20 ottobre, Snoop Dog compie 55 anni | Ripercorriamo la sua carriera

Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo

20 ottobre, Snoop Dog compie 55 anni | Ripercorriamo la sua carriera

Il 20 ottobre 1971, a Long Beach, California, nasceva Calvin Cordozar Broadus Jr., destinato a diventare uno degli artisti più riconoscibili della storia dell’hip hop. Il mondo avrebbe imparato a conoscerlo come Snoop Dogg, nome che nel corso degli anni sarebbe diventato molto più di uno pseudonimo musicale: un vero marchio culturale, capace di attraversare generazioni, generi e linguaggi.

La sua storia comincia nella West Coast dei primi anni Novanta, quando un giovane rapper di Long Beach viene notato da Dr. Dre. Prima arriva la collaborazione in Deep Cover, poi la presenza fondamentale in The Chronic, infine nel 1993 Doggystyle, uno degli album destinati a definire il suono e l’estetica del rap della West Coast. Da quel momento Snoop non sarà più soltanto una promessa: diventerà una star.

Ma raccontare Snoop Dogg soltanto attraverso il rap sarebbe riduttivo. Nel corso di oltre trent’anni ha attraversato musica, cinema, televisione, imprenditoria, sport e cultura popolare, riuscendo a reinventare continuamente la propria immagine senza perdere quella voce e quella personalità che lo avevano reso riconoscibile fin dall’inizio. È la storia di un artista che ha trasformato la longevità in una forma di linguaggio.

Long Beach, prima di diventare Snoop Dogg

Calvin Cordozar Broadus Jr. nasce a Long Beach, città della California che sarebbe diventata una parte inseparabile della sua identità artistica. Il soprannome Snoop arriva dalla madre, che da bambino lo chiamava così per la sua somiglianza con Snoopy, il celebre personaggio dei Peanuts.

Prima della fama c’è però un giovane che cresce immerso nella cultura della West Coast e che scopre progressivamente il rap come forma di espressione. Insieme a Nate Dogg, Warren G e Lil’ ½ Dead forma il gruppo 213, dal prefisso telefonico associato a Los Angeles e alla sua area. È proprio attraverso una registrazione di 213 che la sua voce arriva alle orecchie di Dr. Dre.

Quel passaggio cambia tutto. Snoop ha appena vent’anni quando viene invitato a fare un provino per la label che sarebbe diventata Death Row Records. La sua voce, il suo flow rilassato e il modo in cui riesce a stare dentro le produzioni di Dre lo rendono immediatamente diverso dagli altri.

L’incontro con Dr. Dre

Alcune carriere nascono da un incontro. Quella di Snoop Dogg è una di queste. Dr. Dre diventa il produttore, il mentore e il primo grande alleato di un artista ancora sconosciuto al grande pubblico. Il loro rapporto professionale avrebbe contribuito a cambiare la storia del rap della West Coast.

Nel 1992 Snoop partecipa a Deep Cover, brano realizzato per la colonna sonora del film omonimo. È il primo assaggio pubblico della coppia artistica Dre-Snoop e rappresenta anche il punto di partenza verso quello che sarebbe diventato The Chronic.

Quando l’album di Dr. Dre arriva nel 1992, Snoop compare in numerosi brani e diventa una delle sue presenze più riconoscibili. The Chronic non è soltanto un successo: diventa uno dei dischi fondamentali del rap della West Coast e offre a Snoop il palcoscenico perfetto per preparare il proprio debutto.

Doggystyle, il debutto che cambia il rap

Nel 1993 arriva Doggystyle. È il momento nel quale Snoop smette di essere il rapper che appare nei dischi di qualcun altro e diventa definitivamente protagonista della propria storia.

Prodotto in larga parte da Dr. Dre, l’album porta all’estremo quella combinazione di G-funk, bassi profondi, melodie riconoscibili e flow rilassato che aveva caratterizzato la nuova West Coast. Brani come Gin and Juice e Who Am I? (What’s My Name?) diventano immediatamente identificativi.

Doggystyle debutta al primo posto della Billboard 200 e contribuisce a trasformare Snoop in una delle nuove grandi star dell’hip hop. La sua immagine, la sua voce e persino il modo di pronunciare le parole diventano riconoscibili ben oltre il pubblico strettamente rap.

La West Coast diventa un fenomeno mondiale

Negli anni Novanta Snoop Dogg diventa uno dei volti della cultura hip hop della West Coast. Attorno a lui ci sono Dr. Dre, Tupac Shakur e una scena musicale che sta cambiando il modo in cui il rap viene percepito dall’industria e dal pubblico internazionale.

La rivalità tra West Coast ed East Coast finisce per trasformarsi in un fenomeno mediatico enorme. Snoop si trova nel cuore di quella stagione e diventa anche uno dei protagonisti della celebre scena dei Source Awards del 1995, quando il pubblico newyorkese contesta apertamente gli artisti della West Coast.

Ma al di là delle rivalità, ciò che rimane è la forza di un suono. La West Coast non è più soltanto una scena regionale: attraverso artisti come Snoop e Dre diventa una parte fondamentale dell’identità internazionale dell’hip hop.

The Doggfather e la separazione da Death Row

Dopo il successo di Doggystyle, Snoop deve affrontare una fase molto più complessa. Nel 1996 pubblica The Doggfather, il suo secondo album, in un momento nel quale il rapporto professionale con Dr. Dre si è ormai interrotto e Death Row attraversa una fase turbolenta.

L’album arriva dopo la morte di Tupac Shakur e in un contesto nel quale la stessa Death Row sta cambiando profondamente. Snoop continuerà però a costruire la propria carriera anche lontano dall’etichetta che lo aveva lanciato.

Nel 1998 entra nella galassia di No Limit Records di Master P e pubblica Da Game Is to Be Sold, Not to Be Told. È una fase importante perché dimostra che Snoop non è legato a un solo produttore, a una sola etichetta o a una sola formula.

Il ritorno accanto a Dr. Dre

La storia con Dr. Dre, però, non è finita. Alla fine degli anni Novanta i due tornano a collaborare e Snoop compare in alcuni dei brani più celebri della nuova fase di Dre.

Nel 1999 arriva Still D.R.E., seguito da The Next Episode, due canzoni che contribuiscono a riportare in primo piano quella particolare alchimia costruita quasi un decennio prima.

È un passaggio simbolico. Il rap sta cambiando, nuovi protagonisti stanno emergendo, ma la voce di Snoop continua a funzionare. Non ha bisogno di inseguire le nuove generazioni: trova il modo di entrarci in dialogo.

Drop It Like It’s Hot e una nuova generazione

Nel nuovo millennio Snoop dimostra ancora una volta di sapersi reinventare. Il successo di Drop It Like It’s Hot, realizzato con Pharrell Williams, porta il suo nome in una nuova fase del pop e dell’hip hop.

Il brano diventa uno dei suoi più grandi successi e dimostra quanto sia ormai elastico il personaggio Snoop Dogg. Il suo stile può convivere con produzioni differenti senza perdere la propria riconoscibilità.

È una caratteristica che accompagna tutta la sua carriera: Snoop non cerca necessariamente di essere il più rumoroso nella stanza. Spesso fa l’opposto. Il suo flow rilassato, quasi conversazionale, diventa proprio la sua firma.

Dal rap alla televisione

A un certo punto Snoop Dogg smette di essere soltanto un musicista. Diventa una presenza televisiva, un personaggio capace di funzionare anche lontano dalla musica.

Partecipa a programmi, show e produzioni televisive, costruendo progressivamente un’immagine pubblica nella quale l’ironia diventa fondamentale. La sua capacità di non prendersi troppo sul serio gli permette di entrare in contesti apparentemente lontani dall’hip hop.

È proprio questa leggerezza a trasformarlo in una figura trasversale. Snoop può essere contemporaneamente rapper, intrattenitore, conduttore, ospite e personaggio televisivo senza che una dimensione cancelli l’altra.

Il cinema e la cultura pop

Anche il cinema diventa parte della sua carriera. Snoop appare in numerosi film e produzioni televisive, spesso interpretando versioni più o meno vicine alla propria immagine pubblica.

Il passaggio sul grande e piccolo schermo rafforza una caratteristica che ormai è evidente: Snoop Dogg non appartiene più esclusivamente al mondo della musica. Il suo volto è diventato una forma di riconoscibilità autonoma.

È il momento nel quale l’artista si trasforma definitivamente in icona dell’intrattenimento. Una trasformazione che avrebbe aperto la strada anche a numerose collaborazioni commerciali, iniziative imprenditoriali e progetti lontani dalla registrazione di un album.

Snoop Dogg e il mondo dello sport

Tra le tante dimensioni della sua attività c’è anche lo sport. Snoop ha sviluppato negli anni un rapporto particolare con il mondo dello spettacolo sportivo, fino a diventare una presenza ricorrente anche nella WWE.

Nel 2016 è stato inserito nella WWE Hall of Fame, dopo diverse apparizioni legate alla federazione, tra cui il ruolo di special guest host di Raw e la partecipazione a WrestleMania.

È un altro tassello di una carriera difficile da definire con una sola etichetta. La musica resta il centro, ma attorno alla musica Snoop ha costruito un universo molto più ampio.

Un artista diventato imprenditore

Con il passare degli anni, Snoop Dogg sviluppa anche una forte dimensione imprenditoriale. Musica, prodotti lifestyle, iniziative digitali e collaborazioni commerciali entrano progressivamente nel suo mondo.

La Hollywood Walk of Fame lo descrive come artista multiplatino, attore, filantropo e entertainment icon, sottolineando proprio la capacità di aver trasformato la propria notorietà musicale in una presenza molto più ampia nella cultura contemporanea.

Il punto interessante è che questa evoluzione non sembra cancellare il rapper di Long Beach. Al contrario, lo rende ancora più riconoscibile: il personaggio pubblico nasce dall’artista e continua a nutrirsi della sua storia musicale.

Missionary e il ritorno alle origini

Nel 2024 Snoop e Dr. Dre tornano insieme con Missionary, un album che riporta al centro una collaborazione nata più di trent’anni prima. Il progetto, prodotto da Dre, contiene 15 tracce e include collaborazioni con artisti come Sting, Eminem, 50 Cent e Jelly Roll.

Il titolo stesso richiama ironicamente Doggystyle, creando un ponte diretto tra il Snoop degli esordi e quello ormai diventato una figura globale. Non si tratta semplicemente di nostalgia: è la dimostrazione di quanto quella coppia artistica sia rimasta riconoscibile attraverso le generazioni.

Dopo oltre trent’anni, la voce di Snoop continua a incontrare quella di Dre. E forse non c’è modo migliore di raccontare la sua carriera: tornare alle proprie radici senza essere rimasto fermo nel passato.

Snoop Dogg, oltre il rapper

La grandezza di Snoop Dogg non sta soltanto nei dischi venduti o nei singoli diventati classici. Sta nella capacità di essere rimasto presente mentre la cultura intorno a lui cambiava continuamente.

Ha attraversato la golden age dell’hip hop, il gangsta rap, la rivoluzione del videoclip, l’esplosione di MTV, l’era digitale, i social network e la trasformazione dell’artista in brand globale. E in ogni epoca ha trovato un modo per essere riconoscibile.

È difficile pensare a molti altri artisti capaci di passare dalla West Coast dei primi anni Novanta a collaborazioni con generazioni completamente diverse mantenendo intatta la propria identità. Snoop non è semplicemente sopravvissuto ai cambiamenti della musica: li ha attraversati.

Una voce che è diventata un’identità

Il 20 ottobre non è soltanto la data di nascita di un rapper. È il giorno nel quale nasceva un artista che avrebbe contribuito a definire un’intera epoca della musica americana.

Snoop Dogg ha saputo trasformare il proprio flow, la propria voce e la propria personalità in qualcosa di immediatamente riconoscibile. Prima ancora di essere un personaggio televisivo, un imprenditore o una celebrità internazionale, era un ragazzo di Long Beach che aveva trovato nella musica il modo di raccontare il proprio mondo.

Ed è forse questo il senso più profondo della sua carriera. Snoop ha cambiato pelle molte volte, ma non ha mai smesso di essere Snoop. Da Doggystyle a Missionary, da Dr. Dre alla cultura pop globale, la sua storia è quella di un artista che ha trasformato la longevità in un’arte.

Buon compleanno, Snoop Dogg. E soprattutto, grazie per aver dimostrato che nel rap si può invecchiare senza perdere il ritmo, la curiosità e quella leggerezza che, fin dall’inizio, hanno reso unica una delle voci più riconoscibili della musica contemporanea.

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