Dalla spiaggia alla scrivania: come cambia il nostro cervello quando finiscono le vacanze
Pubblicato il da Serena Siino - aggiornato il - Lifestyle
Fino a pochi giorni fa la sveglia non era una priorità, le giornate scorrevano senza orari rigidi e il tempo sembrava avere un ritmo completamente diverso. Poi, improvvisamente, tornano la sveglia, il traffico, le email, le riunioni e la lista delle cose da fare. È il momento del rientro dalle vacanze, quella fase in cui passare dalla spiaggia alla scrivania può sembrare molto più faticoso di quanto ci aspettassimo.
Non è soltanto una questione di poca voglia di lavorare. Durante le vacanze cambiano infatti abitudini, ritmi del sonno, esposizione alla luce, attività fisica e quantità di stress. Il cervello si abitua rapidamente alla nuova situazione e, quando la routine ricomincia, ha bisogno di tempo per riadattarsi.
In vacanza il cervello cambia ritmo
Quando siamo lontani dalla routine quotidiana diminuiscono spesso gli stimoli associati agli obblighi e alle scadenze. Non significa che il cervello smetta di lavorare: semplicemente cambia il tipo di attenzione che gli viene richiesta.
Una giornata trascorsa tra mare, passeggiate, conversazioni e attività piacevoli può lasciare più spazio a momenti di pausa e a una minore pressione sulle prestazioni. Il risultato è che, al rientro, la normale quantità di impegni può apparire improvvisamente molto più pesante.
È anche per questo che nei primi giorni di lavoro possiamo avere la sensazione di essere meno concentrati, più irritabili o mentalmente affaticati. Nella maggior parte dei casi si tratta di una fase transitoria legata al cambiamento delle abitudini.
Il sonno è uno dei primi a risentirne
Durante le vacanze gli orari possono diventare più flessibili: si va a letto più tardi, ci si sveglia senza la sveglia e magari si recupera il sonno perso durante l’anno. Quando ricomincia il lavoro, invece, l’orario della sveglia torna improvvisamente fisso.
Il nostro organismo possiede un proprio orologio biologico, il ritmo circadiano, che regola anche il ciclo sonno-veglia. Cambiare bruscamente gli orari può quindi lasciare per alcuni giorni una sensazione simile a quella del jet lag, anche senza aver preso un aereo.
Anticipare gradualmente l’orario in cui si va a dormire e mantenere orari regolari può aiutare il corpo a ritrovare il proprio equilibrio.
Perché il lavoro sembra più pesante dopo le ferie
Il contrasto è probabilmente uno degli elementi che percepiamo maggiormente. Dopo giorni in cui abbiamo potuto scegliere cosa fare e quando farlo, tornare a orari prestabiliti e responsabilità può generare una sensazione di perdita improvvisa della libertà.
A questo si aggiunge il carico cognitivo. Il cervello deve nuovamente gestire appuntamenti, scadenze, messaggi, informazioni e decisioni. Nei primi giorni può quindi essere utile evitare di concentrare tutto immediatamente: riprendere gradualmente aiuta a ridurre la sensazione di essere sommersi.
Il buonumore delle vacanze non deve finire con le vacanze
Le vacanze possono avere effetti positivi sul benessere proprio perché interrompono temporaneamente la routine e permettono di dedicare più tempo ad attività piacevoli, relazioni sociali e recupero.
Il problema nasce quando pensiamo che tutto questo debba necessariamente terminare il giorno del rientro. Mantenere alcune piccole abitudini conquistate durante le ferie può invece rendere più morbido il passaggio alla vita quotidiana.
Una passeggiata dopo il lavoro, una cena senza telefono, qualche ora all’aperto nel fine settimana o semplicemente continuare a dedicare tempo alle persone con cui siamo stati bene possono diventare piccoli “pezzi” di vacanza inseriti nella routine.
La vera soluzione è non aspettare la prossima estate
Il rientro dalle ferie può diventare anche un’occasione per capire quali aspetti della vita quotidiana ci pesano maggiormente. Se dopo ogni vacanza proviamo la stessa sensazione di enorme sollievo e, al ritorno, una forte insofferenza, forse il problema non è soltanto la fine delle ferie.
Può essere utile chiedersi quali elementi delle vacanze ci hanno fatto stare meglio: dormire di più, avere meno appuntamenti, stare all’aria aperta, muoversi maggiormente, vedere gli amici o semplicemente avere più tempo per noi stessi. Alcune di queste cose possono essere mantenute anche durante l’anno.
Il cervello, infatti, non ha bisogno necessariamente di due settimane di mare per recuperare. Ha bisogno soprattutto di pause regolari, sonno adeguato, movimento, relazioni e momenti nei quali non deve continuamente rispondere a richieste e stimoli.
La vacanza finisce quando torniamo alla scrivania, ma il benessere che abbiamo sperimentato non deve necessariamente finire con lei. Il vero obiettivo del rientro potrebbe essere proprio questo: non aspettare un altro anno per concedersi nuovamente un po’ di quella leggerezza.