Diffondere foto dei propri figli è davvero pericoloso? Tutta la verità
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - aggiornato il - Donna
Lo sharenting: una pratica diffusa, ma rischiosa
Negli ultimi anni sempre più genitori decidono di pubblicare sui social foto e video dei propri figli, raccontando momenti della quotidianità, celebrazioni o eventi familiari. Tuttavia, questa moda, spesso conseguenza di un impulso naturale di orgoglio e condivisione, nasconde rischi seri per la privacy e la sicurezza dei bambini. Il fenomeno, noto come sharenting (fusione di “share” e “parenting”), è ormai consolidato nella vita digitale di molte famiglie.
Perché molti genitori condividono foto dei figli
Le motivazioni sono spesso innocue e benintenzionate: voglia di condividere gioie familiari con amici e parenti, manifestare affetto, celebrare tappe importanti come compleanni o primi giorni di scuola, oppure semplicemente raccontare la quotidianità. Alcune pagine sui social nascono con l’obiettivo di documentare la crescita dei bambini, condivisione di esperienze educative o riflessioni sulla genitorialità.
Spesso però la consapevolezza dei rischi effettivi è scarsa: molti sottovalutano quanto un’immagine, apparentemente innocua, possa contenere dati sensibili — non solo il volto del bambino, ma anche metadati che rivelano posizione, momenti, ambienti familiari.
I rischi reali della condivisione: privacy, sfruttamento e danni futuri
Secondo studi recenti, lo sharenting può compromettere seriamente la privacy dei minori: il 66,3% dei genitori intervistati in uno studio ha riconosciuto che condividere foto dei figli può metterli in pericolo.
Tra i pericoli più gravi vi sono lo sfruttamento sessuale e l’uso improprio delle immagini: un rapporto del 2024 ha evidenziato come la condivisione di foto di bambini sui social aumenti la probabilità di richieste di immagini a scopo sessuale da parte di sconosciuti.
Altro rischio concreto è il cosiddetto “digital kidnapping”: le immagini e i dati pubblicati possono essere utilizzati per furti d’identità, truffe o falsificazioni, anche nel lungo termine.
Non meno importante è l’impatto psicologico: molti bambini, crescendo, potrebbero sentirsi esposti, imbarazzati o privati della propria privacy. Ciò può influire sull’autostima, sulla percezione di sé e sulla libertà di controllo della propria identità digitale.
Come proteggere i bambini: raccomandazioni per una condivisione consapevole
Se proprio si desidera condividere immagini online, è importante adottare misure di protezione per tutelare la privacy dei minori. Alcuni consigli utili sono:
- Evita di mostrare il volto del bambino oppure coprilo (es. con emoji o sfocature);
- Non pubblicare dati sensibili: nome, età, luogo di residenza o frequentazione, scuola, abitudini;
- Limitare la visibilità dei post: preferire condivisioni private con famiglia e amici fidati, non profili pubblici;
- Non creare account social intestati al bambino o dedicati a lui/lei;
- Disattivare permessi inutili nelle app (fotocamera, microfono) e fare attenzione ai metadati delle foto/video che contengono informazioni sul luogo e sull’orario;
- Preferire piattaforme o servizi di condivisione protetti, con crittografia e accesso ristretto agli utenti desiderati.
È anche fondamentale educare i bambini fin da piccoli all’uso consapevole del digitale, spiegando loro che la loro immagine è un bene prezioso e che potranno decidere in prima persona quando e come condividerla.
In conclusione, la condivisione di foto e video dei figli sui social può sembrare un gesto innocente e spontaneo — un modo per raccontare la propria vita e celebrare i momenti importanti. Ma dietro quella immagine c’è spesso molto di più: dati personali, rischi potenziali per la privacy, pericoli reali legati a sfruttamento e furto d’identità, e conseguenze psicologiche da non sottovalutare. Proteggere la privacy e l’identità dei bambini dovrebbe essere una scelta consapevole e responsabile: un atto d’amore che guarda al loro presente e al loro futuro.
Fonti: