Disastri climatici in Amazzonia trascurati nei registri ufficiali, secondo uno studio recente.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Eventi climatici estremi in Amazzonia: un’analisi preoccupante
Un recente studio ha rilevato oltre 12.500 eventi climatici estremi registrati nel bioma amazzonico tra il 2013 e il 2023. Tuttavia, si stima che molti eventi siano rimasti non registrati, poiché alcuni paesi dell’area amazzonica non hanno fornito dati completi o addirittura nessun dato. Come riportato da Gonzalo Ortuño López per Mongabay Latam, questa lacuna informativa influisce notevolmente sui risultati dell’analisi.
La ricerca ha aggregato i dati nazionali disponibili, ma ha messo in evidenza che i governi di Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana Francese non hanno fornito dati sui fenomeni meteorologici estremi. Di conseguenza, le informazioni sul clima nella regione risultano eccessivamente rappresentate a favore del Brasile e, in misura minore, della Bolivia.
La questione della registrazione dei dati climatici
“Come possiamo fidarci dei dati satellitari che indicano l’aridificazione, se non ci sono ondate di calore in Venezuela o Colombia?” Si chiede Liliana Dávalos, coautrice dello studio e professoressa di biologia della conservazione presso la Stony Brook University. “Non è credibile. O i dati non vengono registrati, o non vengono classificati come eventi disastrosi nei sistemi di monitoraggio.”
Nel corso della ricerca, i ricercatori hanno registrato migliaia di eventi estremi: 4.233 alluvioni, 3.089 frane e 2.607 tempeste. Solo in un anno, questi eventi hanno colpito oltre 3 milioni di persone e causato danni ingenti alle infrastrutture pubbliche.
Per quanto riguarda altre tipologie di disastri climatici, tuttavia, i dati erano così carenti che i ricercatori non hanno potuto utilizzarli. Nel decennio analizzato, sono state rilevate soltanto 105 ondate di calore: il 97% di queste si sono verificate in Brasile, mentre solo il 3% in Bolivia. All’incirca il 95% degli eventi di siccità è stato registrato solo in questi due paesi, mentre il Perù ha riportato poco più del 4%. Purtroppo, a causa di dati insufficienti, entrambe le categorie di disastri, siccità e ondate di calore, sono state escluse dallo studio.
Ane Alencar, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Ambientale dell’Amazzonia (IPAM) e coautore della ricerca, ha sottolineato che lo studio ha identificato diversi comuni colpiti da eventi climatici per cui non ci sono report ufficiali. Queste lacune sono particolarmente comuni nelle aree più remote, dove si trovano spesso comunità vulnerabili ai disastri climatici.
La necessità di coordinamento internazionale
Gli autori dell’analisi hanno evidenziato che gli eventi climatici estremi non rispettano le frontiere nazionali e che una coordinazione transnazionale è fondamentale per monitorare gli impatti su popolazioni locali. “È essenziale registrare i dati, perché solo così possiamo avere una visione chiara del problema. Avremo la possibilità di confrontare le azioni intraprese dai vari paesi per affrontare eventi climatici estremi,” ha affermato Alencar.
Questo studio serve da campanello d’allarme per la comunità internazionale e mette in luce l’urgenza di migliorare la registrazione dei dati climatici in tutta la regione amazzonica. È fondamentale che tutti i paesi coinvolti collaborino per raccogliere dati accurati e consistenti, migliorando le risorse per la prevenzione e la risposta ai disastri.
In un contesto globale in cui i cambiamenti climatici stanno avendo un impatto sempre più evidente, è imperativo che i governi, le organizzazioni non governative e le comunità locali uniscano le forze per affrontare queste sfide e garantire un futuro più sostenibile per l’Amazzonia e per tutte le popolazioni che ne dipendono.
Per approfondire tutto questo, puoi leggere l’articolo completo (in spagnolo) di Gonzalo Ortuño López qui: [Mongabay Latam](https://latam.mongabay.com).
Fonte: IPAM, Mongabay Latam
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