Costi in aumento, pesci in calo e mare in disputa: sfide dei pescatori vietnamiti.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

I pescatori del Vietnam si trovano ad affrontare crescenti costi, cali nelle catture e un mare contestato. L’aumento dei prezzi del carburante ha costretto molti pescherecci a rimanere a riva, causando una diminuzione del 18,9% nelle attività di pesca rispetto all’anno precedente. Questa crisi, innescata dalla guerra in Iran, ha generato pressioni economiche e ambientali sui pescatori vietnamiti, già alle prese con la pesca insostenibile e illegale, i cambiamenti climatici e le pressioni internazionali per una migliore sorveglianza della pesca.

La crisi del carburante si è aggiunta alla scarsità di risorse ittiche in mare, con pescatori costretti a fare i conti con la minaccia della flotta cinese e le richieste europee di una maggiore conformità alle normative sulle attività di pesca. La Commissione europea ha emesso al Vietnam una “carta gialla” nel 2017 per le mancanze nelle politiche di sorveglianza della pesca, minacciando di ridurre le esportazioni di prodotti ittici verso l’Unione Europea. Il governo vietnamita si è impegnato a migliorare la gestione della pesca per evitare una possibile “carta rossa” che comporterebbe un divieto di importazione di pesce marino.

La flotta peschereccia vietnamita si trova quindi in una situazione delicata, costretta a navigare in acque contestate per difendere le rivendicazioni territoriali del paese, mentre cerca di rispettare le normative internazionali sulla pesca sostenibile. Queste pressioni hanno portato a una diminuzione delle attività di pesca, causando disagi economici e sociali per i pescatori vietnamiti che si trovano a dover affrontare una situazione sempre più difficile.

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