Countries at Pacific summit reduce tuna fishing closures, with limited conservation successes.
Pubblicato il da Redazione - Green
Decisioni Cruciali dell’IATTC in Panama
Tra il 1 e il 5 settembre 2023, la Commissione Interamericana del Tonno Tropicale (IATTC) ha tenuto la sua annuale riunione a Panama, dove i membri hanno raggiunto importanti accordi riguardanti la gestione delle popolazioni di tonno nell’Oceano Pacifico orientale. La commissione ha deciso di ridurre da 72 a 64 giorni il periodo di chiusura annuale alla pesca.
Questa decisione arriva in seguito ai consigli forniti dal comitato scientifico dell’IATTC, rappresentando un compromesso tra le pressioni degli Stati Uniti per mantenere la chiusura originale e le richieste di alcuni paesi latinoamericani per una riduzione più marcata. I membri hanno anche concordato di avviare la discussione per adottare nel 2026 una strategia a lungo termine per la raccolta di tonno bigeye (Thunnus obesus).
Un Anno Record per il Tonno Tropicale
L’anno 2024 ha segnato un record storico per le catture di tonno tropicale nell’Oceano Pacifico orientale, trainato da un aumento significativo della cattura di skipjack (Katsuwonus pelamis). Le riserve ittiche vengono considerate sane, il che ha portato alcuni paesi latinoamericani a richiedere un allungamento della stagione di pesca.
Questa situazione ha avuto un notevole impatto sul dibattito. La decisione finale di stabilire la chiusura di 64 giorni, che entrerà in vigore nel 2026, è stata accolta con favore dagli esperti, sottolineando l’importanza di seguire i consigli scientifici. Secondo Pablo Guerrero, direttore della conservazione marina presso WWF Ecuador, è fondamentale che venga seguita l’evidenza scientifica per garantire una pesca sostenibile.
Nonostante questo progresso, le trattative sulla chiusura e le questioni di bilancio hanno monopolizzato l’incontro, portando a una mancanza di tempo per affrontare proposte di conservazione cruciali. Guerrero ha descritto la riunione come priva di importanti successi per la conservazione.
È stata comunque raggiunta una certa intesa per avanzare verso l’adozione di strategie per il raccolto di tonno bigeye entro il 2026, sebbene un rappresentante di un’organizzazione non governativa abbia evidenziato che questa fase avrebbe potuto essere completata quest’anno.
Le misure adottate includono anche la rimozione della chiusura del “corralito”, una zona marina di grande importanza ecologica, che sarebbe stata messa in discussione da alcune proposte. La chiusura temporale e spaziale — rappresentata dalla regola dei 64 giorni e dalla chiusura del corralito — si applicherà solo ai pescherecci a circuizione, il che è in grado di catturare circa il 90% del tonno nell’Oceano Pacifico orientale.
In questo contesto, le regole relative ai dispositivi di aggregazione dei pesci (FADs) sono state ulteriormente affinate per limitare il loro impatto ecologico. I FADs sono spesso utilizzati nella pesca del tonno e possono causare rischi ambientali significativi. Le nuove norme consentono ai pescherecci di mantenere contatti con i FADs non attivi, facilitando così il recupero degli stessi, un’azione di conservazione di notevole rilevanza.
Opposizioni e Sfide nella Conservazione
La riunione ha visto anche il tentativo dell’Unione Europea di promuovere misure più severe per la protezione degli squali, che non ha avuto successo a causa dell’opposizione da parte dei membri est asiatici. Un aspetto critico discusso è stato il tema della copertura degli osservatori sulla pesca a lungo raggio. Attualmente, solo il 5% degli sforzi di pesca dei lunghi è monitorato, una situazione che non soddisfa le aspettative degli esperti in materia di sostenibilità.
Guerrero ha descritto come frustrante la posizione di Stati come Cina e Giappone, che hanno fermamente opposto qualsiasi incremento del monitoraggio. Una preoccupazione simile è stata espressa riguardo alla protezione degli squali, dove le attuali normative della IATTC sono considerate troppo permissive, consentendo eccezioni che potrebbero vanificare gli sforzi di riduzione dello “shark finning”.
Infine, è emersa la necessità di perfezionare le normative riguardanti i FADs per garantire una pesca equa e sostenibile. Gli attivisti hanno chiesto un matrimonio più saldo tra conservazione e sviluppo economico, evidenziando come la gestione sostenibile delle risorse ittiche possa essere un’opportunità per garantire il futuro degli ecosistemi marini.
In questo contesto, tutti gli stati membri sono chiamati a collaborare e a prendere misure significative per la salvaguardia della biodiversità marina, responsabile non solo della conservazione delle specie ma anche dell’economia di comunità costiere in tutto il mondo.
Fonti ufficiali:
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