De Mauro e l’insegnamento della grammatica: Loiero smentisce le dichiarazioni su spontaneismo espressivo

Pubblicato il da Redazione - Scuola e Università

De Mauro e l’insegnamento della grammatica: Loiero smentisce le dichiarazioni su spontaneismo espressivo

Recentemente, il ministro Valditara ha dichiarato in un’intervista al Foglio che è necessario superare lo “spontaneismo espressivo” nel sistema scolastico, un fenomeno che, secondo lui, ha indebolito l’insegnamento della grammatica e della sintassi fin dai tempi di De Mauro e Berlinguer.

Ma qual è la verità dietro a queste affermazioni?

Ne abbiamo discusso con Silvana Loiero, ex dirigente scolastica e segretaria nazionale del GISCEL (Gruppo Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica) dal 2018 al 2022. Questa storica associazione, fondata negli anni ’70 grazie alla spinta di Tullio De Mauro, ha come obiettivo quello di migliorare l’insegnamento della lingua italiana.

La Distorsione della Realtà Linguistica

Loiero sostiene che l’idea che De Mauro abbia mai proposto di eliminare la grammatica dalla scuola sia una distorsione facilmente smontabile: chi afferma ciò non ha letto i suoi scritti. In realtà, De Mauro ha distinto tra due aspetti della grammatica: quello implicito, che riguarda l’uso quotidiano e naturale della lingua, e quello esplicito, concernente lo studio delle regole grammaticali. Non ha mai escluso l’importanza della grammatica, ma ha sempre sottolineato la necessità di insegnarla in modo contestualizzato.

A partire dagli inizi degli anni ’70, De Mauro ha osservato come diversi manuali di grammatica siano stati introdotti nelle scuole. Questi testi, sebbene presentati come innovativi, erano spesso solo una riproposizione delle grammatiche precedenti, stucchevolmente cariche di terminologia specialistica. L’illusione di migliorare l’insegnamento attraverso la semplice introduzione di nuove etichette non ha mai affrontato il cuore del problema: la formazione degli insegnanti e l’evoluzione delle pratiche didattiche.

Negli anni, De Mauro ha evidenziato che una riflessione grammaticale efficace deve andare oltre le definizioni astratte e servire come strumento per il reale utilizzo della lingua. Le grammatiche scritte, pur essendo importanti, non devono ostacolare l’apprendimento pratico.

Insegnare Grammatica: Oltre le Regole

La lingua è un organismo vivente che cambia e si adatta. Ognuno dovrebbe insegnare la grammatica in modo che diventi uno strumento di comprensione e non solo una serie di regole rigide. La vera competenza linguistica si sviluppa attraverso l’esperienza pratica: lettura, scrittura e riflessione. Pertanto, nelle classi di scuola primaria, De Mauro raccomandava di limitare l’uso della terminologia, concentrandosi invece sulla pratica viva della lingua.

Successivamente, nella scuola secondaria di primo grado, l’obiettivo dovrebbe essere quello di consolidare le basi grammaticali senza forzare anticipazioni. Le competenze grammaticali si costruiscono nel contesto dell’uso reale della lingua, integrando le conoscenze di varietà d’uso e confronti con altre lingue.

Per quanto riguarda la scuola secondaria di secondo grado, De Mauro promuoveva l’adozione di una grammatica scientifica. Questi percorsi dovrebbero incoraggiare l’apprendimento delle strutture linguistiche in modo critico, fornendo strumenti per comprendere non solo l’italiano, ma anche le lingue in generale. La priorità non è la quantità di contenuti, ma la profondità e la qualità di insegnamento.

La questione resta quindi quella dell’insegnamento linguistico nelle nuove Indicazioni Nazionali del 2025. La proposta educativa sembra ripetere errori del passato, presentando termini astratti senza garantire la solidità dei percorsi didattici. Alcuni esperti allertano su un approccio che polarizza eccessivamente tra “regole” e “spontaneità”. De Mauro, al contrario, sottolineava l’importanza di integrare le regole linguistiche nella pratica dell’apprendimento.

Attraverso le “Dieci tesi sulla educazione linguistica democratica”, redatte negli anni ’70, si evidenzia un ruolo importante della grammatica, che non può essere considerato secondario. De Mauro stesso, in merito, affermava che l’antigrammaticalismo non consiste nell’alleggerire il curriculum alle scuole primarie, ma nel garantire una solida formazione grammaticale nelle fasi superiori dell’istruzione.

In sintesi, il vero vulnus è rappresentato dall’adozione di modelli educativi che non tengono contezza della necessità di una grammatica ben fondata nelle scuole superiori. Come reiterato da esperti del settore, la vera sfida risiede nell’implementare un insegnamento che, pur rispettando la vitalità della lingua, riconosca l’importanza di una formazione grammaticale rigorosa e contestualizzata.

Fonti ufficiali:

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