò il personaggio senza cercare di renderlo semplicemente gigantesco: la forza nasceva anche dalle sue fragilità.
È forse proprio qui che si comprende la sua grandezza. Gambon non sembrava interessato a rendere i personaggi perfetti. Gli interessavano le contraddizioni, le crepe, le zone imprevedibili. E il pubblico finiva per riconoscersi proprio in quelle imperfezioni.
Il successo teatrale e A View from the Bridge
Negli anni Ottanta arrivò una delle interpretazioni più importanti della sua carriera: Eddie Carbone in A View from the Bridge di Arthur Miller. La produzione del National Theatre del 1987 gli valse il Laurence Olivier Award come miglior attore.
Il personaggio di Eddie era perfetto per Gambon: un uomo apparentemente ordinario, attraversato da passioni e conflitti che progressivamente sfuggono al suo controllo. L’attore riusciva a trasformare la tensione psicologica in qualcosa di fisico, quasi tangibile.
Il teatro londinese lo avrebbe premiato ancora per A Chorus of Disapproval nel 1985 e Man of the Moment nel 1990. Complessivamente Gambon vinse tre Laurence Olivier Awards, consolidando una reputazione che non dipendeva dal cinema né dalla televisione. Era, innanzitutto, un grande uomo di teatro.
Il detective cantante e la consacrazione televisiva
Nel 1986 arrivò il ruolo che trasformò Gambon in una vera star televisiva britannica. In The Singing Detective di Dennis Potter interpretò Philip E. Marlow, uno scrittore di gialli costretto a confrontarsi con una grave malattia mentre realtà, ricordi e immaginazione iniziano a confondersi.
Era un ruolo difficilissimo perché chiedeva all’attore di passare continuamente dal dramma alla fantasia, dalla sofferenza all’ironia. Gambon lo trasformò in una delle sue interpretazioni più celebri, conquistando il BAFTA Television Award come miglior attore.
Da quel momento il suo volto e soprattutto la sua voce divennero immediatamente riconoscibili al pubblico britannico. La televisione gli avrebbe poi regalato altri grandi ruoli e quattro BAFTA televisivi complessivi.
Maigret e il volto del grande attore televisivo
Negli anni Novanta Gambon interpretò Jules Maigret nella serie televisiva britannica dedicata al celebre investigatore creato da Georges Simenon. Era un’altra trasformazione: dopo la complessità visionaria de The Singing Detective, arrivava un personaggio apparentemente più controllato, costruito sull’osservazione e sulla capacità di ascoltare.
La televisione divenne così un altro territorio nel quale Gambon poteva alternare generi e registri. Non era un interprete legato a una sola immagine e non sembrava avere paura di cambiare completamente pelle da una produzione all’altra.
Tra il 2000 e il 2002 arrivò una particolare sequenza di riconoscimenti: Gambon vinse il BAFTA televisivo per Wives and Daughters, Longitude e Perfect Strangers, ottenendo il premio per tre anni consecutivi.
Il cinema: Greenaway, Gosford Park e il grande schermo
Il cinema aveva accompagnato Gambon fin dagli anni Sessanta, ma fu soprattutto dagli anni Ottanta e Novanta che la sua presenza sul grande schermo divenne sempre più importante. Tra i titoli più significativi c’è The Cook, the Thief, His Wife & Her Lover di Peter Greenaway, nel quale interpretò Albert Spica.
Successivamente arrivarono film come The Wings of the Dove, The Insider, Gosford Park e The King’s Speech. Gambon poteva essere protagonista, comprimario o presenza destinata a rubare la scena in pochi minuti: non aveva bisogno di essere sempre al centro dell’inquadratura per lasciare il segno.
Era diventato quello che il cinema britannico sa fare particolarmente bene: un attore dalla formazione teatrale capace di dare profondità anche ai ruoli secondari, portando sullo schermo una biografia invisibile che sembrava esistere prima ancora che il personaggio pronunciasse la prima battuta.
Il professor Dumbledore
Poi arrivò Albus Dumbledore. Dopo la morte di Richard Harris, Gambon prese il posto del primo interprete del preside di Hogwarts a partire da Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.
Fu un passaggio fondamentale perché portò Gambon davanti a una generazione completamente nuova. Milioni di spettatori che magari non avevano mai visto The Singing Detective o una sua interpretazione teatrale impararono a riconoscere quel volto, quella voce e quel modo particolare di occupare lo spazio.
Il suo Dumbledore era diverso da quello immaginato attraverso i libri: più energico, a tratti ironico, capace di passare dalla calma assoluta all’autorità. Gambon lo accompagnò attraverso i film fino a Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2, trasformandolo in uno dei ruoli più popolari della sua carriera.
Un attore capace di non prendersi troppo sul serio
Una delle caratteristiche più affascinanti di Gambon era il contrasto tra la sua enorme autorevolezza professionale e una certa insofferenza verso la solennità del mestiere. Non amava necessariamente l’idea dell’attore come figura intoccabile.
Chi ha lavorato con lui ha raccontato spesso il suo lato ironico e imprevedibile. Martin Freeman, ricordando la sua esperienza al National Theatre, ha parlato proprio della capacità di Gambon di introdurre improvvisazioni e momenti inattesi durante le performance.
Era una qualità preziosa perché impediva alla sua recitazione di diventare meccanica. Dietro la tecnica c’era sempre la possibilità che accadesse qualcosa. E forse è proprio questa una delle qualità più rare in un grande interprete: riuscire a far sembrare vivo anche ciò che è stato provato centinaia di volte.
Gli ultimi grandi ruoli
Negli anni Duemila e Duemiladieci Gambon continuò a lavorare con una frequenza impressionante. Accanto all’universo di Harry Potter arrivarono film come Fantastic Mr. Fox, The King’s Speech, Quartet e Victoria & Abdul.
In televisione interpretò anche figure storiche e personaggi drammatici, compreso Lyndon B. Johnson in Path to War, ruolo che gli procurò una candidatura agli Emmy. La Television Academy ricorda inoltre la nomination per Mr. Woodhouse nell’adattamento di Emma.
La sua carriera non sembrava avere bisogno di un ultimo grande gesto. Gambon aveva già attraversato quasi ogni territorio possibile per un interprete: Shakespeare e il teatro contemporaneo, la televisione d’autore e le grandi produzioni popolari, il cinema indipendente e Hollywood.
Un cavaliere per il teatro britannico
Nel 1990 Gambon fu nominato Commander of the Order of the British Empire, mentre nel 1998 arrivò il titolo di knight per i servizi resi al teatro e alla drammaturgia.
Il riconoscimento istituzionale arrivava dopo decenni nei quali Gambon aveva già costruito una reputazione straordinaria. Ma il titolo non racconta davvero la sua carriera: per comprenderla bisogna tornare al palcoscenico, ai personaggi shakespeariani, alle produzioni del National Theatre, alla Royal Shakespeare Company e alle sale nelle quali la sua voce arrivava direttamente al pubblico.
Il cinema lo ha reso famoso in tutto il mondo. Il teatro, però, è stato il luogo nel quale Michael Gambon ha costruito la propria identità artistica.
La libertà di un attore irripetibile
Michael Gambon apparteneva a una generazione di interpreti per la quale la recitazione era prima di tutto un mestiere da praticare, non un’immagine da costruire. Non aveva bisogno di trasformarsi in una celebrità per diventare una star.
La sua forza nasceva dalla possibilità di essere contemporaneamente molte cose: monumentale e ironico, severo e vulnerabile, teatrale e cinematografico, popolare e sofisticato. Poteva interpretare Re Lear e poi diventare Dumbledore per un’intera generazione di giovani spettatori senza che una delle due esperienze cancellasse l’altra.
È questo forse il modo più giusto per ricordarlo. Non soltanto attraverso il personaggio più famoso, ma attraverso tutti quelli che lo hanno preceduto e seguito. Perché Dumbledore è stato una parte enorme della sua eredità, ma Michael Gambon era già una leggenda prima di entrare a Hogwarts.
Michael Gambon, una carriera che continua a parlare
Michael Gambon è morto il 27 settembre 2023, a 82 anni. Aveva alle spalle più di sessant’anni di carriera e una quantità di interpretazioni impossibile da racchiudere in un solo ruolo.
Resta la voce profonda, resta il volto, resta Dumbledore. Ma restano soprattutto gli attori che lo hanno osservato sul palcoscenico, gli spettatori che lo hanno incontrato in televisione, il pubblico che lo ha scoperto al cinema e chi ancora oggi può tornare alle sue interpretazioni e trovarvi qualcosa di nuovo.
Perché il lascito di un grande attore non è soltanto nei premi o nei personaggi diventati iconici. È nella capacità di rendere credibile un essere umano ogni volta diverso. Michael Gambon ha fatto questo per tutta la sua vita: ha recitato senza smettere mai di cercare. E ogni 19 ottobre, nel giorno in cui sarebbe stato il suo compleanno, vale la pena ricordarlo non soltanto come Dumbledore, ma come uno dei grandi attori del teatro e dello schermo britannico.