Addio a Mike Salisbury, il filmmaker che ha animato le piante nei suoi film.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Addio a Mike Salisbury, il filmmaker che ha animato le piante nei suoi film.

La carriera di Mike Salisbury nella TV naturalistica

Mike Salisbury ha rivoluzionato la televisione dedicata alla vita selvatica, contribuendo a produzioni iconiche della BBC come “Life on Earth”, “The Private Life of Plants”, “The Life of Birds” e “Life in the Undergrowth”. La sua carriera, caratterizzata da pazienza, determinazione e ingegnosità tecnica, lo ha portato a filmare non solo animali come leoni e orsi polari, ma anche piante e insetti, riuscendo a catturare comportamenti spesso trascurati dal pubblico.

I colleghi lo ricordano non solo per il suo talento, ma anche per il suo calore, il suo umorismo e la sua generosità nell’insegnare ai giovani cineasti. La pazienza, per lui, non era solo una virtù, ma un metodo di lavoro essenziale. Gli animali non seguono un copione, e le piante non si muovono al ritmo dell’uomo. La sua missione era quella di attendere, improvvisare e dimostrare al pubblico che il mondo naturale è più strano e affascinante di quanto si possa immaginare.

Il percorso formativo e le sfide professionali

Salisbury è venuto a mancare il 13 maggio, all’età di 84 anni, dopo aver passato oltre quarant’anni a trasferire la sua pazienza in opere televisive. Secondo un necrologio pubblicato su The Guardian, il suo percorso professionale è stato tutto fuorché convenzionale. Non ha frequentato l’università e ha iniziato come meccanico con il Voluntary Service Overseas in Africa, dove ha scoperto la sua passione per la fotografia. Ritornato in Gran Bretagna, ha sollecitato la BBC fino a ottenere un’opportunità di ricerca. Ha lavorato inizialmente su “Parkinson” e successivamente su documentari scientifici, prima di trasferirsi a Bristol nella Natural History Unit della BBC, dove ha potuto coniugare la sua passione per la natura con la sua carriera.

Il suo vero punto di svolta è arrivato nel 1979 con “Life on Earth”, il capolavoro di David Attenborough. Salisbury ha contribuito a realizzare alcune delle sequenze più memorabili, tra cui una caccia di leoni che prima lo aveva sfidato. Torna a girare quella scena è diventato un simbolo della sua determinazione, che non si lasciava scoraggiare da condizioni climatiche avverse, difficoltà tecniche o dalla stessa natura.

Nell’1985 ha realizzato “Kingdom of the Ice Bear”, girato in condizioni artiche che hanno messo a dura prova sia le persone che l’attrezzatura. Negli anni successivi ha prodotto produzioni come “Lost Worlds”, “Vanished Lives” e “The Private Life of Plants”. La sua partnership con Attenborough è diventata una delle più lunghe e fruttuose nella storia della televisione naturalistica, in quanto Salisbury comprendeva sia l’aspetto spettacolare che quello educativo delle riprese.

Uno dei suoi successi più sorprendenti è stato riuscire a portare sul piccolo schermo la vita delle piante. Questi organismi, silenziosi e lenti, erano considerati difficili da raccontare. Utilizzando tecniche di time-lapse, Salisbury ha permesso al pubblico di scoprire comportamenti straordinari: germogli che cercano luce, fiori che si aprono e steli che si contendono lo spazio. Non si è trattato solo di creare filmati esteticamente piacevoli, ma di elevare lo status delle piante come veri protagonisti, dotati di strategie e drammi propri.

Dal punto di vista umano, Mike Salisbury non era considerato una persona particolarmente egocentrica. I suoi colleghi si ricordano piuttosto del suo calore, del suo umorismo e della sua generosità. Ha guidato e formato giovani cineasti nella comunità naturalistica di Bristol, molti dei quali hanno poi influenzato notevolmente il settore. Un episodio emblematico è avvenuto nel 2006, quando Attenborough stava descrivendo il vincitore del premio Outstanding Achievement e Salisbury ascoltava, ignaro che si parlava di lui.

Questa modestia andava di pari passo con un evidente talento per le performance; amava recitare, cantare e praticare sport come il rugby. Anche in pensione, il suo spirito avventuroso non è mai diminuito: continuava a collaborare a film di natura e, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, era ancora in grado di affrontare piste di sci difficili.

La televisione naturalistica è spesso associata alla voce che appare davanti alla telecamera; Salisbury apparteneva invece all’arte che sta dietro le quinte: quella fase di pianificazione, attesa e sperimentazione tecnica che ha reso l’ammirazione degli spettatori apparentemente senza sforzo. Grazie al suo contributo, gli spettatori hanno imparato a guardare con maggiore attenzione il mondo vivente, un’eredità preziosa per qualsiasi cineasta.

Immagine di copertura: Mike Salisbury in Tanzania negli anni ’70 durante le riprese di “Life on Earth”. Credito fotografico: BBC

Fonti: BBC, The Guardian, Mongabay.

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