Cina, Russia, Iran e Corea del Nord: la quadruplice alleanza non sparirà con Trump
Pubblicato il da Giuseppe Recca - Mondo
Di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – L’emissario personale del Presidente americano per l’Ucraina, Steve Witkoff, ha superato ogni immaginazione 3 giorni fa a Mosca ,quando a telecamere accese ha definito Vladimir Putin ‘a humanitarian person”. L’oscena definizione era espressione della gratitudine della Casa Bianca per la liberazione di un cittadino americano preso puramente e semplicemente in ostaggio in Ucraina e detenuto in Russia per oltre 4 anni in quanto accusato di essere un mercenario al servizio delle milizie civili di difesa ucraine. Il problema è che l’ossimoro insito in quella definizione applicata a Putin, un criminale di guerra dichiarato tale dal Procuratore della Corte Penale Internazionale non è frutto di un inconsulto eccesso adulatorio di Witkoff ma è coerente con le ripetute dichiarazioni del Presidente Trump a favore di Putin.
È arrivato a definirlo a” good friend”, mentre poche ore dopo invitava il Presidente dell’Ucraina Zelensky a togliersi di torno perché, nel fantastico mondo di Trump, il povero Zelensky è un ostacolo per la fine della guerra russo-ucraina. Per risalire alle ragioni del malanimo di Trump verso Zelensky basta ricordare che nel 2019 il presidente ucraino rifiutò la duplice richiesta di Trump, all’epoca al primo mandato presidenziale,di svolgere un’indagine penale contro il figlio di Joe Biden.
In cambio, nella conversazione registrata, Trump prometteva luce verde per una fornitura di missili Javelin e un invito alla Casa Bianca. Il Presidente ucraino rifiutò. E quella telefonata fu alla base del primo impeachment approvato dalla Camera dei Rappresentanti ma bocciato in Senato. Nella settimana o poco più che ci separa dalle elezioni di mid-term del 3 novembre, assisteremo ad altri ricatti e ad altre acrobazie negoziali di Trump con l’obbiettivo di accentuare le vulnerabilità dell’Ucraina rispetto ai missili balistici russi, per costringerla a fare concessioni che permettano a Trump di sostenere che si sta arrivando finalmente ad un cessate il fuoco grazie alle sue mirabili capacita’ negoziali.
L’adulazione di Putin, l’ansia pre elettorale per uno straccio di successo in Ucraina ,il tentativo coordinato con Putin di convincere Xi JinPing a convocare un vertice tripartito a Shenzen durante la riunione dell’Apec non riusciranno ad offuscare alcune evidenze che emergono dalle concomitanti guerre in Ucraina e nel Golfo Persico. La prima è che l’America naviga a vista, priva di una visione strategica che non si riduca all’immediato interesse elettorale ed economico di Trump e del cerchio magico che lo circonda arricchendosi. La seconda evidenza è che si sta consolidando un’alleanza di fatto, tra Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. I quattro protagonisti del revisionismo geopolitico in funzione anti-americana ed anti-occidentale.
Questa Quadruplice Alleanza non opera in base ad intese formali in nessuno dei conflitti in corso, Nessuno dei Paesi che la compongono partecipa direttamente ed apertamente alle guerre degli altri tre. Fa eccezione la Corea del Nord che ha finora inviato circa 20.000 uomini a combattere a fianco dell’esercito russo in Ucraina, perdendone oltre un terzo sul campo. E in cambio ha ottenuto di poter produrre su scala industriale in Corea i droni più avanzati che la Russia sta impiegando contro l’Ucraina. L’assistenza reciproca nell’ambito della Quadruplice in Iran e in Ucraina sta mettendo a segno indubbi successi. E tutto fa pensare che sia destinata a consolidarsi ben oltre l’orizzonte temporale di due anni della Presidenza Trump. L’anomalia è che fino a due anni erano gli Stati Uniti il Paese che poteva contare su un sistema di alleanze articolato e sperimentato nel corso di decenni in multiple occasioni di crisi e di confronto anche militare in Europa e in Medio Oriente. Un sistema andato in frantumi, tra dazi, minacce di appropriazione territoriali in Groenlandia e in Canada ,incertezze sull’impegno difensivo NATO .E poi, con l’avvio di operazioni militari contro l’Iran senza alcuna consultazione con gli europei e con i Paesi del Golfo e senza una seria pianificazione militare. Ma con la perentoria richiesta di coinvolgimento militare degli alleati.
Nel Golfo, dopo otto mesi di una guerra che sta per riaccendersi con intensita’ anche maggiore ,il rapporto di alleanza strategica tra gli Stati Uniti e le monarchie del Golfo,Arabia Saudita in primis, appare irrimediabilmente compromesso. In primo luogo per l’ incapacita’ dimostrata dagli USA di poter effettivamente difendere gli alleati arabi dagli attacchi missilistici iraniani. Al punto che ormai gran parte delle basi statunitensi nell’ area è stata abbandonata dal personale militare americano dopo che 13 installazioni su 17 sono state pesantemente colpite da missili e droni lanciati direttamente dall’Iran o dai suoi proxies in Yemen e in Iraq. Per cercare di mantenere una parvenza di coerenza nelle sue scelte di politica estera, Trump sostiene che la Russia e la Cina non stanno aiutando l’Iran. Il che è palesemente falso.
I Servizi di intelligence americani lo hanno contraddetto , riconoscendo che gli attacchi missilistici iraniani sono diventati molto piu’ efficaci e precisi e che la spiegazione risiede nella collaborazione prestata dalla Cina alla Repubblica Islamica La base Usa in Giordania e’stata colpita con grande precisione il 15 luglio scorso provocando tre morti e quattro feriti gravi tra i soldati americani .I Servizi statunitensi hanno successivamente accertato che “entita’ cinesi”avevano fornito agli iraniani immagini ad alta risoluzione che hanno consentito ai sistemi di puntamento iraniani di colpire con assoluta precisione.
In marzo, la base americana in Arabia Saudita era stata gia’ neutralizzata con analoga precisione e sempre l’intelligence americana ha accertato che nei due giorni precedenti l’attacco, ben 14 satelliti russi avevano sorvolato la base acquisendo gli obbiettivi perché l’Iran potesse colpirli con i propri missili balistici. Ma la collaborazione tra la Russia e l’Iran va ben oltre. I russi hanno affinato e potenziato le tecnologie originalmente iraniane nel disegno e nella produzione di droni, incrementandone al contempo precisione, capacità di evasione dalla contraerea e velocità.
La collaborazione tra i membri della Quadruplice Alleanza si era già realizzata con successo nella guerra in Ucraina e si sta dispiegando in pieno anche nella guerra del Golfo Persico. Sempre con lo stesso obbiettivo strategico:contrastare la presenza militare americana ed occidentale. Il Presidente Trump con le sue scelte di politica estera sembra fare tutto quel che puo’ per facilitare il compito della “Quadruplice Alleanza”.Mentre Putin bombarda ponti, strade e scuole in Ucraina,Trump pretende che Kiev smetta di colpire le raffinerie russe perche’ a suo dire e’ l’Ucraina e non invece la guerra contro l’Iran che ha fatto salire i prezzi del diesel. Mentre demolisce il rapporto di alleanza e fiducia con l’Europa e con il Canada,il Presidente americano dimostra accondiscendenza ed affabilità’ in ogni occasione verso Putin e XiJinPing e addirittura verso il dittatore nord coreano Kim Jong-Un.
In relazione a quest’ultimo, recentemente Trump ha incredibilmente dichiarato: “e’ un mio amico. A lui piaccio. Io sono praticamente l’unica persona al mondo che gli piace”. Ognuno è libero di prendere o meno alla lettera i gusti e le scelte di campo di Trump. Quello che ne emerge è che invece di contrapporsi al revisionismo anti americano ed anti occidentale di quei quattro Paesi, Trump di fatto sta collaborando con loro nel perseguimento del loro obbiettivo strategico, ossia distruggere l’architettura istituzionale internazionale e le alleanze di cui proprio l’America costituiva il baricentro.
Non ci si può illudere che il danno sia reversibile una volta conclusa la parentesi della Presidenza Trump. In primo luogo perche’ le alleanze internazionali hanno la fiducia come componente basica,vitale ed insostituibile .E quella tra gli Stati Uniti e i suoi alleati è un cumulo di macerie nonostante il bon ton dei leaders europei ed asiatici. E sarà molto difficile ricostruirla. Allo stesso tempo, la Quadruplice Alleanza non smetterà di esistere nel 2028,quando Trump diventerà un cattivo ricordo. Le ragioni per scommettere sulla resilienza di quell’alleanza anti occidentale sono essenzialmente due. La prima è la dimostrata efficacia della collaborazione in corso tra i quattro in Ucraina e in Iran.Una collaborazione che ormai ha assunto lineamenti di circolarità. Per l’impiego in Ucraina, l’Iran quattro anni fa ha fornito alla Russia i droni Shaeed in una prima versione relativamente rozza ma efficace.
I russi hanno assimilato quella tecnologia, l’hanno testata in battaglia, l’hanno affinata sul piano tecnologico ricorrendo alla componesti elettronica dual use cinese e poi l’hanno industrializzata su grande scala. E adesso, per la guerra dell’Iran contro gli Stati Uniti, l’hanno restituita, così perfezionata agli Ayatollah. Dal canto suo, la Cina ha il privilegio di sperimentare sul campo di battaglia , senza lasciarsi coinvolgere ,componentistica ad uso civile e militare facendo tesoro dei dati che riceve. Allo stesso tempo, la accanita resistenza dell’Iran a fronte della preponderante potenza militare degli Stati Uniti sta riducendo drasticamente le probabilità che gli americani reagiscano ad una eventuale colpo di mano cinese contro Taiwan, magari realizzato senza un attacco militare ma tramite un blocco navale.
Per di piu’,la guerra nel Golfo sta dimostrando i limiti della potenza militare americana applicata attraverso lo strumento aeronavale a molte migliaia di miglia da casa. La seconda ragione per la quale la Quadruplice Alleanza durerà’ e’ che l’obbiettivo strategico di fondo che la tiene insieme e’ di lungo periodo .Parliamo dello smantellamento delle istituzioni internazionali create dagli Stati Uniti,che per ottanta anni hanno consentito all’America di penalizzare i Paesi che vi si opponevano o ne violavano i principi. Questi paesi venivano puniti sanzionandoli,escludendoli dai circuiti di circolazione dei capitali e dei pagamenti internazionali.
E talvolta con interventi militari diretti, talvolta con un crisma di legalità concesso dalle Nazioni Unite. La Quadruplice si propone di sostituire o almeno paralizzare quei meccanismi. Russia, Cina, Iran e Corea del Nord sono dittature profondamente diverse l’una dall’altra ma condividono un comune denominatore ,l’avversione alla libera espressione democratica di stampo occidentale.
Diventare invulnerabili al cambio di regime costituisce per loro la priorita’ assoluta nel rapporto con l’America e in genere con l’Occidente come lo abbiamo conosciuto e definito per decenni. Per quanto effimeri possano essere Trump e la sua corte MAGA,la contrapposizione tra Stati Uniti ,Giappone ed Europa da un lato,Cina,Russia,Iran e Nord Corea dall’altro ci accompagnerà’ per molti anni a venire. Una volta che Trump sara’svanito , anche Paesi di peso specifico relativamente modesto come l’Italia, dovranno decidere che responsabilita’ concrete intendano assumere nelle nuove geometrie che gli occidentali dovranno creare per riempire il vuoto lasciato dall’evaporazione della leadership americana.
Mark Carney, Il Primo Ministro del Canada da Trump definito “nasty” a differenza dell’amico Putin,ha posto il problema con assoluta chiarezza dichiarando che le medie potenze devono agire insieme perche “se non sei al tavolo sei nel menù”. A Gennaio, a Davos,questa frase di Carney ha suscitato una standing ovation durata oltre due minuti.
* Ambasciatore A. R., ex Ambasciatore a Tokyo ed ex Direttore della Fondazione Italia Cina
-Foto IPA Agency-(ITALPRESS).
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