Conservazione del paesaggio: la visione centenaria di Gary Tabor per il futuro della natura.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Conservazione del paesaggio: la visione centenaria di Gary Tabor per il futuro della natura.

L’evoluzione della conservazione: il contributo di Gary Tabor

La carriera di Gary Tabor segna un cambiamento significativo nel campo della conservazione, passando dalla protezione di parchi isolati alla progettazione di vasti network ecologici interconnessi. I suoi anni di formazione negli Adirondacks e una decade trascorsa in Africa orientale hanno informato il suo approccio, sottolineando che la sopravvivenza della fauna selvatica dipende dalla connessione tra le aree protette. Attraverso la fondazione del Center for Large Landscape Conservation, Tabor ha portato il concetto di connettività al centro della scena globale, concentrandosi su soluzioni pratiche come i passaggi per animali e l’organizzazione delle comunità.

Molti considerano la conservazione come un elenco di successi discreti—acri salvati o specie ripristinate—ma per Tabor, il parametro più cruciale è l’architettura ecologica delle aree protette. La sua carriera illustra perfettamente quell’interesse, poiché il suo lavoro prioritizza le relazioni tra i luoghi oltre alla protezione degli stessi.

L’importanza dell’interconnessione

L’educazione di Tabor nella conservazione è iniziata presto. Da bambino, ha trascorso nove estati in un campeggio rustico nel Parco degli Adirondacks, scalando tutte le 46 cime oltre i 1.200 metri e imparando a muoversi attraverso laghi e portaggi. Questo paesaggio è stato preservato grazie alla clausola “Forever Wild” dello stato di New York e a un’idea civica che abbraccia la coesistenza tra wilderness e persone. Tornando dopo decenni, ha osservato la stessa foresta relativamente invariata che aveva ispirato i fondatori della Wilderness Society, un apprendimento che ha profondamente influenzato il suo approccio alla conservazione.

La sua esperienza in Africa orientale, dove ha vissuto quasi un decennio, ha amplificato il suo senso della scala. In luoghi iconici come il Lago Nakuru, ha compreso i limiti del modello dell’isola ecologica. Nonostante Nakuru fosse un parco iconico, era completamente recintato e isolato dal resto del paesaggio. La fauna selvatica si muoveva per istinto, ma le politiche governative erano fisse e ancorate ai confini. Ha osservato come guerre, bracconaggio e necessità quotidiane minassero rapidamente la resilienza delle riserve isolate.

Questo disallineamento tra realtà ecologica e comodità amministrativa è diventato un tema centrale nel pensiero di Tabor. In Uganda, ha contribuito alla creazione del Parco Nazionale di Kibale e ha lavorato per la salvaguardia dei gorilla di montagna attraverso finanziamenti fiduciari a lungo termine. Ha appreso che una rete di aree protette funzionava come un sistema persistente, sebbene sotto stress, evidenziando l’importanza di ogni anello di una catena vitale per garantire la sopravvivenza degli ecosistemi.

Ritornato in Nord America, Tabor ha trovato un dibattito parallelo che si sviluppava nelle Montagne Rocciose, dove l’Iniziativa per la Conservazione Yellowstone-Yukon proponeva una visione centenaria che utilizzava la connettività come strategia centrale. Questa iniziativa ha protetto oltre 9,7 milioni di ettari di habitat e corridoi, collaborando con nazioni indigene e tribù locali per creare una base per la fauna della regione.

L’innovazione della connettività

Il Center for Large Landscape Conservation, fondato da Tabor, ha avuto un impatto significativo nel normalizzare il concetto di connettività come politica di conservazione. Attraverso collaborazioni tra scienza e governance, l’ente ha contribuito a promuovere framework di corridoi faunistici negli stati occidentali degli Stati Uniti, ha collaborato con Patagonia nella campagna “Freedom to Roam” e ha favorito l’adozione di piani di conservazione basati sui corridoi a livello internazionale.

Questo approccio pratico si estende anche a infrastrutture che spesso frammentano i paesaggi. Le collisioni tra veicoli e fauna selvatica portano a milioni di morti, e Tabor sottolinea che esistono soluzioni concrete: i passaggi faunistici sono una realtà efficace. Le politiche possono seguire ingegneria creativa e il problema della frammentazione diventa difficile da ignorare una volta che viene portato alla luce.

In un’intervista, Tabor ha descritto come, con il passare degli anni, il suo focus sia cambiato da un’attenzione individualista a una orientata al sistema. Ha spiegato che il successo nella conservazione è spesso determinato dal “messy middle” dell’organizzazione comunitaria—costruire fiducia e credibilità con i partner locali che conoscono meglio il contesto.

Mentre si sta allontanando dalla leadership quotidiana, Tabor guarda al futuro e si concentra sulla nuova generazione di conservazionisti, affermando che il suo sogno è lavorare per loro un giorno. La sua vita si basa sulla missione di garantire che il movimento continui a pulsare, dedicandosi a formare nuove connessioni per il futuro.

Questo approccio alla conservazione pone il focus sui legami tra persone e natura, elevando il tema della connettività a un principio cruciale per affrontare le sfide ecologiche contemporanee.

Fonti Ufficiali

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