Bordighera, morte di Beatrice: indagini sul compagno della madre e accuse dai vicini.

Pubblicato il da Redazione - Attualità

Bordighera, morte di Beatrice: indagini sul compagno della madre e accuse dai vicini. tragedia a Bordighera: il caso di Beatrice

La scoperta inaspettata

La morte di Beatrice, una bambina di soli due anni, ha scosso profondamente il Ponente ligure, sollevando interrogativi inquietanti su possibili maltrattamenti familiari. La piccola è stata trovata senza vita nella casa di famiglia, situata nell’entroterra di Bordighera, nella frazione di Montenero. I segni sul suo corpo, tra cui diversi lividi, suggeriscono che la bimba potesse aver subito violenze ripetute, possibili anche percosse con oggetti. La madre, Manuela Aiello, 43 anni, è stata arrestata con l’accusa di omicidio preterintenzionale. In aggiunta, il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi, 42 anni, è indagato per lo stesso reato, mantenendo la libertà.

Indagini in corso: dove è avvenuta la tragedia?

Le indagini si sono recentemente concentrate sulla casa di Emanuel Iannuzzi, sollevando dubbi sulla reale location della morte di Beatrice. Le autorità si chiedono se la bambina possa essere deceduta all’interno dell’abitazione dell’uomo, piuttosto che nella residenza di Bordighera, da cui Manuela ha allertato i soccorsi. Alcuni dettagli fanno sorgere interrogativi: È possibile che la madre abbia trasportato la figlia deceduta per oltre 15 chilometri senza chiamare i soccorsi?

Un contesto familiare preoccupante

La situazione familiare di Beatrice appare sin da subito complessa e problematica. Il padre biologico della bambina è detenuto da agosto dello scorso anno e la separazione dalla madre è stata fonte di conflitti. I servizi sociali avevano già avuto contatti con la famiglia, accumulando segnalazioni di un ambiente instabile. Beatrice era la più giovane di tre sorelle, tutte cresciute in un contesto che gli inquirenti definiscono disordinato e precario. La paura di maltrattamenti sistematici diventa via via più concreta.

I giorni della tragedia

La notte tra l’8 e il 9 febbraio, Beatrice si trovava con la madre e le sorelle nell’abitazione di Iannuzzi, a Perinaldo. Secondo le ricostruzioni, la bimba sarebbe morta proprio lì. La mattina successiva, intorno alle 8.15, delle telecamere hanno catturato l’immagine della madre mentre rientra a casa in auto con le tre figlie. Ma per Beatrice, priva di vita da circa sei ore, non c’era più nulla da fare. La chiamata al 112 è giunta solo successivamente, con Manuela che ha dichiarato: “Mia figlia non si muove”.

Riscontri medici inquietanti

Le prime analisi effettuate dai medici legali hanno rivelato un quadro preoccupante. Lividi blu sulla fronte e sulla mandibola sono stati rilevati, e l’autopsia ha confermato lesioni diffuse in diverse parti del corpo, insieme a un grave trauma cranico che ha causato un’emorragia cerebrale fatale. Le perizie hanno portato i carabinieri del RIS a setacciare le abitazioni frequentate dalla famiglia, entrambe descritte come in condizioni igieniche disastrose. Questi elementi sembrano avvalorare l’ipotesi di un contesto domestico estremamente compromesso.

Dichiarazioni contraddittorie

Durante l’interrogatorio, Manuela Aiello ha fornito versioni contrastanti. Ha sostenuto che i lividi fossero il risultato di una caduta avvenuta giorni prima e che Beatrice avesse mangiato e giocato normalmente con le sorelle la sera precedente. Nega categoricamente di aver mai picchiato le figlie. Tuttavia, secondo il giudice, l’idea che Manuela non si sia accorta della morte della bambina è “inverosimile”. A pesare sul suo arresto ci sono il ritardo nella richiesta di soccorso, omissioni riguardanti la notte trascorsa a Perinaldo e la testimonianza di un vicino, che ha riferito di presunti abusi quotidiani sulla piccola.

Influenza delle testimonianze esterne

Le dichiarazioni di vicini e conoscenti della famiglia hanno ulteriormente complicato la situazione. Le presunte violenze quotidiane sulla bambina più piccola sarebbero avvenute sotto gli occhi delle sorelle, le quali sono state collocate in una struttura protetta. Il giudice ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Manuela Aiello: Beatrice sarebbe morta a causa di percosse ripetute. La madre continua a professare la sua innocenza dal carcere, mentre il compagno rifiuta di assumere responsabilità.

Il futuro delle sorelle

Le sorelle di Beatrice, di 9 e 10 anni, sono state allontanate dalla famiglia e collocate in un luogo sicuro: non possono avere contatti né con i nonni né con altri familiari. Le indagini sono ancora in corso, mentre la comunità locale rimane profondamente scossa da questa tragedia.

Fonti ufficiali:

Le autorità continuano a lavorare per chiarire i ruoli e le responsabilità di una vicenda che ha segnato la vita di una comunità e ha acceso un dibattito su maltrattamenti e fragilità familiari.

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