Bancarotta idrica: l’acqua scarseggia, ghiacciai e falde in pericolo nel pianeta in crisi
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Un recente rapporto dell’Onu rivela che l’uso e l’inquinamento delle risorse idriche hanno superato la capacità naturale di rigenerazione. Più di 4 miliardi di persone nel mondo affrontano oggi carenza d’acqua, aggravata da siccità, desertificazione e sfruttamento intensivo. Eva Alessi del WWF avverte: «È necessario un cambio radicale di paradigma per salvaguardare l’acqua e gli ecosistemi».
Una risorsa sempre più rara e preziosa
L’acqua dolce è fondamentale non solo per la vita umana, ma anche per l’agricoltura, gli ecosistemi e l’economia globale. Secondo il rapporto Onu pubblicato il 20 gennaio, le risorse idriche stanno entrando in una nuova fase di “bancarotta globale”: sono state utilizzate e contaminate oltre la loro capacità di rinnovamento. Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute delle Nazioni Unite, sottolinea che molte regioni stanno consumando più acqua di quanta ne possano effettivamente fornire i propri bacini idrici, con effetti irreversibili sull’ambiente e sulle comunità.
Oltre alla scarsità, fenomeni come desertificazione e inquinamento aggravano la competizione per l’acqua, generando conflitti e migrazioni. La FAO evidenzia che circa 2 miliardi di persone non hanno accesso a acqua potabile sicura, mentre 3,5 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari adeguati.
Impatto sull’agricoltura e la sicurezza alimentare
L’agricoltura è il settore maggiormente colpito: circa il 70% dell’acqua dolce prelevata a livello globale è destinata alla produzione agricola. Negli ultimi 50 anni, circa 410 milioni di ettari di zone umide naturali sono stati persi, equivalenti alla superficie dell’intera Unione Europea. Questo fenomeno compromette la capacità degli ecosistemi di fornire servizi essenziali e minaccia la sicurezza alimentare globale.
Madani sottolinea che «la gestione della bancarotta idrica richiede onestà e volontà politica». Non possiamo ripristinare alcune risorse naturali già compromesse, ma possiamo prevenire ulteriori perdite e ripensare le istituzioni per adattarci ai limiti idrologici attuali.
WWF: urge un cambio di paradigma
Eva Alessi del WWF afferma che la crisi idrica non è solo un problema di scarsità, ma una crisi strutturale legata al sovraconsumo e al degrado degli ecosistemi. Le pratiche agricole ad alta intensità idrica e la gestione inefficiente delle risorse compromettono la resilienza naturale e aumentano i rischi per la sicurezza alimentare.
Secondo Alessi, il modello attuale trasferisce i costi ambientali alle generazioni future, riducendo la capacità degli ecosistemi di regolare il clima e fornire servizi essenziali. È quindi fondamentale una ristrutturazione radicale dei sistemi di gestione dell’acqua, migliorando l’efficienza e riducendo gli sprechi.
I dati della FAO e le regioni più a rischio
Secondo l’ultimo report Aquastat della FAO (dicembre 2025), la disponibilità di acqua rinnovabile pro capite è diminuita del 7% negli ultimi dieci anni, con una drastica riduzione in regioni come Africa settentrionale e Asia meridionale. Paesi come Kuwait e Yemen sono tra i più vulnerabili. L’aumento dei prelievi sta accentuando la pressione sui bacini fluviali e sulle falde acquifere già compromesse, generando disuguaglianze nell’accesso all’acqua e rischi crescenti per l’agricoltura.
Il rapporto Onu e le analisi del WWF evidenziano chiaramente la necessità di rispettare i limiti ecologici e di attuare strategie sostenibili, per garantire benessere umano, stabilità economica e protezione degli ecosistemi nel lungo periodo.
Fonti: Nazioni Unite
, FAO
, WWF
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