Come nasce una cipria: i segreti di uno dei cosmetici più amati dalle donne (pagina 3)
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Beauty
Uno degli aspetti più importanti riguarda la dimensione delle particelle. Le polveri vengono lavorate e selezionate per ottenere una granulometria adatta all’applicazione sul viso. Particelle molto fini possono contribuire a una sensazione più setosa e a un risultato più naturale, mentre la struttura complessiva della formula determina anche coprenza, luminosità e capacità di fissare il make-up.
Nel caso delle ciprie compatte, il procedimento è ancora più delicato. Le polveri devono essere miscelate in maniera omogenea e poi pressate all’interno della cialda. La pressione deve essere calibrata con attenzione: una cipria troppo compatta potrebbe risultare difficile da prelevare con il pennello, mentre una pressione insufficiente potrebbe renderla fragile e soggetta a rompersi.
Anche il colore richiede precisione. I pigmenti vengono dosati per ottenere la tonalità desiderata e, nelle ciprie trasparenti, l’obiettivo è invece ridurre al minimo l’impatto cromatico lasciando che sia la formula a lavorare sull’aspetto della pelle.
Il risultato finale dipende quindi da molti dettagli: materie prime, dimensione delle particelle, pigmenti, rapporto tra gli ingredienti e metodo di pressatura. Quella che sembra soltanto una semplice polvere racchiude in realtà una piccola lezione di tecnologia cosmetica.
E il suo successo dura da secoli proprio perché la cipria continua a rispondere a un’esigenza molto concreta: rendere il make-up più uniforme, controllare la lucidità e regalare alla pelle quell’effetto levigato che, con formule sempre più leggere, oggi può essere ottenuto senza necessariamente rinunciare alla naturalezza.