Concorsi fasulli: la follia continua nel 2015, è ora di dire basta!
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Il Diritto al Merito: La Lotta dei Concorrenti Vincitori
In un momento in cui ci è stato chiesto di partecipare ai concorsi pubblici, tre di essi sono stati creati specificamente per affrontare il problema del precariato storico, con una riserva del 30%. Abbiamo risposto a questa chiamata con determinazione. Ci siamo preparati, abbiamo studiato, lavorato e ci siamo presentati a prove rigide di fronte a commissioni competenti. Siamo stati valutati e, con orgoglio, possiamo dire di essere usciti VINCITORI.
Adesso, però, ci troviamo di fronte a una situazione paradossale. Sindacati e politici stanno sostenendo l’idea di assunzioni attraverso un doppio canale, coinvolgendo persino persone che non hanno partecipato ai concorsi. Nessuno sembra preoccuparsi di spiegare il motivo per cui coloro che si sono messi in gioco e hanno accettato di essere valutati dallo Stato debbano assistere a un sistema parallelo di reclutamento.
È davvero questo il concetto di merito? Dove si trova il rispetto verso chi ha investito tempo ed energie per superare selezioni pubbliche? Inoltre, emerge un’altra questione che riteniamo cruciale: sulla bacheca della senatrice Bucalo sono apparsi messaggi sospetti, che potrebbero essere interpretati come pressioni per “firmare questo decreto”.
Un Sistema di Reclutamento da Rivedere
Se l’operato della senatrice presenta profili di rilevanza penale, sarà la magistratura a determinarlo. Per questo motivo abbiamo deciso di consegnare tutta la documentazione agli organi competenti, affinché possano essere effettuate le opportune verifiche. La senatrice Bucalo, piuttosto che contribuire a una risoluzione che riconosca il valore delle selezioni già concluse, rischia di creare un significativo problema politico per il Governo e per la premier Giorgia Meloni.
Dopo tre concorsi, numerose prove, valutazioni e graduatorie, non si può ignorare quanto è accaduto. Non è accettabile chiedere ai precari storici di dimostrare il proprio merito e, una volta che lo hanno fatto, modificare le regole del gioco. È inaccettabile che docenti, famiglie e studenti debbano assistere in silenzio a decisioni che influenzano direttamente il sistema scolastico e il reclutamento.
La storia passata è chiara: abbiamo già visto le conseguenze di scelte politiche che hanno lasciato segni profondi nel panorama educativo italiano. Non vogliamo rivivere un dramma simile a quello del 2015, ma desideriamo che il concorso torni a significare qualcosa. Chi ha superato una selezione pubblica non chiede privilegi, ma solo che il proprio risultato venga rispettato e non annullato da una scorciatoia successiva.
Se c’è qualcuno che crede che questa situazione possa avvenire senza ripercussioni politiche, deve ricordare un aspetto fondamentale: gli italiani osservano, valutano e, quando arriva il momento, prendono le loro decisioni, come dimostra quanto accaduto nel 2015. Le scelte politiche irresponsabili non possono rimanere impunite.
I docenti vincitori di concorso, che sono già precari storici, si trovano in una posizione di grande dignità e determinazione. Richiamiamo l’attenzione su questa lotta, poiché non riguarda soltanto il nostro futuro ma quello di tutta la comunità scolastica. Le decisioni prese oggi influenzeranno generazioni future, e questo è un onere che non possiamo permetterci di prendere alla leggera.
Nell’attesa di una risposta chiara e risolutiva da parte delle istituzioni, continuiamo a fare sentire la nostra voce. È tempo di mettere in discussione un sistema che sembra favorire le scorciatoie a scapito del merito, delle persone che hanno dimostrato di avere le competenze necessarie per insegnare e guidare le nuove generazioni.
Riteniamo fondamentale che tutte le parti coinvolte nel processo decisionale prestino attenzione a queste problematiche e si impegnino a dare il giusto peso alle selezioni pubbliche, affinché i risultati ottenuti non siano vanificati da decisioni discutibili e ambigue. Dobbiamo proteggere il valore del nostro lavoro e il diritto al merito, affinché la scuola italiana possa davvero prosperare.
Fonti ufficiali: Ministero dell’Istruzione, Comunicati Stampa Sindacali, Ufficio del Governo Italiano.
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