Brendan Carr: la minaccia alla licenza di trasmissione non riguardava la copertura della guerra in Iran.

Pubblicato il da Ignazio Aragona - Tecnologia

Brendan Carr: la minaccia alla licenza di trasmissione non riguardava la copertura della guerra in Iran.

Le Dichiarazioni di Brendan Carr sulla Copertura del Conflitto in Iran

Il presidente della Federal Communications Commission (FCC), Brendan Carr, ha recentemente chiarito che non intendeva minacciare le licenze di trasmissione a causa della copertura del conflitto in Iran. Questa precisazione è arrivata durante una conferenza stampa dopo un evento organizzato da FGS e Semafor. Carr ha risposto a domande di giornalisti riguardo a un suo recente tweet, dove ha menzionato il tema della copertura mediatica.

Carr ha sottolineato che le sue affermazioni non riguardavano direttamente il conflitto in Iran. “I miei commenti non erano in realtà sulla guerra in Iran,” ha dichiarato Carr a The Verge. Questo ha sottolineato che le sue parole erano un riferimento a un tweet, e non un’intenzione di minacciare i broadcaster.

Una Riflessione sull’Integrità del Giornalismo

Il 14 marzo, Carr ha ritwittato un post di Donald Trump su Truth Social, il quale lamentava un “titolo intenzionalmente fuorviante” riguardo alle azioni militari statunitensi in Medio Oriente. In risposta, Carr ha scritto: “Le emittenti che diffondono bufale e distorsioni informative, noto anche come fake news, hanno ora la possibilità di correggere il tiro prima che arrivino i rinnovi delle loro licenze.” Le sue dichiarazioni sono state interpretate come una minaccia a causa della copertura negativa delle notizie di guerra.

Carr in precedenza aveva già ammonito i broadcaster riguardo alla possibile perdita delle licenze nel caso trasmettessero contenuti di comici come Jimmy Kimmel. In effetti, Disney aveva persino sospeso temporaneamente le trasmissioni di Kimmel dopo le sue affermazioni. Carr ha difeso le sue parole, negando che fossero una minaccia. Durante l’ultima conferenza, ha dichiarato apertamente di non avere alcun piano di ritirare le licenze di trasmissione. “Non si sa mai, ma non ho piani,” ha affermato, non senza una nota di ironia.

Carr ha specificato che la FCC non ha mai discusso di ritirare le licenze a meno che non ci siano prove di un’operazione non etica. “L’unica cosa di cui abbiamo mai parlato riguardo al ritiro delle licenze è per gli operatori che non operano nell’interesse pubblico, che trasmettono bufale e notizie distorte,” ha concluso. “Finché non fai ciò, puoi coprire tutto come vuoi.”

Recentemente Carr ha apprezzato le modifiche alle politiche di piattaforme come X (ex Twitter) e Meta. Ha notato che tali correzioni di rotta nel mercato hanno ridotto molte richieste di intervento normativo. “Questo tipo di correzione ha portato a una diminuzione delle richieste di regolamentazione,” ha osservato durante un’intervista con Rohan Goswami di Semafor.

Nel colloquio con i giornalisti, Carr ha anche affermato di avvertire una sorta di confusione nella discussione sulla libertà di parola riguardo alle piattaforme tecnologiche. Ha chiarito che le problematiche delle politiche delle piattaforme internet sono diverse dai problemi legati alle emittenti, le cui licenze sono sotto la supervisione della FCC. Di recente, l’agenzia ha approvato una fusione tra NextStar e Tegna, un accordo che consentirebbe alla compagnia di raggiungere l’80% delle famiglie americane, superando il limite di proprietà del 39%.

La Regolamentazione delle Piattaforme Tecnologiche

La necessità di regolamentare le piattaforme tecnologiche è diventata un tema ricorrente, soprattutto considerando che Carr nota una diminuzione delle condotte discutibili. Quando gli è stato chiesto se la necessità di una regolazione basata sul contenuto possa cambiare in base a cosa scelgono di moderare le piattaforme, Carr ha risposto che si tratta ancora di condotte. “È quando hai un potere di mercato, o quando abusi di quel potere in modi che soffocano la libertà individuale, che penso possa costituire la base per una regolamentazione,” ha spiegato.

Quando è stato interpellato se avesse utilizzato gli strumenti a sua disposizione in modo simile a come hanno fatto i Democratici, Carr ha assunto un approccio più neutro. “Perché non applichiamo semplicemente la legge in modo equo e imparziale? Questo è ciò che stiamo cercando di fare,” ha aggiunto, sottolineando l’importanza di un’applicazione equa delle normative vigenti.

In conclusione, la questione della regolamentazione di media e piattaforme digitali resta un argomento di discussione centrale, soprattutto per le implicazioni che ha sulla libertà di informazione e sull’etica del giornalismo.

Fonti ufficiali:
– Federal Communications Commission (FCC)
– The Verge
– Semafor

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