Case green, cosa cambia davvero per chi possiede una casa: lavori, caldaie, pannelli solari e classe energetica
Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green
La direttiva europea sulle “case green” continua a far discutere e, con il nuovo richiamo della Commissione europea all’Italia, torna al centro dell’attenzione il tema della riqualificazione energetica degli edifici. Ma cosa significa concretamente per chi possiede un appartamento? Sarà necessario ristrutturare? Bisognerà sostituire la caldaia o installare pannelli solari? E una casa in classe G potrà ancora essere venduta o affittata?
La risposta più importante è che la direttiva europea non impone a ogni singola abitazione di raggiungere la classe E entro il 2030 e la D entro il 2033. Gli obiettivi riguardano invece la riduzione del consumo medio di energia primaria dell’intero patrimonio residenziale di ciascun Paese: almeno il 16% entro il 2030 e tra il 20 e il 22% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2020. Almeno il 55% della riduzione dovrà derivare dalla riqualificazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori.
Il piano nazionale dovrà tradurre gli obiettivi europei in misure concrete
Il passaggio decisivo sarà quindi quello dalle regole europee alle scelte nazionali. La direttiva prevede che ogni Stato elabori un Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, indicando politiche, misure, investimenti e percorso di riqualificazione del patrimonio immobiliare. Il primo piano doveva essere presentato entro il 31 dicembre 2025.
È proprio questo il documento che dovrà chiarire come l’Italia intende raggiungere gli obiettivi europei e quali strumenti saranno messi a disposizione di proprietari e famiglie.
Per chi possiede una casa in classe F o G, dunque, la situazione non equivale automaticamente a un ordine di ristrutturazione. Gli immobili meno efficienti avranno però un ruolo centrale nella strategia nazionale, perché una parte significativa della riduzione dei consumi dovrà essere ottenuta intervenendo proprio sugli edifici più energivori.
Gli interventi potranno riguardare isolamento delle pareti e delle coperture, infissi, impianti di riscaldamento e raffrescamento, sistemi di regolazione e produzione di energia da fonti rinnovabili. Non esiste, invece, l’obbligo europeo di realizzare il cappotto termico in ogni edificio.
Caldaie e pannelli solari: cosa prevede realmente la direttiva
Un altro tema molto discusso riguarda le caldaie a gas. La direttiva stabilisce che dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non devono più offrire incentivi finanziari per l’installazione di caldaie autonome alimentate da combustibili fossili, con le eccezioni previste dalla normativa europea. Questo non significa, però, che tutte le caldaie a gas esistenti debbano essere eliminate immediatamente.
Per il 2040 la direttiva indica un percorso verso l’eliminazione delle caldaie alimentate da combustibili fossili, ma anche in questo caso saranno i piani nazionali a definire il percorso concreto.
Diverso il discorso per il solare. La direttiva prevede un progressivo aumento dell’installazione di impianti solari sugli edifici, quando tecnicamente appropriato ed economicamente e funzionalmente fattibile. Per i nuovi edifici residenziali il termine previsto per l’installazione di impianti solari adeguati è il 31 dicembre 2029, mentre per gli edifici pubblici e non residenziali sono previste scadenze progressive già a partire dal 2026.
Questo non significa quindi che ogni proprietario di una casa esistente dovrà automaticamente installare pannelli fotovoltaici.
Anche sul fronte della vendita e dell’affitto è importante distinguere tra direttiva europea e norme nazionali. La direttiva non introduce un divieto generale di vendere o affittare una casa in classe G. Eventuali requisiti aggiuntivi potranno essere stabiliti dagli Stati attraverso la normativa nazionale.
Per i proprietari, quindi, il tema centrale non è una scadenza unica entro la quale ogni abitazione dovrà essere trasformata, ma il progressivo adeguamento del patrimonio edilizio attraverso interventi di efficienza energetica. Prima di affrontare lavori costosi sarà fondamentale conoscere la situazione dell’immobile, verificare l’APE, valutare gli interventi realmente necessari e attendere di conoscere nel dettaglio gli strumenti di sostegno previsti dall’Italia.
La direzione europea è chiara: ridurre progressivamente i consumi e arrivare a un patrimonio edilizio a emissioni zero entro il 2050. Il modo in cui questo obiettivo ricadrà concretamente sulle singole abitazioni dipenderà però dalle decisioni nazionali.