Caccia, preaperture in 16 regioni: il WWF lancia l’allarme sulla tutela della fauna selvatica

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Caccia, preaperture in 16 regioni: il WWF lancia l’allarme sulla tutela della fauna selvatica

La stagione venatoria parte in anticipo in numerose regioni italiane. Il WWF: «Fauna selvatica ostaggio della politica, mentre la scienza viene messa all’angolo».

La stagione della caccia parte in anticipo in gran parte d’Italia, mentre il Paese continua a fare i conti con ondate di calore, siccità, incendi e perdita di biodiversità. Sono 16 le regioni che hanno autorizzato giornate di preapertura già nei primi giorni di settembre: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto.

A sollevare dubbi e preoccupazioni è il WWF Italia, che aveva chiesto alle Regioni di sospendere o limitare l’attività venatoria nel mese di settembre proprio alla luce delle condizioni climatiche eccezionali che stanno interessando il Paese.

Quaglia cacciabile in preapertura: l’allarme del WWF

Tra gli aspetti considerati più delicati dall’associazione ambientalista c’è l’inserimento della quaglia tra le specie cacciabili già durante alcune giornate di preapertura.

Si tratta di una specie migratrice che, secondo il WWF, deve fare i conti con diverse pressioni, dalla perdita degli habitat al bracconaggio. L’associazione ritiene quindi particolarmente problematico anticipare il prelievo venatorio in una fase nella quale molte popolazioni di fauna selvatica sono già sottoposte agli effetti delle alterazioni climatiche e della trasformazione degli ecosistemi.

Per il WWF, infatti, caldo estremo, siccità e incendi stanno modificando le condizioni di vita degli animali selvatici, rendendo ancora più importante un approccio prudente alla gestione della fauna.

Il ruolo della scienza e il confronto con ISPRA

Nel mirino dell’associazione c’è anche il peso delle valutazioni tecnico-scientifiche nelle decisioni sui calendari venatori. Il WWF contesta quello che considera un progressivo ridimensionamento del ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, come riferimento scientifico per la gestione della fauna.

Secondo l’associazione, negli ultimi anni le decisioni delle amministrazioni si sarebbero sempre più spesso discostate dalle indicazioni dell’Istituto, anche nel contesto del confronto con il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale.

«Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», dichiara Dante Caserta, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia.

Caserta critica inoltre le modifiche normative introdotte negli ultimi anni sulla disciplina della fauna selvatica e della caccia, sostenendo che abbiano progressivamente ridotto il peso delle valutazioni scientifiche nei processi decisionali.

La riforma della caccia e la mobilitazione ambientalista

La questione delle preaperture si inserisce in un confronto più ampio sulla riforma della normativa sulla caccia. Il WWF e altre associazioni ambientaliste contestano il disegno di legge attualmente all’esame del Parlamento, sostenendo che alcune delle modifiche proposte possano indebolire ulteriormente le tutele previste per la fauna selvatica.

Il WWF ricorda inoltre che sulla riforma si è sviluppata una mobilitazione nazionale, con la petizione “Stop Caccia Selvaggia”, che secondo l’associazione ha superato le 450 mila firme.

Il tema non riguarda soltanto la possibilità di cacciare determinate specie o l’anticipo delle date di apertura. Al centro del dibattito c’è soprattutto il rapporto tra attività venatoria, conservazione della biodiversità, cambiamenti climatici e decisioni basate sulle evidenze scientifiche.

Fauna selvatica e crisi climatica

Il WWF aveva già chiesto alle Regioni di intervenire proprio a causa delle condizioni ambientali eccezionali dell’estate 2026. Temperature elevate, scarsità d’acqua, incendi e prolungata assenza di precipitazioni possono infatti sottoporre gli ecosistemi a uno stress significativo.

«La crisi climatica sta cambiando profondamente le condizioni di vita della fauna selvatica», aveva sottolineato il WWF, chiedendo alle istituzioni di adeguare le decisioni sulla caccia alle nuove condizioni ambientali.

La fauna selvatica, ricorda infine l’associazione, rappresenta un patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata dalla Costituzione. Per questo, secondo il WWF, la gestione dell’attività venatoria dovrebbe essere accompagnata da politiche capaci di garantire la conservazione degli habitat e delle popolazioni animali, soprattutto in una fase caratterizzata da cambiamenti climatici sempre più evidenti.

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