Curricolo verticale: una soluzione trascurata per combattere l’abbandono scolastico secondo il CIDI.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Il Ritorno del Curricolo Verticale nella Scuola Italiana
Le recenti Indicazioni nazionali per il primo ciclo e i licei hanno riportato in primo piano il tema del curricolo verticale. Proprio in questo periodo, una delle più importanti realtà associative nel panorama educativo, il CIDI (Centro Iniziativa Democratica Insegnanti), ha avviato diverse iniziative per affrontare questa tematica.
Ne parliamo con Valentina Chinnici, presidente del CIDI, Mario Ambel, linguista e già presidente dell’Irrsae Piemonte, e Carlo Fiorentini, esperto in educazione scientifica. “Quest’anno celebriamo un’importante ricorrenza,” afferma Chinnici. “Esattamente 20 anni fa, il CIDI ha ufficializzato il concetto di curricolo verticale. Questo modello evidenzia pratiche didattiche che si collegano alle culture delle Indicazioni precedenti, ancorate al quadro concettuale della complessità.”
La presidente continua: “Le attuali Indicazioni della Commissione Perla sembrano tendere verso un appiattimento e semplificazione, contrastando con le realtà delle nostre classi, dove convivono studenti con esigenze e storie diverse.” È importante ricordare che la “cultura” del curricolo verticale ha radici più profonde, risalendo a ben prima degli anni ’80.
L’importanza della Prospettiva Curricolare
Fiorentini sottolinea l’importanza storica del tema: “Recentemente, ho riletto un testo di Clotilde Pontecorvo e Luisa Fusé, pubblicato nel 1981, dove si discuteva l’interazione fra la prospettiva curricolare e il dibattito sui nuovi programmi scolastici. Con l’introduzione delle norme sull’autonomia scolastica, la terminologia è cambiata; ora parliamo di ‘Indicazioni’, che esortano docenti e scuole a costruire un curricolo che rispetti le esigenze degli studenti e del territorio.”
È cruciale, a questo punto, differenziare tra “scuola del programma” e “scuola del curricolo”. Le parola assumono significati molteplici e per il CIDI, come per tutte le forze educative democratiche, la nuova concezione si basa sull’idea di mettere al centro gli studenti anziché le discipline impartite. Le discipline diventano strumenti fondamentali per la formazione personale e professionale degli studenti.
Ambel, con una lunga carriera nel settore dell’educazione linguistica, ha contribuito a sviluppare l’idea del curricolo verticale all’interno del CIDI. “Le nuove Indicazioni, sia per il primo ciclo sia per i licei, dovrebbero facilitare la costruzione di un curricolo verticale,” afferma. Tuttavia, Ambel mette in guardia: “Oggi, nel CIDI e in altre associazioni, ci si interroga su come pianificare un curricolo nel contesto delle Indicazioni. Esploriamo quali siano i margini di libertà effettiva nei nostri interventi didattici.”
La questione rimane complessa. Ambel racconta di come, nella sua esperienza di insegnante, le sue idee di educazione linguistica democratica spesso risultino in contrasto con quanto delineato nelle nuove Indicazioni. “Come docente, mi chiedo quanto possa essere flessibile il mio insegnamento, soprattutto se ci sono elementi nelle Indicazioni che non sono parte dei canoni prescrittivi,” aggiunge. “Se ci sono parti non prescrittive, sarebbero da rivedere.”
Un altro tema cruciale è l’adozione dei libri di testo. Il Ministro ha recentemente ribadito che i testi scolastici devono essere conformi alle Indicazioni. “Nella scuola primaria,” osserva Fiorentini, “c’è ancora la possibilità di non adottare libri tradizionali e optare per materiali alternativi. Se un insegnante è consapevole del suo ruolo, dovrebbe considerare questa opzione.”
Chinnici rileva: “Il settore editoriale ha sollevato forti posizioni. Alcuni editori affermano di non voler essere meri esecutori delle normative governative, e ci sono anche case editrici indipendenti che propongono visioni differenti. In Sicilia, ad esempio, la casa editrice Palumbo ha organizzato seminari importanti per discutere l’idea che i libri di testo debbano seguire rigidamente le Indicazioni.”
È fondamentale non tornare indietro su questioni di rilevanza fondamentale. “L’impostazione della didattica della storia suggerita dalla Commissione Perla,” conclude Chinnici, “è totalmente inaccettabile, poiché si basa su una visione di storia limitata all’identità e alla supremazia occidentale. Inoltre, trascura l’importanza del riconoscimento dell’uso delle fonti, che è da decenni considerato essenziale per un insegnamento di qualità.”
Per approfondire ulteriormente, è possibile consultare le fonti ufficiali come:
- Ministero dell’Istruzione e del Merito
- CIDI – Centro Iniziativa Democratica Insegnanti
- Indicazioni Nazionali per il Curricolo
Non perderti tutte le notizie di Scuola e Università su Blog.it