Dire basta senza sentirsi egoiste: imparare a proteggere il proprio equilibrio

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Donna

Dire basta senza sentirsi egoiste: imparare a proteggere il proprio equilibrio

Per molte donne la parola “no” è più difficile da pronunciare di quanto dovrebbe. No a un favore, no a un impegno, no a una richiesta dell’ultimo minuto, no a qualcuno che pretende attenzioni quando non abbiamo più energie. E spesso, dopo averlo detto, arriva anche il senso di colpa.

Come se mettere un limite significasse deludere qualcuno. Come se occuparsi di se stesse fosse una forma di egoismo. Come se essere disponibili, comprensive e sempre presenti fosse una qualità che non possiamo permetterci di perdere.

Ma c’è una differenza importante tra essere generose e dimenticarsi di sé. E imparare a riconoscerla può cambiare profondamente il modo in cui viviamo le nostre relazioni.

Perché dire no ci fa sentire in colpa?

Molte donne sono cresciute con l’idea che prendersi cura degli altri sia una responsabilità naturale. Essere una buona madre, una buona figlia, una buona compagna, una buona amica, una brava collega significa spesso esserci, aiutare, ascoltare, risolvere problemi.

Il problema nasce quando questa disponibilità diventa un obbligo permanente.

Si comincia così a dire sì anche quando si vorrebbe dire no. Si accetta un impegno quando si è già stanche, si risponde immediatamente a ogni richiesta, si mettono continuamente le esigenze degli altri davanti alle proprie.

Alla fine, però, il prezzo può essere molto alto: stanchezza, irritazione, frustrazione e la sensazione di non avere più tempo per sé.

Dire no non significa non amare

Uno dei sensi di colpa più difficili da superare è quello legato alle persone che amiamo.

Dire a un figlio che non possiamo occuparci di qualcosa in quel momento, rifiutare una richiesta di un genitore, chiedere al partner di condividere maggiormente i compiti o dire a un’amica che abbiamo bisogno di stare sole non significa voler loro meno bene.

Significa riconoscere che anche i nostri bisogni hanno valore.

Una relazione sana non dovrebbe richiedere la disponibilità totale di una persona. Dovrebbe permettere a ciascuno di avere spazi, limiti e momenti in cui semplicemente non ce la fa.

Il confine non è un muro

Mettere un limite non significa diventare fredde o indifferenti. Un confine può essere gentile e allo stesso tempo fermo.

Non è necessario giustificarsi per mezz’ora ogni volta che si rifiuta qualcosa. A volte è sufficiente dire: “Questa volta non posso”, oppure “Ho bisogno di prendermi del tempo per me”.

Non dobbiamo trasformare ogni nostro “no” in una lunga spiegazione per convincere gli altri che abbiamo una ragione abbastanza importante per pronunciarlo.

Il tempo per sé non è tempo sprecato

Viviamo spesso il tempo dedicato a noi stesse come un lusso da concedersi soltanto quando tutto il resto è stato sistemato.

Prima il lavoro, poi la casa, la famiglia, le commissioni, gli amici. E solo alla fine, se rimane qualche minuto, noi.

Ma quel momento finale spesso non arriva mai.

Per questo è importante smettere di considerare il proprio tempo come quello che rimane dopo aver soddisfatto tutti gli altri. Il riposo, la solitudine, una passeggiata, un libro, un’ora senza telefono o semplicemente il diritto di non fare nulla sono bisogni, non premi.

Dire basta prima di arrivare al limite

Spesso impariamo a mettere un limite soltanto quando siamo esauste. Prima accumuliamo richieste, impegni e responsabilità, poi arriviamo al punto in cui esplodiamo.

Il vero equilibrio consiste invece nell’intervenire prima.

Se una situazione ci pesa continuamente, se una persona ci chiede più di quanto possiamo dare o se un impegno ci sta togliendo energie che non abbiamo, quello è già un segnale. Non dobbiamo aspettare di essere completamente svuotate per autorizzarci a dire basta.

Non dobbiamo essere indispensabili a tutti

C’è anche un’altra trappola nella quale molte donne finiscono: la convinzione che tutto debba passare da loro.

Organizzare, ricordare, programmare, controllare, prendersi cura. Quando diventiamo indispensabili per tutti, però, rischiamo di non essere più presenti per noi stesse.

Delegare non significa essere meno brave. Lasciare che qualcun altro faccia qualcosa al posto nostro non significa perdere il controllo. E permettere agli altri di assumersi le proprie responsabilità può essere persino una forma di rispetto nei loro confronti.

Il senso di colpa non significa che stiamo sbagliando

Forse la parte più difficile è accettare che il senso di colpa possa arrivare anche quando stiamo facendo qualcosa di giusto per noi.

Sentirsi in colpa dopo aver detto no non significa necessariamente che quel no fosse sbagliato. Può semplicemente significare che non siamo abituate a mettere noi stesse tra le nostre priorità.

Come tutte le abitudini, anche questa può cambiare. All’inizio dire no può sembrare quasi innaturale. Poi, lentamente, diventa più semplice.

Proteggere il proprio equilibrio è una responsabilità

Prendersi cura di sé non significa smettere di prendersi cura degli altri. Significa evitare che la cura degli altri diventi una forma di annullamento personale.

Possiamo essere madri presenti, figlie affettuose, compagne amorevoli, amiche disponibili e professioniste affidabili senza essere sempre disponibili, sempre sorridenti e sempre capaci di risolvere tutto.

Abbiamo il diritto di essere stanche. Di cambiare idea. Di non rispondere subito. Di avere bisogno di silenzio. Di non voler uscire. Di non poter aiutare. Di dire “questa volta no”.

E soprattutto abbiamo il diritto di non sentirci egoiste per questo.

Perché dire basta, quando qualcosa supera i nostri limiti, non è un rifiuto degli altri. È un modo per non perdere noi stesse.

Il proprio equilibrio non è qualcosa da proteggere soltanto quando è già andato in pezzi. È qualcosa da custodire ogni giorno.

Dire basta senza sentirsi egoiste: imparare a proteggere il proprio equilibrio - Blog.it - Notizie, Lifestyle, Gossip, Viaggi, Tech e molto altro