Come venire fuori da una relazione pericolosa: a chi chiedere aiuto e da dove cominciare
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna
Uscire da una relazione pericolosa non significa semplicemente decidere di lasciare una persona. Quando sono presenti violenza fisica o psicologica, minacce, controllo, isolamento, ricatti o paura, la separazione può diventare un momento particolarmente delicato. Per questo è importante non improvvisare e, soprattutto, non affrontare tutto da sole.
Una relazione può diventare pericolosa anche senza episodi di violenza fisica. Controllare il telefono, decidere con chi il partner può uscire, impedire di lavorare o gestire autonomamente il denaro, minacciare di fare del male a sé o agli altri, umiliare continuamente o costringere a interrompere i rapporti con familiari e amici sono tutti segnali che non devono essere sottovalutati. La paura di parlare o di lasciare il partner è già un campanello d’allarme.
Prima di andarsene, costruire una rete di sicurezza
Quando si decide di interrompere una relazione violenta, la prima esigenza è proteggere se stesse. Non sempre è sicuro comunicare immediatamente al partner la decisione di andarsene, soprattutto se sono già avvenute aggressioni, minacce o episodi di forte controllo. In questi casi può essere importante preparare con discrezione un piano: individuare una persona fidata da contattare, avere a disposizione documenti, farmaci, chiavi, denaro e ciò che serve per spostarsi, e pensare in anticipo a un luogo sicuro dove poter andare.
Anche conservare messaggi, fotografie, registrazioni di minacce o altri elementi che documentino comportamenti violenti può essere utile, soprattutto se sarà necessario rivolgersi alle autorità. È però importante farlo soltanto se questa attività non aumenta il rischio di essere scoperti o aggrediti.
Un altro aspetto fondamentale riguarda la sicurezza digitale. Se il partner controlla il telefono o conosce le password, è opportuno prestare attenzione alle comunicazioni e, quando possibile, utilizzare un dispositivo sicuro. Cambiare le password degli account personali e verificare eventuali sistemi di condivisione della posizione può contribuire a proteggere la propria privacy.
A chi rivolgersi quando serve aiuto
Non bisogna aspettare che la situazione diventi estrema per chiedere aiuto. Una persona di fiducia, il medico di famiglia, un consultorio o un centro antiviolenza possono rappresentare il primo punto di riferimento. Gli operatori possono aiutare a valutare il livello di rischio e a costruire un percorso di uscita personalizzato, anche quando la vittima non è ancora pronta a denunciare.
In Italia è attivo il 1522, il numero nazionale antiviolenza e antistalking, gratuito e disponibile 24 ore su 24. Offre ascolto, orientamento e informazioni sui servizi presenti sul territorio. In una situazione di pericolo immediato, invece, bisogna chiamare il 112, il numero unico europeo per le emergenze.
Chiedere aiuto non significa necessariamente prendere una decisione immediata. Significa iniziare a non essere più sole. Anche quando una persona torna più volte dal partner o cambia idea sulla separazione, non deve essere giudicata: uscire da una relazione violenta può essere un percorso lungo e complesso.
La cosa più importante è ricordare che nessuna minaccia, umiliazione o forma di controllo deve essere considerata normale in una relazione. La paura non è amore e chiedere aiuto non è una debolezza: può essere il primo passo concreto per tornare a vivere con maggiore libertà e sicurezza.