Autorità portuali di Jakarta sequestrano 3 tonnellate di squame di pangolino in un container.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Sequestro di Scaglie di Pangolino in Indonesia
Una recente ispezione delle autorità doganali presso il porto principale della capitale indonesiana ha rivelato oltre 3 tonnellate di scaglie di pangolino all’interno di un container destinato alla Cambogia. Questo sequestro, avvenuto alla fine di febbraio, rappresenta uno dei più significativi colpi inferti al commercio illegale di questo mammifero in via di estinzione, le cui otto specie sono tutte catalogate come minacciate a causa della perdita di habitat e del bracconaggio.
Adhang Noegroho Adhi, capo dell’ufficio doganale di Tanjung Priok, ha sottolineato l’impegno del governo indonesiano a rafforzare i controlli sulle esportazioni e a perseguire con fermezza le violazioni che minacciano la sostenibilità della fauna selvatica. Le scaglie di pangolino, fatte dello stesso componente proteico di capelli e unghie umane, sono ricercate dai guaritore tradizionali di Cina e Sud-est asiatico, nonostante non esistano prove scientifiche che ne attestino i benefici medicinali.
Implicazioni del Commercio Illegale
La scoperta delle scaglie è avvenuta a seguito di un’attenta verifica della documentazione fornita dall’esportatore, che dichiarava il contenuto del container come costituito solo da cetrioli di mare e noodles istantanei. Tuttavia, lo scanner ha rivelato tre aree di stoccaggio separati, facendo nascere sospetti su merci non dichiarate. Durante l’ispezione, sono state trovate 99 scatole contenenti un totale di 3.053 chilogrammi di scaglie di pangolino, valutate circa 183 miliardi di rupiah (circa 10,7 milioni di dollari).
Secondo le stime del Ministero delle Foreste e dell’Istituto Agrario di Bogor, ogni chilogrammo di scaglie di pangolino può rappresentare la morte di fino a cinque pangolini. Pertanto, il sequestro di oltre 3 tonnellate potrebbe implicare l’uccisione di circa 15.000 esemplari. In Indonesia, i pangolini sono protetti da leggi sulla conservazione e da un elenco di specie protette risalente al 2018.
Il crimine ambientale su larga scala richiede un intervento decisivo da parte delle autorità. Shahnaz Dinda, coordinatore dell’organizzazione non profit Garda Animalia, ha dichiarato che il sequestro di febbraio è statuario come uno dei più grandi degli ultimi anni. Le scaglie di pangolino sono invisibili alla vista a causa della loro somiglianza con altri beni commerciali, come i cracker crudi. Per questo motivo, le autorità doganali incontrano difficoltà nel rivelare i crimini legati alla fauna selvatica.
Il contrabbando di pangolini rappresenta un mercato globale del valore di circa 23 miliardi di dollari all’anno, rendendo questi animali vulnerabili all’estinzione. La situazione è ulteriormente aggravata dalla presenza di funzionari governativi e militari coinvolti in attività illecite. Infatti, un ufficiale di polizia condannato per il traffico di 1,2 tonnellate di scaglie di pangolino rubate da una camera di sicurezza è riuscito a ottenere una riduzione della pena da nove a sette anni in appello.
Le ricerche e la sorveglianza non bastano, e numerosi attivisti stanno chiedendo un maggiore impegno nella lotta contro la catena di approvvigionamento illegale, che va dai bracconieri fino agli organizzatori di tali attività illecite. Annisa Rahmawati, dell’organizzazione Geopix, ha esortato a distruggere in modo trasparente tutte le scaglie di pangolino confiscate per evitare un uso improprio.
In questo contesto, la cooperazione internazionale e una forte volontà politica sono necessarie per affrontare l’emergenza rappresentata dal traffico di fauna selvatica. La perdita di biodiversità e il rischio di estinzione per le specie di pangolino non sono solo problematiche ambientali, ma anche sfide etiche e sociali che richiedono una risposta collettiva.
Per ulteriori informazioni su queste tematiche, puoi consultare fonti ufficiali come il Ministero delle Foreste indonesiano, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) e articoli di ricerca pubblicati da organizzazioni come il WWF e il TRAFFIC.
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