Attivisti chiedono di liberare gli ecologisti cambogiani incarcerati per difendere l’ambiente.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Richieste di libertà per gli attivisti di Mother Nature Cambodia
Dopo 700 giorni di detenzione, numerose organizzazioni della società civile cambogiana e internazionali hanno rinnovato le richieste per la liberazione incondizionata di cinque attivisti di Mother Nature Cambodia. Questi attivisti sono stati incarcerati nel 2024 con accuse considerate dalle associazioni per i diritti umani come una reazione alle loro attività ambientali. Nonostante le richieste di libertà e leniency, continuano a rimanere in detenzione.
Il gruppo, composto da dieci membri di Mother Nature Cambodia, è stato condannato a pene da sei a otto anni di carcere per reati che vanno dalla cospirazione contro il governo all’insulto del re. La prossima udienza di appello è stata rinviata a tempo indeterminato, aggravando ulteriormente la situazione. Secondo i sostenitori, gli attivisti sono detenuti in condizioni dure e sovraffollate, lontani dalle loro famiglie e dai legali. Le richieste di rilascio su cauzione sono state frequentemente respinte.
Il contesto della repressione in Cambogia
La situazione che circonda la detenzione degli attivisti è un riflesso delle pressioni notevoli subite dai difensori dell’ambiente e dalla società civile in Cambogia. La repressione sistematica contro gli attivisti ambientali ha portato a una crisi per il movimento ecologico nel paese. Ouk Mao, un reporter ambientale, è stato arrestato nel 2025 per il suo lavoro su casi di deforestazione legati a potenti aziende minerarie, mentre diversi difensori ambientali sono stati costretti a fuggire dal paese dopo arresti avvenuti nel 2024.
Le organizzazioni che hanno firmato la lettera aperta al Primo Ministro Hun Manet, tra cui il Cambodian Center for Human Rights e Amnesty International, hanno sottolineato la necessità di un’azione immediata per rovesciare le condanne degli attivisti. L’appello coincide con il prossimo Vertice della Francofonia che si terrà a Phnom Penh a novembre, un momento critico in cui la pressione internazionale potrebbe influenzare la situazione.
“Il vertice è una possibilità per il governo cambogiano di dimostrare il proprio impegno nella lotta contro il cambiamento climatico,” ha affermato Phil Robertson, consulente per il gruppo internazionale Bruno Manser Fonds. “Se i leader mondiali enfatizzeranno l’importanza della libertà e dei diritti umani durante il Summit, il governo avrà una motivazione forte per liberare gli attivisti.”
Sembra che i rappresentanti del governo abbiano tentato di convincere i detenuti a scusarsi pubblicamente e a rinunciare al loro attivismo in cambio della libertà, una pratica comune in Cambogia per affrontare i prigionieri politici. I cinque attivisti, tuttavia, hanno finora rifiutato.
La pressione sulla società civile si è intensificata, con la mancanza di forte leadership e paura tra i giovani che desiderano unirsi al movimento. Lisa Mean, attivista di Mother Nature Cambodia, ha evidenziato che “ciò che ho imparato dalla repressione è che la libertà non arriva senza responsabilità, coraggio e resistenza.”
Anche se gli attivisti in prigione hanno trovato il modo di dedicarsi alla lettura e all’arte, le loro famiglie affrontano enormi difficoltà economiche e emotive. Molti di loro sono costretti a sacrificare necessità quotidiane per poter visitare i loro cari detenuti in prigioni disperse in tutto il paese.
Il movimento di Mother Nature Cambodia è noto per le sue azioni pacifiche ma incisive, che hanno portato alla luce i danni ambientali della privatizzazione delle risorse naturali e dell’estrazione di sabbia. Sebbene abbiano ricevuto premi per le loro attività, hanno anche attratto l’attenzione dei potenti, con molte delle loro iniziative che hanno provocato reazioni negative da parte dell’élite cambogiana.
La situazione degli attivisti è diventata un simbolo della lotta più ampia per i diritti umani e la giustizia ambientale in Cambogia. Le richieste per la loro liberazione non sono solo un atto di solidarietà, ma anche una protesta contro una repressione sempre più aggressiva nei confronti di chi difende il territorio e le risorse del paese.
Per ulteriori informazioni, puoi consultare fonti come Amnesty International e il Cambodian Center for Human Rights.
Fai sentire la tua voce e unisci la tua forza a quella di chi lotta per la libertà e la giustizia!
Non perderti tutte le notizie di green su Blog.it