Corridoio climatico in Kirghizistan: protezione per leopardi delle nevi e pastori.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Il Corridoio Ecologico di Ak Ilbirs in Kyrgyzstan
Un’area montuosa ad alta quota nel centro del Kyrgyzstan è stata ufficialmente designata come corridoio ecologico di Ak Ilbirs. Questo corridoio collega aree protette, offrendo ai leopardi delle nevi e ad altre specie selvatiche la possibilità di muoversi in risposta ai cambiamenti climatici. A differenza delle aree protette tradizionali, il corridoio consente pratiche di pastorizia, silvicoltura e altri utilizzi del territorio, mantenendo un sistema di monitoraggio per garantire il rispetto delle normative di pascolamento e altre esigenze ambientali.
Progettato attraverso modelli climatici previsti fino al 2070, il corridoio protegge più del 60% dell’habitat idoneo per leopardi delle nevi, pecore argali, ibex asiatici e lupi grigi. Inoltre, ONG locali stanno formando i pastori per sviluppare fonti di reddito alternative come l’apicoltura e la coltivazione di frutta e verdura, mentre ranger volontari monitorano la fauna e vigilano su attività illegali.
Le Sfide per i Leopardi delle Nevi
I leopardi delle nevi si aggirano sulle creste rocciose dell’Asia Centrale, sfuggendo in paesaggi così impervi che i ricercatori riescono a catturare solo rari rapidi scorci attraverso trappole fotografiche. Questi felini sono noti come “fantasmi delle montagne” dai locali.
La loro natura elusiva, unita ai paesaggi remoti che abitano, rende difficile contarli. Si stima che nei 12 paesi in cui sono presenti rimangano tra i 3.500 e i 7.500 leopardi delle nevi (Panthera uncia). L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) classifica questa specie come vulnerabile all’estinzione. In Kyrgyzstan, dove il leopardo delle nevi è un simbolo nazionale, si pensa che vivano circa 300 esemplari.
L’ecocorridoio di Ak Ilbirs copre circa 800.000 ettari (quasi 2 milioni di acri) di terreni prati, foreste e altri ecosistemi in 14 comuni rurali. Il termine “Ak Ilbirs” significa “leopardo bianco” in kirghiso. Questo corridoio, creato nel 2025, è il primo nella regione progettato tenendo in considerazione il futuro clima, e consente alle persone di continuare a vivere e lavorare all’interno del suo perimetro.
Maarten Hofman, un funzionario del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), ha affermato che progetti come questo offrono speranza, poiché indicano cambiamenti sia a livello politico che nella mentalità delle persone. Questo corridoio è formalizzato dal progetto CAMCA (Central Asian Mammals and Climate Adaptation), un’iniziativa pluriennale che ha riunito agenzie governative kirghise, scienziati dell’Università Humboldt di Berlino e due gruppi di conservazione locali.
Un Modello Innovativo per la Conservazione
La necessità di un corridoio ecologico è evidente, in quanto i leopardi delle nevi sono indicatori di un ecosistema montano sano. Come predatori al vertice della catena alimentare, dipendono da popolazioni di prede, principalmente ungulati selvatici come le pecore argali e gli ibex asiatici.
Le aree montane dell’Asia Centrale, però, stanno affrontando crescenti pressioni. I ghiacciai che alimentano le sorgenti stanno diminuendo, le piogge sono meno prevedibili e la qualità dei pascoli è in declino. Questo degrado costringe i pastori a spostare il bestiame più in alto nei monti, competendo con la fauna selvatica per il cibo. Quando la preda selvatica scarseggia, i leopardi delle nevi cacciano animali domestici, il che porta a uccisioni ritorsive da parte dei pastori.
Le attività di bracconaggio rappresentano un’altra minaccia; i bracconieri cacciano i leopardi per le loro pellicce, ossa e altre parti del corpo, che vengono contrabbandate per l’uso nella medicina tradizionale cinese. Nel 2024, il Kyrgyzstan ha aumentato la multa per l’uccisione di un leopardo delle nevi a 2 milioni di som, un deterrente significativo.
Per affrontare queste sfide, i ricercatori della Humboldt University di Berlino hanno mappato le aree attuali di quattro specie target: leopardi delle nevi, pecore argali, ibex asiatici e lupi grigi. Hanno utilizzato immagini di trappole fotografiche e avvistamenti di fauna per rilevare dati ambientali in una varietà di fattori come elevazione e copertura vegetale.
A poco più di un anno dall’istituzione del corridoio, non esistono studi dedicati che documentino i movimenti dei leopardi tra le aree protette, ma è in atto un programma di monitoraggio. Le osservazioni dei pastori hanno già indicato una maggiore presenza di fauna selvatica nelle aree del corridoio rispetto a quelle esterne.
Il corridoio ecologico di Ak Ilbirs ha uno status ufficiale di area protetta, ma funziona in modo diverso rispetto alle aree protette tradizionali. Mentre molte di queste ultime escludono le persone, il corridoio non lo fa e si basa su un approccio regolatorio piuttosto che restrittivo.
Decidere come gestire le attività all’interno del corridoio implica tenere conto della fauna che si intende proteggere. Circa un quarto delle aree pascolive è riservato come zone di non pascolo, e ci sono divieti stagionali di pascolo in periodi chiave. In questo modo si spera di garantire una gestione sostenibile del territorio.
I cambiamenti richiesti alle comunità locali, storicamente legate all’allevamento, possono essere impegnativi. Tuttavia, iniziative come la formazione in apicoltura e agricoltura sostenibile stanno dimostrando che è possibile adattarsi alle nuove esigenze. Un’indagine ha rivelato che le famiglie coinvolte nella conservazione hanno redditi più diversificati e meno dipendenza dal bestiame.
Nel complesso, il corridoio ecologico di Ak Ilbirs rappresenta un modello innovativo per la conservazione in un contesto di cambiamento climatico e sfide economiche, offrendo un equilibrio tra la protezione degli ecosistemi e il benessere delle comunità locali.
Fonti ufficiali:
– IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura)
– UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente)
– Progetto CAMCA (Central Asian Mammals and Climate Adaptation)
Per ulteriori dettagli sulla scheda del progetto e per seguire gli sviluppi dei leopardi delle nevi, visitare i siti ufficiali delle organizzazioni coinvolte e i database di monitoraggio della biodiversità.
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