Città spugna, così parchi e giardini possono fermare gli allagamenti: natura alleata contro clima estremo

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Città spugna, così parchi e giardini possono fermare gli allagamenti: natura alleata contro clima estremo

Strade trasformate in superfici permeabili, giardini capaci di raccogliere l’acqua piovana, parchi progettati per trattenere temporaneamente le precipitazioni più intense e tetti ricoperti di vegetazione. È il modello delle cosiddette città spugna, una nuova visione dell’urbanistica che punta a restituire spazio alla natura per affrontare uno dei problemi più urgenti delle aree urbane: gli allagamenti causati dalle piogge intense.

L’idea parte da un principio semplice: invece di cercare soltanto di allontanare rapidamente l’acqua attraverso tombini, canalizzazioni e reti fognarie, le città dovrebbero imparare ad assorbirla, trattenerla e riutilizzarla. Un approccio che diventa particolarmente importante in un contesto segnato dai cambiamenti climatici, con precipitazioni spesso concentrate in poche ore e periodi sempre più lunghi di siccità.

Il problema è aggravato dalla progressiva impermeabilizzazione del territorio. Asfalto, cemento, parcheggi e nuove costruzioni impediscono all’acqua di infiltrarsi naturalmente nel terreno. Quando piove molto, le superfici urbane si trasformano in canali di scorrimento e le reti di drenaggio possono non riuscire a gestire tutti i volumi d’acqua.

Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), le infrastrutture verdi possono contribuire a ridurre il rischio di allagamenti e la pressione sui sistemi di drenaggio delle città.

Parchi, pavimentazioni drenanti e giardini della pioggia: come funziona una città spugna

Il modello delle città spugna combina diverse soluzioni naturali e tecnologiche. Una delle più importanti è rappresentata dalle pavimentazioni permeabili, materiali che permettono all’acqua di attraversare la superficie e raggiungere gli strati sottostanti, favorendo l’infiltrazione nel terreno.

Anche i giardini della pioggia svolgono un ruolo fondamentale. Si tratta di piccole aree verdi progettate per raccogliere temporaneamente l’acqua proveniente da strade, marciapiedi e tetti. Attraverso la vegetazione e gli strati filtranti, l’acqua viene trattenuta, filtrata e progressivamente assorbita.

I parchi urbani possono essere progettati per funzionare come bacini naturali temporanei durante le precipitazioni più intense. In condizioni normali sono spazi di socialità e relax, ma quando arriva un temporale possono raccogliere parte dell’acqua piovana, rallentandone il deflusso verso le strade e le fognature.

A queste soluzioni si aggiungono i tetti verdi, le aiuole drenanti, i canali vegetati e le aree umide artificiali. Il risultato è una rete di spazi capaci di gestire l’acqua in modo più naturale, riducendo anche l’inquinamento trasportato dal dilavamento delle superfici urbane.

Dalla Cina all’Italia, anche la Sicilia sperimenta il modello

Il concetto di città spugna è stato sviluppato e applicato su larga scala in Cina, ma negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di numerose amministrazioni europee. Copenaghen, ad esempio, ha avviato un piano per gestire le precipitazioni estreme attraverso infrastrutture verdi e sistemi di raccolta e convogliamento delle acque.

Anche in Italia sono stati realizzati studi e interventi. A Madrid, la riqualificazione del parco Gomeznarro ha previsto la sostituzione delle superfici impermeabili, il recupero dei terreni compattati e la realizzazione di sistemi di raccolta dell’acqua piovana, contribuendo a ridurre erosione e allagamenti.

Un esempio particolarmente interessante riguarda la Sicilia. A Catania, nell’ambito del progetto europeo CARDIMED, sono state realizzate soluzioni di gestione sostenibile delle acque meteoriche nell’area della rotonda del Tondo Gioeni. L’intervento interessa circa 4.400 metri quadrati di spazio pubblico e comprende sistemi di bioretention, giardini della pioggia e strutture per favorire l’infiltrazione dell’acqua nel terreno.

L’obiettivo è ridurre il deflusso superficiale, alleggerire la pressione sulle infrastrutture di drenaggio e migliorare la capacità della città di affrontare precipitazioni intense.

Le città spugna non rappresentano una soluzione miracolosa e non possono sostituire la manutenzione delle fognature, il corretto dimensionamento delle reti idrauliche e gli interventi di sicurezza nelle aree a rischio. Possono però diventare una componente importante di una strategia più ampia di adattamento climatico.

Ripensare gli spazi urbani significa quindi non considerare più il verde soltanto come un elemento decorativo, ma come una vera infrastruttura ambientale. Una scelta che può rendere le città più resilienti, vivibili e preparate ad affrontare le sfide climatiche dei prossimi anni.

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