Addio a Steve Smit, il celebre “Uomo Scimmia” del Sudafrica.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
La vita dedicata ai primati di Steve Smit
Steve Smit, conosciuto in KwaZulu-Natal come il “Monkey Man”, ha dedicato oltre trent’anni al salvataggio e alla riabilitazione delle scimmie vervet e della fauna selvatica urbana. Prima di diventare un soccorritore a tempo pieno, ha trascorso circa 25 anni nei servizi d’intelligence sudafricani, contribuendo alla nascita del movimento per i diritti degli animali nel paese.
Un attivista tenace per i diritti degli animali
Smit, fondatore di FALCON e successivamente di Monkey Helpline, ha lottato contro la caccia agli elefanti, il commercio di fauna selvatica, la vivisezione e molte altre pratiche che riteneva ingiuste per gli animali. Il 12 agosto, all’età di 70 anni, ha perso la vita dopo una lunga battaglia contro il cancro. Era noto per la sua difesa ferrea di animali che spesso venivano considerati comuni o difficili da gestire.
Nel 2015, Smit subì un grave infortunio all’occhio destro mentre cercava di recuperare delle galline nel suo giardino a Westville, vicino a Durban. Una branca lo colpì, rischiando di fargli perdere la vista. I medici gli ordinarono di riposare, ma nel giro di poche settimane partecipò a oltre 20 operazioni di salvataggio indossando una benda. La sua passione non conosceva limiti.
Un inizio nel servizio di intelligence
Prima di dedicarsi completamente al salvataggio degli animali, Smit iniziò la sua carriera nel servizio di polizia, dopo aver obiettato alla coscrizione militare. Passò attraverso il Bureau of State Security fino al National Intelligence Service, dove fu colpito dalla condotta di alcune delle istituzioni per cui lavorava. Questo lo portò a orientare il suo lavoro verso la difesa animale, fondando nel 1985 FALCON, considerato la prima organizzazione per i diritti degli animali in Sudafrica.
Nel 1995, FALCON contribuì a sollevare un importante dibattito pubblico riguardo alla caccia agli elefanti nel Parco Nazionale Kruger. Le sue campagne furono così influenti che il National Parks Board riconsiderò la sua politica, sospendendo la caccia. Smit continuò a opporsi alla caccia degli elefanti e al commercio internazionale di avorio, mettendo in guardia su come gli incentivi finanziari potessero distorcere le decisioni sulle questioni faunistiche.
Un attivista temuto e rispettato
La sua determinazione lo rese spesso un personaggio controverso. Nel 1999, durante un dibattito della BBC World Service, un conservazionista lo accusò di essere emotivo e di non accettare i compromessi necessari nella gestione degli ecosistemi recintati. Smit rispondeva sempre in modo deciso, rifiutando l’idea che gli elefanti dovessero essere considerati come semplici numeri in un piano di gestione.
Le attività di Smit si estendevano ben oltre le manifestazioni di protesta. Partecipava a dibattiti con le autorità, si presentava in Parlamento, proponeva approcci transfrontalieri per la gestione degli elefanti e cercava di sensibilizzare l’opinione pubblica. Credeva fermamente che ogni animale, indipendentemente dalla sua specie, meritasse protezione.
Monkey Helpline, fondato nel 1995, divenne il fulcro della sua vita. Lavorò fianco a fianco con Carol Booth, la sua partner. Negli anni, l’impegno divenne un’attività a tempo pieno per entrambi, che spesso si trovavano a dover rispondere a numerose situazioni d’emergenza ogni giorno.
Un mentore per le nuove generazioni
Smit era conosciuto non solo per il suo coraggio fisico ma anche per l’approccio diplomatico nei confronti dei problemi. Le scimmie vervet, che spesso entrano in conflitto con la vita umana, richiedevano una gestione paziente. Smit era noto per spendere ore a spiegare ai proprietari nervosi che gli animali non erano rabbiosi e non attaccavano.
La sua dedizione alla causa non si fermava nemmeno durante i periodi di difficoltà personale. Nel 2021, durante una grave malattia, Smit non aveva assistenza medica e continuava a occuparsi intensamente dei suoi progetti. Vegano convinto, persuadeva anche il personale ospedaliero a preparargli pasti adeguati e intratteneva i pazienti con storie dei suoi salvataggi.
Un simbolo di speranza
Dopo l’incidente al suo occhio nel 2015, ricevette un pacco da un sostenitore britannico contenente un peluche di scimmia con una benda sull’occhio, simile alla sua. Così, nacque Stephanus, la mascotte di Monkey Helpline. Nel corso degli anni, Smit si batté per la difesa di molti animali, collaborando con altri attivisti e attirando l’attenzione su questioni critiche riguardanti il benessere degli animali.
Smit rimarrà nella memoria di tutti quelli che sapevano di potersi rivolgere a lui quando una scimmia si trovava in difficoltà, un vero e proprio faro di speranza per gli animali in pericolo.
Fonti ufficiali:
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