28 settembre 1934: nasce Brigitte Bardot | Celebriamo la sua vita
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Tv e Spettacolo
Il 28 settembre 1934 nasceva a Parigi Brigitte Bardot, destinata a diventare una delle figure più riconoscibili del cinema francese e internazionale del Novecento. Attrice, modella e cantante, Bardot riuscì in pochi anni a trasformare la propria immagine in un fenomeno culturale capace di andare ben oltre il grande schermo.
La sua carriera cinematografica, iniziata nel 1952, esplose definitivamente con Piace a troppi di Roger Vadim nel 1956. Da quel momento il volto di B.B. sarebbe diventato inseparabile dall’idea di una nuova femminilità, più libera e meno legata ai modelli tradizionali. Negli anni successivi lavorò con registi come Jean-Luc Godard, Louis Malle e Henri-Georges Clouzot, alternando commedie, drammi e film d’autore.
Il suo percorso davanti alla macchina da presa sarebbe però durato meno di quanto ci si potesse aspettare da una star della sua portata. Nel 1973, poco prima di compiere quarant’anni, Bardot annunciò il ritiro dal cinema. Da allora avrebbe scelto una vita sempre più lontana dai riflettori, dedicandosi soprattutto alla protezione degli animali attraverso la fondazione che porta il suo nome.
Dalla danza alla copertina di Elle
Prima che arrivassero il cinema, la fama internazionale e il soprannome B.B., Brigitte Bardot aveva immaginato per sé un futuro nella danza. Fin da bambina studiò balletto e a tredici anni fu ammessa al Conservatorio nazionale di danza di Parigi.
La svolta arrivò però attraverso la moda. A soli quindici anni apparve sulla copertina di Elle, attirando l’attenzione del mondo dello spettacolo. Fu proprio attraverso quell’esperienza che entrò in contatto con ambienti cinematografici e con persone destinate ad avere un ruolo decisivo nella sua carriera.
Tra coloro che si accorsero del suo potenziale c’era Roger Vadim, all’epoca assistente del regista Marc Allégret. Il loro rapporto avrebbe avuto conseguenze importanti sia nella vita privata sia in quella professionale di Bardot, fino al matrimonio celebrato nel 1952.
Il debutto al cinema e gli anni della gavetta
Il debutto cinematografico di Brigitte Bardot risale al 1952 con Le Trou normand, diretto da Jean Boyer. Aveva appena diciassette anni e la sua esperienza davanti alla macchina da presa era ancora agli inizi.
Nei primi anni Bardot apparve in diverse produzioni, costruendo progressivamente una filmografia che le avrebbe permesso di passare dai ruoli secondari a parti sempre più importanti. Tra i titoli di quel periodo figurano Manina, ragazza senza veli, Le grandi manovre e Futures vedettes.
Era però ancora lontana la dimensione internazionale che avrebbe raggiunto pochi anni più tardi. La giovane attrice stava intanto definendo sullo schermo quella combinazione di naturalezza, sensualità e atteggiamento anticonformista che sarebbe diventata una delle caratteristiche più riconoscibili del suo personaggio pubblico.
Piace a troppi: il film che cambia tutto
Nel 1956 arriva il film destinato a cambiare definitivamente la carriera di Bardot. Roger Vadim la dirige in Piace a troppi, titolo italiano di Et Dieu… créa la femme, ambientato a Saint-Tropez.
Nel ruolo di Juliette Hardy, Bardot interpreta una giovane donna che vive la propria sensualità e la propria libertà senza conformarsi alle aspettative della società. Il film ottiene un’enorme attenzione internazionale e trasforma l’attrice in una star mondiale.
Da quel momento Saint-Tropez diventa indissolubilmente associata alla sua immagine e Bardot si trasforma in un fenomeno che supera i confini del cinema. La sua influenza investe la moda, la fotografia e il costume, contribuendo a ridefinire l’immagine della diva cinematografica degli anni Cinquanta e Sessanta.
B.B., il nuovo volto della femminilità
Il successo di Bardot non dipendeva soltanto dai film nei quali recitava. Il suo modo di presentarsi davanti alle macchine fotografiche e sul grande schermo contribuì a costruire un nuovo modello di celebrità femminile.
Il suo stile, i capelli, il trucco e il celebre broncio diventarono elementi immediatamente riconoscibili. La sua immagine venne riprodotta sulle riviste e sulle campagne pubblicitarie, mentre la stampa internazionale contribuiva a trasformare ogni sua apparizione in un evento. Treccani sottolinea come l’impatto della sua figura abbia inciso in modo significativo anche sulla storia del costume.
Bardot divenne così una delle pochissime attrici europee capaci di raggiungere una popolarità paragonabile a quella delle grandi star hollywoodiane. Il fenomeno B.B. non era più soltanto cinematografico: era diventato un modello culturale.
Da La verità a Il disprezzo: l’incontro con il cinema d’autore
Dietro l’immagine di sex symbol esisteva però una carriera molto più articolata. Negli anni Sessanta Bardot lavorò con alcuni dei principali registi del cinema europeo, affrontando personaggi differenti e mettendo la propria popolarità al servizio di opere lontane dalla commedia commerciale.
Nel 1960 arrivò La verità di Henri-Georges Clouzot, mentre nel 1963 Jean-Luc Godard la volle protagonista di Il disprezzo, accanto a Michel Piccoli e Jack Palance. Quest’ultimo è diventato uno dei film più celebri della sua filmografia e uno dei punti di incontro più importanti tra il divismo di Bardot e la Nouvelle Vague.
In questi film l’attrice non viene utilizzata soltanto come presenza glamour. I personaggi interpretati da Bardot diventano parte di storie più complesse, permettendole di confrontarsi con un cinema che guardava alla celebrità, alla coppia, al desiderio e ai cambiamenti della società contemporanea.
Viva Maria! e la collaborazione con Louis Malle
Un’altra tappa importante arriva nel 1965 con Viva Maria!, diretto da Louis Malle e interpretato insieme a Jeanne Moreau. Il film mescola avventura, commedia e satira attraverso la storia di due donne coinvolte in una rivoluzione nell’America centrale dei primi anni del Novecento.
L’incontro con Jeanne Moreau rappresenta anche una delle coppie femminili più interessanti della filmografia di Bardot. Le due attrici appartenevano a mondi cinematografici differenti, ma il film riuscì a costruire proprio sulla loro contrapposizione gran parte della propria forza.
Per Bardot era inoltre un’occasione per mostrare un’altra dimensione della propria presenza scenica. La sensualità rimaneva una componente importante della sua immagine, ma veniva affiancata da ironia, energia e una maggiore libertà interpretativa.
La musica, Serge Gainsbourg e un’altra identità artistica
Il fenomeno Bardot non si limitò al cinema. Durante gli anni Sessanta e nei primi anni Settanta l’attrice intraprese anche una significativa attività musicale, arrivando a incidere numerose canzoni.
Tra le collaborazioni più note c’è quella con Serge Gainsbourg, con il quale Bardot condivise anche una stagione musicale destinata a entrare nella storia della cultura pop francese. La sua voce e la sua immagine contribuirono così a rafforzare ulteriormente la sua presenza nell’immaginario internazionale.
La musica rappresentò una naturale estensione della sua popolarità. Come era accaduto con la moda e con il cinema, anche attraverso le canzoni Bardot riuscì a trasformare la propria immagine in qualcosa di riconoscibile oltre il singolo mezzo espressivo.
Il ritiro dal cinema a soli 39 anni
La parabola cinematografica di Brigitte Bardot si concluse molto prima rispetto a quella di molte altre grandi attrici della sua generazione. Nel 1973 annunciò il ritiro dalle scene, dopo aver lavorato in quasi cinquanta film.
Il suo ultimo film fu Don Juan, or If Don Juan Were a Woman, diretto da Roger Vadim. Con quella scelta Bardot si allontanò definitivamente da un mondo che le aveva garantito fama internazionale ma che, allo stesso tempo, aveva contribuito a costruire una figura pubblica difficile da separare dalla persona.
La decisione segnò una cesura netta. Da quel momento Bardot scelse progressivamente una vita più appartata a Saint-Tropez, riducendo drasticamente le apparizioni pubbliche e le interviste.
La nuova battaglia: la difesa degli animali
La seconda parte della vita pubblica di Bardot sarebbe stata legata soprattutto all’impegno per la protezione degli animali. Nel 1986 nacque la Fondation Brigitte Bardot, organizzazione dedicata alla loro tutela e al contrasto dei maltrattamenti.
La scelta rappresentò un cambiamento radicale rispetto all’immagine costruita durante gli anni della celebrità. Bardot decise di utilizzare notorietà e risorse per sostenere una causa alla quale avrebbe dedicato gran parte della sua vita successiva.
La sua seconda esistenza pubblica non cancellò quella cinematografica, ma la affiancò. L’attrice che era stata fotografata sulle copertine di tutto il mondo divenne anche una delle figure francesi più note nell’ambito della protezione animale.
Un’icona che ha superato il cinema
Il motivo per cui Brigitte Bardot continua a occupare un posto particolare nella cultura del Novecento non risiede soltanto nella quantità di film interpretati. La sua immagine ha accompagnato un periodo di profonde trasformazioni sociali e culturali, diventando il simbolo di un cambiamento nel modo di rappresentare la donna sul grande schermo.
La sua carriera comprende infatti cinema popolare e cinema d’autore, commedie e drammi, moda e musica. Piace a troppi, La verità, Il disprezzo e Viva Maria! rappresentano soltanto alcuni dei titoli attraverso i quali ha lasciato il segno nella storia del cinema.
Quando il 28 settembre ricorre l’anniversario della sua nascita, ricordare Brigitte Bardot significa quindi ripercorrere una carriera molto più ampia del semplice mito della diva. Dalla danza alla moda, dal cinema alla musica, fino all’impegno per gli animali, B.B. ha attraversato epoche e linguaggi diversi, lasciando un’eredità che continua a essere parte della storia dello spettacolo e del costume.