Contadini thailandesi temono crisi idrica a causa di un impianto LNG pianificato.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Contadini thailandesi temono crisi idrica a causa di un impianto LNG pianificato.

Preoccupazioni per il Nuovo Stabilimento di Energia a LNG in Thailandia

Nel sud-est asiatico, gli agricoltori della provincia di Chachoengsao in Thailandia nutrono serie preoccupazioni riguardo a un previsto impianto di energia a gas naturale liquefatto (LNG) da 600 megawatt. Questo progetto potrebbe aumentare la scarsità d’acqua e l’inquinamento atmosferico in un’area già afflitta da periodi di siccità ricorrenti. Da diciotto anni, le comunità locali si oppongono strenuamente a questa iniziativa, avendo già avuto successo nel fermare un impianto simile quando era in fase di pianificazione come centrale a carbone.

Ad oggi, le autorità provinciali non hanno dimostrato risposte convincenti alle domande degli agricoltori riguardo alla reale necessità di tale impianto. Molti sostengono che la Thailandia ha già una capacità di generazione elettrica superiore alla domanda e che la costruzione di nuove infrastrutture a LNG potrebbe provocare una maggiore dipendenza dai combustibili fossili, ritardando la transizione verso fonti di energia rinnovabili.

Una Lotta che Dura da Anni

In un pomeriggio di dicembre, Suphut Hom Chunthit e sua moglie si dedicavano alla cura dei loro dodici alberi di durian. Suphut ha mostrato ai giornalisti il suo sistema di irrigazione artigianale, un insieme di tubi che porta acqua dal canale Yang Deng. “L’anno scorso, abbiamo potuto innaffiare gli alberi solo per quindici minuti al giorno”, ha detto Suphut, che coltiva anche manioca, riso e rambutan. “È appena sufficiente per mantenerli in vita”.

A tre chilometri dalla sua fattoria di otto ettari, si trova il parco industriale 304, dove sorgono fabbriche di elettronica, automotive e elaborazione alimentare. Lì è prevista la costruzione della centrale Burapa, ma gli abitanti della zona temono che l’impianto di LNG potrebbe aggravare la già critica scarsità d’acqua e aumentare l’inquinamento atmosferico. Secondo una valutazione dell’impatto ambientale (VIA) del 2021, la centrale necessiterebbe fino a 12.000 metri cubi di acqua al giorno, equivalenti ai bisogni idrici di circa 49.000 residenti di Chachoengsao.

Un quadro allarmante si aggiunge a quanto già difficile. Nel 2019 e nel 2020, diversi agricoltori hanno dovuto fronteggiare una delle peggiori siccità degli ultimi anni, che ha colpito oltre 133.000 ettari di terre agricole, causando danni stimati in 9,8 miliardi di baht (circa 301 milioni di dollari). Le autorità locali hanno rivelato di essersi trovate a corto di acqua potabile per le fattorie e le fabbriche a causa dell’estrema scarsità.

La situazione potrebbe peggiorare ulteriormente con l’arrivo di un previsto Super El Niño, che ha spinto il ministro dell’Agricoltura thailandese a consigliare agli agricoltori di piantare colture a breve termine che richiedono meno acqua. Quest’ultimi temono che il nuovo impianto di LNG possa spingerli ancora più vicino alla crisi idrica. Nathawan Handi, gestore di una collettiva agricola nella zona, ha affermato: “Se costruissero l’impianto Burapa, perderemmo troppa acqua. Non ci sarebbe abbastanza per tutti”.

Fonti ufficiali, come il World Resources Institute e il dipartimento agrario thailandese, mettono in evidenza l’urgenza della questione. Secondo un rapporto del 2024, gli ecosistemi agricoli della provincia sono già a rischio moderato-alto di siccità. A ciò si aggiungono le crescenti industrie nella regione, che richiedono una fornitura idrica sempre più consistente. Gli studi mostrano che l’uso industriale dell’acqua è aumentato esponenzialmente negli ultimi due decenni, portando a una domanda stimata di oltre 919 milioni di metri cubi entro il 2034.

L’impianto Burapa, che successivamente ha sostituito un vecchio piano per una centrale a carbone, ha riacquistato forza nel 2019 quando National Power Supply ha chiesto di cambiare la fonte di alimentazione dal carbone al LNG. Questo cambiamento si è rivelato cruciale, poiché ha portato a un’approvazione rapida della VIA nel 2021.

Nonostante le preoccupazioni legate alla salute e all’ambiente, il governo tailandese continua a spingere per costruire una terza terminal per LNG, nonostante la capacità esistente non venga ancora sfruttata appieno. Il fabbisogno di gas naturale e le sue implicazioni ambientali, come l’emissione di sostanze tossiche e particelle fini, continuano a sollevare interrogativi tra gli agricoltori locali.

Nel tentativo di far sentire la loro voce, un gruppo di attivisti ha marciato per oltre 125 chilometri fino a Bangkok, cercando di presentare una petizione al governo. “Le autorità ci dicono ogni anno di fermare l’agricoltura a causa della scarsità d’acqua. Perché permettere la costruzione di un nuovo impianto a combustibili fossili?”, ha affermato una delle manifestanti, Pimjee Rakachaemkeat.

Le tensioni tra le esigenze industriali e agricole sono destinate ad aumentare. I cittadini di Chachoengsao continuano a chiedere risposte. La salute della comunità e dell’ambiente è a rischio, rendendo questa una battaglia cruciale per la sostenibilità futura della regione.

Fonti:
– World Resources Institute
– Ministero dell’Agricoltura e Cooperazione della Thailandia
– Friends of Bangpakong

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