Amianto nelle scuole: 350.000 studenti e 50.000 lavoratori a rischio in Italia.
Pubblicato il da Redazione - Scuola e Università
Amianto nelle Scuole: un Problema Persistente
La questione dell’amianto negli edifici scolastici in Italia continua a essere una fonte di preoccupazione. Nel XXIII Rapporto “Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola” presentato il 18 settembre da Cittadinanzattiva alla Camera dei Deputati, emerge il dato allarmante di 2.292 edifici scolastici, corrispondenti al 4,3% del totale, che risultano non ancora bonificati. Sebbene questi dati provengano dal 2021 e possano apparire sovrastimati, la gravità del problema rimane immutata.
Attualmente, oltre 350.000 studenti e circa 50.000 tra docenti, ATA e dirigenti scolastici frequentano istituti potenzialmente contaminati. Il rapporto mette in luce che la contaminazione non si limita solo alle coperture esterne, ma interessa anche elementi interni come impianti elettrici e pavimentazioni in linoleum. Le città più colpite includono Genova, con 154 istituti contaminati, Milano con 89 edifici e Torino con 66 scuole.
Dati simili sono stati rilasciati dalla Società Italiana di Medicina Ambientale nel 2022, che ha dichiarato l’esistenza di 96.000 siti contaminati in Italia, inclusi più di 370.000 edifici contenenti amianto, tra cui oltre 2.400 plessi scolastici. Non sono isolati nemmeno altri luoghi a rischio, come 1.500 biblioteche e almeno 500 ospedali, tutti potenzialmente esposti a componenti in amianto nei loro impianti tecnici.
Il Rischio dell’Amianto per la Salute
La pericolosità dell’amianto è ben documentata. Il mesotelioma maligno, un raro tipo di tumore, rappresenta circa lo 0,8% dei tumori diagnosticati negli uomini e lo 0,3% nelle donne. Il 90% dei casi è attribuibile all’esposizione all’amianto, ampiamente utilizzato negli anni ‘70 e ‘80. Il ritardo tra esposizione e insorgenza della malattia porta a preoccupazioni per un incremento delle diagnosi nei prossimi anni, previsto a raggiungere un picco tra la seconda e la terza decade degli anni 2000.
Con un tasso di mortalità di circa il 93%, sono stimate circa 10.000 nuove diagnosi ogni anno, prevalentemente tra lavoratori esposti, come operai negli stabilimenti industriali o militari. Le regioni con i maggiori casi segnalati includono Lombardia, Piemonte, Liguria e Lazio, dove oltre il 56% delle diagnosi avviene.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 125 milioni di lavoratori sono esposti all’amianto a livello globale, con oltre 107.000 vittime annuali. In Italia, nel 2024, si stima che rimangano 40 milioni di tonnellate di amianto su un milione di siti, inclusi 50.000 industriali e 42 di particolare interesse nazionale.
Risarcimenti e Responsabilità
I risarcimenti per esposizione all’amianto continuano a fare notizia. Nel 2021, un ex docente ha ricevuto un risarcimento record dopo la sua esposizione all’amianto in una scuola, ma è deceduta successivamente. In un altro caso, il tribunale del Lavoro di Bologna ha ordinato al Ministero dell’Istruzione un risarcimento di quasi 930.000 euro per la morte di una docente colpita da mesotelioma. Anche la Corte d’Appello di Trieste ha condannato il ministero a un risarcimento di circa 600.000 euro per un ex tecnico di laboratorio morto di mesotelioma pleurico.
Il problema dell’amianto non è circoscritto alle scuole. Solo nel 2024, le vittime in tutti i settori hanno raggiunto le 7.000 unità, con circa 60.000 nel corso dell’ultimo decennio, rappresentando i numeri più elevati in Europa. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha affermato che “dietro questi numeri ci sono volti e storie di famiglie spezzate. Non è più tollerabile che l’industria dell’amianto continui a operare senza controlli adeguati”.
La necessità di bonifiche e di politiche di prevenzione rimane cruciale. Le istituzioni devono prendere in considerazione la salute pubblica e fare passi concreti per garantire un ambiente scolastico sicuro. I dati devono spingere verso una maggiore consapevolezza e azioni efficaci per affrontare questo problema complesso.
Per ulteriori informazioni, puoi consultare le seguenti fonti ufficiali: Cittadinanzattiva e Istituto Superiore di Sanità.
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