Coesistere con la fauna selvatica: affrontare i costi e le sfide quotidiane.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Coesistere con la fauna selvatica: affrontare i costi e le sfide quotidiane.

Le Sfide della Coesistenza tra Essere Umani e Fauna Selvatica

Le comunità che vivono a contatto con la fauna selvatica devono affrontare costi immediati e ricorrenti—dalla perdita di coltivazioni agli infortuni fino a routine quotidiane stravolte—mentre i benefici della conservazione tendono a essere diffusi e globali. Questi oneri gravano in modo sproporzionato sulle comunità rurali e indigene, che spesso vengono escluse dalle decisioni riguardanti l’uso del territorio e la conservazione, nonostante siano le più colpite. Gli sforzi di conservazione stanno sempre più integrando approcci basati sui diritti e strategie di mitigazione dei conflitti, ma la loro efficacia rimane incoerente e spesso insufficiente a coprire le perdite reali.

Il successo a lungo termine della conservazione dipende dalla capacità di allineare gli obiettivi ecologici con la stabilità e il benessere delle comunità locali, invece di fare affidamento su sacrifici disuguali per mantenere le aree protette.

“Fermiamoci a parlare di conflitto tra esseri umani e fauna selvatica. Alcuni di noi vivono questa realtà e pagano un prezzo pesante per condividere lo spazio con la fauna.” Questa affermazione è stata fatta da un leader comunitario durante il Congresso di Conservazione Condotto dalle Comunità nel 2023 in Namibia. Non si trattava tanto di una critica alla politica di conservazione quanto di una correzione sul modo in cui viene descritta. Il termine “conflitto tra esseri umani e fauna selvatica” appare frequentemente in rapporti e strategie, spesso come una categoria da misurare e gestire. Per chi vive più vicino alla fauna, l’esperienza a cui si riferisce è meno astratta e più concreta.

La maggior parte dei costi è espressa in termini tangibili. Kendi Borona ha raccontato la storia di un agricoltore dell’Africa orientale che ha contratto un prestito per passare dall’allevamento all’agricoltura dopo la perdita ripetuta del bestiame. Ha affittato un terreno, piantato pomodori e assunto qualcuno per sorvegliare i campi durante la notte. Quando il raccolto era pronto, pesanti piogge hanno reso impossibile il raggiungimento della fattoria, consentendo agli elefanti di entrare e mangiare il raccolto. La perdita non si limitava al raccolto, ma includeva anche il prestito e il lavoro impiegato, incidendo profondamente sulle decisioni future.

Tali esperienze mostrano chiaramente come i costi ricorrenti della convivenza con la fauna selvatica non siano limitati a incontri drammatici. Questi comprendono anche gli effetti cumulativi della sorveglianza dei campi durante la notte, l’adeguamento degli itinerari di viaggio e l’evitare alcune aree in particolari periodi dell’anno.

Il Peso della Conservazione sulle Comunità Locali

In molte parti del mondo, l’assegnazione di aree protette è avvenuta attraverso processi che hanno limitato l’accesso a terre e risorse, o hanno espulso comunità da territori che avevano utilizzato per generazioni. Le decisioni in merito sono state giustificate in termini ecologici, ignorando spesso le conseguenze sociali.

Le comunità vicine a queste aree protette esprimono spesso una sensazione di esclusione dalle decisioni fondamentali. Così si evidenzia il divario tra chi decide e chi vive quotidianamente in quei luoghi. La Dichiarazione Laboot, emessa nel 2022 da gruppi indigeni dell’Africa orientale, ha messo in evidenza con forza questa problematica, dicendo: “Come può qualcuno che non ha mai vissuto nella nostra terra sapere come prendersene cura?”

Le organizzazioni di conservazione e i finanziatori hanno cominciato ad adottare un linguaggio inclusivo, parlando di diritti e partecipazione. Concetti come il “Consenso Libero, Previo e Informato” sono sempre più presenti nelle politiche attuali. Nonostante ciò, l’implementazione rimane disomogenea.

A livello del bacino del Congo, sono state segnalate violazioni dei diritti umani legate all’applicazione delle misure di conservazione, come abusi e intimidazioni. Alcuni progetti, in risposta, hanno introdotto meccanismi di gestione dei reclami, permettendo agli individui di segnalare incidenti e richiedere assistenza legale.

Alcuni centri per i diritti umani hanno fornito un importante supporto legale e hanno trattato casi riguardanti violenze e abusi. Tali centri diventano punti di contatto per le lamentele legate ai programmi di conservazione, evidenziando l’importanza di affrontare i reclami e costruire fiducia tra le autorità e le comunità.

Fonti ufficiali come il WWF e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) stanno sostenendo questo approccio, promuovendo modelli di gestione condivisa e miglioramenti ai mezzi di sussistenza, legando più direttamente i risultati della conservazione agli interessi locali.

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