Carbon footprint, cos’è e perché misura l’impatto delle nostre attività sull’ambiente
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
Quanta anidride carbonica viene emessa per produrre ciò che mangiamo, per riscaldare una casa, per spostarci o semplicemente per acquistare un prodotto? A questa domanda risponde la carbon footprint, cioè l’impronta di carbonio. Si tratta di un indicatore utilizzato per misurare l’impatto delle attività umane sul clima, considerando le emissioni di gas serra associate a una persona, a un’azienda, a un prodotto, a un servizio o a un’intera organizzazione.
Il risultato viene normalmente espresso in tonnellate di CO₂ equivalente (CO₂e). Non si considera quindi soltanto l’anidride carbonica, ma anche altri gas serra, come metano e protossido di azoto, convertiti in una quantità equivalente di CO₂ sulla base del loro effetto sul riscaldamento globale.
Dalla casa ai trasporti, dove nasce l’impronta di carbonio
La carbon footprint può essere calcolata considerando numerose attività. Per una famiglia, ad esempio, entrano in gioco i consumi energetici dell’abitazione, il tipo di riscaldamento utilizzato, gli spostamenti in automobile o in aereo, l’alimentazione e i prodotti acquistati.
Anche un oggetto apparentemente semplice può avere una propria impronta: per valutarla bisogna considerare l’intero ciclo di vita, dalla produzione delle materie prime alla fabbricazione, dal trasporto fino all’utilizzo e, quando possibile, allo smaltimento o al riciclo.
Il settore dei trasporti rappresenta una delle fonti più immediate da comprendere. Utilizzare un’automobile alimentata da combustibili fossili comporta emissioni durante la combustione del carburante, mentre per un viaggio aereo occorre considerare il consumo di carburante dell’aeromobile e le emissioni associate al volo.
Anche l’alimentazione contribuisce all’impronta individuale. La produzione di alimenti richiede infatti energia, acqua, terreni e risorse e può generare emissioni lungo diverse fasi della filiera.
Perché conoscere la propria carbon footprint
Misurare l’impronta di carbonio non significa soltanto attribuire un numero alle proprie abitudini. L’obiettivo è soprattutto individuare quali attività producono la maggiore quantità di emissioni e capire dove sia possibile intervenire.
Per le aziende il calcolo può riguardare consumi energetici, materie prime, trasporti, processi produttivi e catene di approvvigionamento. In questo modo la carbon footprint può diventare uno strumento per individuare inefficienze e programmare interventi di riduzione delle emissioni.
Per i cittadini, invece, può aiutare a comprendere il peso ambientale di alcune scelte quotidiane: utilizzare più spesso i mezzi pubblici, ridurre gli sprechi alimentari, migliorare l’efficienza energetica della casa o scegliere prodotti più durevoli sono esempi di comportamenti che possono contribuire a diminuire l’impronta complessiva.
È importante però non confondere riduzione delle emissioni e semplice compensazione. Comprare crediti di carbonio o finanziare progetti di compensazione non elimina automaticamente le emissioni generate da un’attività. La strategia principale resta quella di ridurre, dove possibile, le emissioni alla fonte.
La carbon footprint è quindi uno strumento di misurazione, non un giudizio sulle persone. Il suo valore sta nel rendere visibile un fenomeno spesso difficile da percepire: molte delle emissioni associate alle nostre attività avvengono lontano dagli occhi, lungo filiere produttive, energetiche e di trasporto. Conoscerle è il primo passo per capire dove intervenire e orientare consumi e processi verso una maggiore efficienza e una minore pressione sul clima.