Case troppo vicine al mare, il rischio cresce: così i cambiamenti climatici minacciano le coste siciliane

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Case troppo vicine al mare, il rischio cresce: così i cambiamenti climatici minacciano le coste siciliane

Mareggiate più intense ed erosione: quando la spiaggia non basta più a proteggere le abitazioni

Per decenni il mare è stato considerato soprattutto come una risorsa, un paesaggio da ammirare e, in molti casi, un valore aggiunto per chi costruiva una casa o una struttura turistica a pochi metri dalla battigia. Oggi, però, quello stesso mare rappresenta un elemento di rischio sempre più difficile da ignorare. L’aumento degli eventi meteorologici estremi, l’erosione delle spiagge e l’innalzamento del livello del mare stanno cambiando rapidamente le condizioni delle coste e rendono più vulnerabili anche abitazioni e infrastrutture che per anni sembravano al sicuro.

In Sicilia il problema è particolarmente evidente. L’isola possiede migliaia di chilometri di costa, con territori molto diversi tra loro, ma accomunati dalla presenza di numerose aree urbanizzate a ridosso del mare. Case, strade, parcheggi, stabilimenti, piste ciclabili e piazzette occupano spesso spazi che un tempo appartenevano naturalmente alla spiaggia o alle dune. Quando arriva una mareggiata eccezionale, il mare può così trovare davanti a sé strutture rigide che non riescono ad adattarsi al movimento della costa.

Il punto centrale è proprio questo: la spiaggia non è soltanto una superficie sulla quale prendere il sole, ma svolge una funzione fondamentale di protezione naturale. La sua profondità consente infatti di assorbire e dissipare una parte dell’energia delle onde. Quando l’erosione riduce progressivamente questo spazio, le onde possono arrivare con maggiore forza verso le infrastrutture e le abitazioni.

A rendere il quadro ancora più delicato sono i cambiamenti climatici. Non significa che ogni mareggiata sia direttamente causata dal riscaldamento globale, ma l’aumento delle temperature sta modificando gli equilibri del sistema climatico e può contribuire a rendere più frequenti o intensi alcuni fenomeni estremi. A questo si aggiunge l’innalzamento del livello medio del mare, che riduce ulteriormente il margine di sicurezza delle zone costiere più basse.

Non tutte le case possono essere difese: la necessità di arretrare

È in questo scenario che assume particolare importanza il tema della delocalizzazione. Il presidente di Legambiente Sicilia, Tommaso Castronovo, ha rilanciato le parole del capo della Protezione civile regionale Salvo Cocina sulla necessità di riconoscere che, in alcuni luoghi, determinate abitazioni non possono essere semplicemente protette all’infinito.

È un cambio di prospettiva significativo. Per anni la risposta al rischio è stata spesso cercare di difendere ciò che già esiste attraverso opere di protezione, ricostruzioni e interventi di emergenza. Ma se la linea di costa continua a cambiare, può arrivare il momento in cui arretrare diventa più efficace e più sicuro che continuare a costruire barriere contro il mare.

Delocalizzare una casa, naturalmente, non è un’operazione semplice. Significa affrontare questioni economiche, sociali, urbanistiche e anche affettive. Per questo servono una mappatura precisa delle aree più esposte, programmi pluriennali, risorse pubbliche e regole trasparenti per accompagnare i proprietari nel trasferimento.

Diverso è il discorso per molte infrastrutture pubbliche. Una strada sul lungomare, un parcheggio o una pista ciclabile possono essere ripensati e, dove tecnicamente possibile, arretrati senza dover affrontare le stesse procedure necessarie per spostare un’abitazione privata. È proprio su questo punto che la prevenzione potrebbe diventare concreta: dopo una mareggiata o un evento estremo, ricostruire esattamente ciò che è stato distrutto nella stessa posizione non sempre significa ricostruire meglio.

La sfida della Sicilia sarà quindi imparare a lasciare spazio al mare. Significa smettere di considerare la costa come un confine immobile e riconoscerla per quello che è: un ambiente dinamico, che cambia nel tempo e che deve poter assorbire parte degli effetti delle mareggiate.

La vera prevenzione, in alcuni territori, potrebbe non essere costruire una barriera più alta, ma togliere ciò che si trova nel posto sbagliato. Perché davanti a un clima che cambia, anche la sicurezza delle nostre case passa dalla capacità di capire quando è arrivato il momento di arretrare.

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