Dibattito sui dirigenti scolastici: lacune e opportunità da esplorare.
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
Dibattito sul Reclutamento dei Dirigenti Scolastici: Un’Analisi Necessaria
Il recente dibattito sul reclutamento dei dirigenti scolastici ha sollevato molte questioni, soprattutto riguardo alle procedure ordinarie e riservate. Tuttavia, c’è un elemento che merita attenzione e che è spesso trascurato: la condizione dei dirigenti già in servizio, tanti dei quali operano lontano dalle loro famiglie, senza reali possibilità di rientro.
Questa situazione non è emersa recentemente, ma è il risultato di scelte accumulate nel tempo. Dalla competitività del concorso nazionale del 2017, che ha contribuito a un forte squilibrio territoriale, fino alle successive immissioni in ruolo, le criticità si sono moltiplicate. A ciò si aggiunge il problema dei concorsi banditi in regioni già sature e la riduzione degli organici dovuta a un sistema di dimensionamento inefficace, oltre al rallentamento del turnover dovuto all’innalzamento dell’età pensionabile.
Il Dilemma della Mobilità e delle Assunzioni
I dirigenti scolastici che lavorano fuori regione si trovano in una situazione difficile, costretti a gestire il proprio ruolo in un contesto di isolamento geografico e sociale. Una condizione che ha ripercussioni sia economiche che personali, rendendo difficile un reinserimento nel proprio territorio di origine.
Spesso, le proposte di proroga della mobilità per il 100% dei posti vacanti vengono presentate come una soluzione. Tuttavia, l’esperienza recente dimostra che se i posti disponibili sono limitati da accantonamenti e nuove immissioni, il 100% di zero rimane zero. In molte regioni, la mobilità interregionale si è rivelata praticamente inapplicabile.
È fondamentale sottolineare che, secondo il decreto legislativo 165 del 2001, prima di procedere alle nuove assunzioni, le amministrazioni pubbliche devono garantire la mobilità a chi è già in servizio. Questo principio dovrebbe essere il fondamento della gestione del personale, ma nel caso dei dirigenti scolastici, è stato progressivamente alterato. Prima si programmano le assunzioni, ora estese anche agli idonei delle graduatorie, e solo successivamente si apre, in via eccezionale, uno spazio per la mobilità. Questo approccio crea un paradosso: si amplia l’accesso al ruolo, ma si rende praticamente impossibile il rientro per chi ha già un lungo percorso alle spalle.
Rappresentare il dibattito come uno scontro tra “riservati” e “ordinari” non porta a un reale confronto costruttivo. Manca una gerarchia chiara tra mobilità e reclutamento, ed è urgente un intervento strutturale per evitare che ogni nuova misura peggiori le attuali criticità.
È fondamentale che il sistema venga riportato a una logica di coerenza, ponendo la mobilità in una posizione prioritaria e programmando le nuove assunzioni solo in base ai posti effettivamente residui. Questo non deve essere visto come una contrapposizione tra diverse categorie, ma come un intervento per ristabilire equità e buon funzionamento della Pubblica Amministrazione.
Ignorare queste problematiche significa continuare a elaborare soluzioni parziali, generando nuove disuguaglianze anziché risolvere le questioni esistenti. La riflessione sulla condizione dei dirigenti scolastici, soprattutto quelli già in servizio lontano da casa, è quindi cruciale per garantire un sistema scolastico equo e funzionale.
La questione dei dirigenti scolastici deve essere affrontata con una nuova visione, che consideri tutte le variabili in gioco e che punti a una gestione a lungo termine, e non solo a interventi emergenziali. Solo così si potrà sperare di creare un ambiente lavorativo più giusto e accessibile per tutti.
Fonti: Decreto Legislativo 165/2001, Ministero dell’Istruzione.
Nazario Malandrino – Dirigente scolastico e vincitore del concorso 2017, attualmente in servizio fuori regione, membro del Gruppo Operativo Dirigenti Scolastici Fuori Regione “Trasparenti per l’Amministrazione”.
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