Da 400 siti a 52 concessioni: cosa è cambiato nel gioco online italiano dopo la riforma
Pubblicato il da Serena Siino - Lifestyle
Alle 7 del mattino del 13 novembre 2025 il gioco online italiano ha cambiato volto. Quel giorno sono diventate operative le nuove concessioni rilasciate dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), e il mercato è passato da circa 400 siti autorizzati a 52 concessioni, assegnate a 46 società. Per molti utenti il cambiamento si è tradotto in un’email, un nuovo contratto da accettare o un marchio sparito dal telefono. Dietro, però, c’è la riforma più profonda del settore da oltre un decennio.
Il contesto spiega perché. Nel 2025 la raccolta del gioco online ha raggiunto 100,8 miliardi di euro, in crescita del 9,5% rispetto all’anno precedente. Significa che circa sei euro su dieci giocati in Italia passano ormai dal canale digitale. Un mercato di queste dimensioni, secondo il legislatore, aveva bisogno di regole più strette, di meno intermediari e di controlli più diretti.
Una concessione che costa 35 volte di più
La base normativa è il decreto legislativo 41/2024, che ha riordinato il gioco a distanza. Il cambiamento più visibile riguarda il prezzo d’ingresso: una concessione costa oggi 7 milioni di euro, versati in due tranche da 4 e 3 milioni, contro i circa 200.000 euro del sistema precedente. Le nuove concessioni hanno durata di nove anni.
L’effetto è stato una selezione naturale. Solo gli operatori con una struttura finanziaria solida hanno potuto partecipare, e il settore si è consolidato attorno a un numero più ristretto di gruppi. Per lo Stato la gara ha significato un incasso di circa 364 milioni di euro, oltre le previsioni iniziali.
La fine delle «skin»
Fino al 2025 una stessa concessione poteva alimentare più siti con nomi e grafiche diversi, le cosiddette skin. Era una pratica diffusa, che moltiplicava i marchi visibili senza aumentare il numero di soggetti realmente responsabili. La riforma l’ha eliminata: oggi ogni concessione corrisponde a un solo sito.
Per gli utenti il passaggio non è stato indolore. Tra l’8 e il 31 ottobre 2025 chi aveva un conto su una piattaforma destinata a chiudere doveva completare la migrazione verso il nuovo concessionario, ma secondo le stime del settore oltre il 60% dei titolari di conti attivi non lo ha fatto in tempo. Per ritirare i fondi rimasti sui siti non rinnovati c’era tempo fino al 31 dicembre 2025.
Cosa serve oggi per aprire un conto di gioco
La riforma ha rafforzato soprattutto l’identificazione. Il conto di gioco può essere aperto con SPID di livello 2 o superiore, con la Carta d’identità elettronica oppure con il metodo tradizionale, cioè copia del documento e codice fiscale. Al momento dell’attivazione, l’utente deve fissare i propri limiti di deposito. Sono questi i passaggi obbligatori per chi intende registrarsi su una piattaforma con concessione ADM e giocare alle slot machine, così come per accedere alle scommesse sportive o ai giochi di carte.
Cambiano anche le regole sul contante. Le ricariche non tracciabili effettuate nei punti vendita fisici non possono superare i 100 euro a settimana. È una misura pensata per rendere più trasparenti i flussi di denaro, e che va nella stessa direzione del resto del Paese: i dati della Banca d’Italia confermano la crescita dei pagamenti digitali, con carte di debito e prepagate che superano ormai il 71% delle transazioni elettroniche e bonifici istantanei passati da 15 a 100 milioni di operazioni a trimestre in tre anni.
Bonus e comunicazione, un confine da chiarire
Uno dei nodi più delicati resta quello della comunicazione. In Italia la pubblicità del gioco è vietata dal Decreto Dignità del 2018, ma il rapporto tra bonus e promozioni ha generato dubbi interpretativi per anni. A giugno 2026 è arrivato un chiarimento di ADM che distingue tra i bonus previsti dalla normativa di settore, ammessi se comunicati in modo informativo, e le pratiche commerciali pensate per incentivare il gioco, che restano vietate.
È un chiarimento che riguarda soprattutto gli operatori, ma che ha effetti anche sugli utenti: le condizioni dei bonus devono essere presentate in modo chiaro e senza toni promozionali.
Più strumenti di tutela
La riforma introduce anche nuovi obblighi economici e tecnici. Ogni concessionario deve destinare lo 0,2% dei propri ricavi a iniziative di gioco responsabile. Accanto all’autoesclusione totale, che blocca l’accesso a tutti i siti autorizzati, è stata prevista l’autoesclusione parziale, con avvio fissato al 31 gennaio 2026.
Gli operatori hanno avuto sei mesi, fino al 14 maggio 2026, per adeguare i propri sistemi alle nuove regole tecniche e integrare i controlli richiesti da ADM. Da quella data il nuovo assetto è pienamente operativo.
I numeri di un mercato che continua a crescere
Le cifre del 2025 aiutano a capire la portata del settore. La raccolta complessiva del gioco in Italia, fisico e online, è stata di 165,3 miliardi di euro, con entrate per l’Erario pari a 11,47 miliardi. Casinò virtuali e giochi di carte online hanno raccolto da soli 81,2 miliardi, generando 875 milioni di euro di entrate fiscali. Nel corso dell’anno sono stati aperti 6,2 milioni di nuovi conti di gioco, e le ricariche hanno superato i 13,2 miliardi.
Va ricordato che la raccolta non coincide con la spesa reale dei giocatori: gran parte di quanto giocato torna sotto forma di vincite. È però l’indicatore che meglio misura il volume di attività, e mostra un mercato che ha continuato a crescere anche mentre le regole diventavano più severe.
Meno insegne, più responsabilità
A quasi un anno dall’avvio delle nuove concessioni, il bilancio è quello di un mercato più piccolo nel numero di marchi ma più concentrato e più controllato. Gli operatori che sono rimasti hanno investito cifre importanti per restarci, e le regole su identificazione, limiti e contante hanno reso il percorso dell’utente più tracciabile.
Resta aperta la sfida dell’offerta illegale, che non paga concessioni né rispetta limiti, e che la riduzione dei siti autorizzati potrebbe rendere più visibile agli occhi di chi non conosce il sistema. Per orientarsi, lo strumento più semplice è anche il più ufficiale: ADM pubblica sul proprio portale l’elenco dei concessionari autorizzati al gioco a distanza, che permette di verificare in pochi secondi se un sito opera legalmente in Italia.
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