Biometano e agricoltura, quando gli scarti diventano energia pulita
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Dagli scarti dell’agricoltura e dell’allevamento può nascere una risorsa energetica capace di ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili e, allo stesso tempo, restituire materia organica ai terreni. È il principio alla base della produzione di biometano, una delle soluzioni che stanno trovando spazio nella transizione verso un sistema energetico più sostenibile.
Il modello è quello dell’economia circolare: le biomasse vengono trasformate attraverso un processo naturale, il gas prodotto viene purificato e immesso nella rete di distribuzione, mentre ciò che rimane dopo la digestione può essere utilizzato come fertilizzante agricolo. In questo modo il ciclo non si interrompe con la produzione di energia, ma torna nei campi sotto forma di sostanza utile alla fertilità del suolo.
Una filiera che parte dai campi
Il processo prende avvio dalla raccolta di biomasse agricole e zootecniche. In un impianto di questo tipo possono essere lavorate decine di migliaia di tonnellate di materiale ogni anno, composto da matrici di origine animale e vegetale.
Le biomasse vengono sottoposte a digestione anaerobica, una trasformazione che avviene in assenza di ossigeno e permette di ottenere biogas. Quest’ultimo viene successivamente sottoposto a un processo di purificazione che consente di separare le componenti non desiderate e ottenere biometano con caratteristiche compatibili con l’immissione nella rete del gas.
La produzione può arrivare a diversi milioni di metri cubi all’anno. Una volta immesso nella rete, il biometano può essere utilizzato anche da attività industriali caratterizzate da consumi energetici particolarmente elevati.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della tecnologia: il gas rinnovabile può contribuire alla riduzione delle emissioni in settori nei quali la sostituzione delle fonti fossili è più complessa.
Il digestato torna alla terra
La circolarità del sistema riguarda anche il materiale che rimane al termine della digestione anaerobica. Il digestato può infatti essere sottoposto ai necessari controlli e successivamente utilizzato in agricoltura come fertilizzante, riducendo il ricorso a prodotti di sintesi e restituendo sostanza organica ai terreni.
A completare il modello possono contribuire anche gli impianti fotovoltaici, utilizzati per fornire parte dell’energia necessaria al funzionamento delle strutture.
Il biometano diventa così il punto di incontro tra agricoltura, produzione energetica e industria. La possibilità di trasformare materiali organici in energia rinnovabile, recuperando contemporaneamente il residuo del processo per l’utilizzo agricolo, rappresenta uno degli esempi più concreti di economia circolare applicata alla transizione energetica.
La sfida dei prossimi anni sarà aumentare queste integrazioni senza sottrarre risorse alle produzioni alimentari e garantendo una gestione sostenibile delle biomasse. L’obiettivo è costruire filiere nelle quali ciò che viene considerato uno scarto possa diventare una nuova risorsa, riducendo sprechi ed emissioni lungo l’intero ciclo produttivo.