Docente di sostegno: “Gestisco le emozioni di tutti, ma mi sento sola e frustrata.”

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Docente di sostegno: “Gestisco le emozioni di tutti, ma mi sento sola e frustrata.”

Il peso emotivo degli insegnanti di sostegno

Gli insegnanti di sostegno portano spesso un carico emotivo invisibile, diventando, ben oltre il loro titolo, un supporto fondamentale per l’intera classe. Questo è il caso di una docente che ha deciso di condividere le sue esperienze con il pubblico attraverso La Repubblica.

Questa insegnante ha descritto le difficoltà che affronta ogni giorno nella sua professione. “Sono un’insegnante di sostegno in una scuola media. La mia attività non si limita a seguire un solo alunno; mi prendo cura dell’emotività dell’intera classe. Quando un ragazzo è triste o affronta problemi a casa, spesso viene da me. Ascolto le loro storie, non perché sia un dovere, ma perché è un’umanità che non posso ignorare. Il problema è che alla fine della giornata mi sento sola con il peso di queste emozioni. Non so se questa situazione sia tipica solo in Italia o se capiti anche altrove”.

La docente ha parlato della responsabilità che deriva dal suo ruolo: “Oltre a gestire le emozioni dei ragazzi, mi viene richiesto di avere competenze in tutte le materie. Spesso gli insegnanti di altre discipline si rivolgono a me per adattare le verifiche per il ‘mio’ alunno, come se la sua disabilità fosse solo una mia responsabilità. Nei casi meno gravi, capita che venga trasferita per supplenze in altre classi, privando chi ha davvero bisogno di ore sostegno. Inoltre, c’è una forte difficoltà nel collaborare con i colleghi: molti non sanno come lavorare insieme a noi, portandoci a fare da ponte tra gli alunni e gli insegnanti, tra le aspettative del PEI e le necessità pratiche. A volte mi sento invisibile. Ho visto una collega passare ore cercando di adattarsi, mentre la ragazza che seguiva, affetta da Asperger, non la accettava. Le è stato detto di sentirsi totalmente inutile”.

Il cambiamento di nomenclatura e le sfide quotidiane

Recentemente, gli insegnanti di sostegno sono stati definiti ‘insegnanti di inclusione’. Teoricamente, dovrebbero essere responsabili dell’inclusione di tutti gli studenti nella classe, ma nella pratica si trovano spesso a dover colmare lacune. “Siamo viste come quelle che devono sistemare la situazione senza ricevere un adeguato riconoscimento o supporto psicologico. Mi rendo conto che potrei avere aspettative elevate nei confronti dello Stato, ma non sarebbe fondamentale far sentire i nostri ragazzi amati e accettati? Quando cerco di avvicinarmi agli studenti, rischio di essere vista come ‘troppo emotiva’. Eppure, mi viene chiesto di contenere il dolore di interi gruppi. Questa contraddizione è difficile da gestire da sola. Non voglio smettere di fare il mio lavoro, ma non voglio più farlo nell’isolamento, con un carico di frustrazione che non so come affrontare”, ha concluso.

In un sondaggio condotto su un campione di 1.070 persone, il 70% degli insegnanti ha dichiarato che l’inclusione degli alunni con disabilità non è adeguata. Le criticità emerse sono molteplici, principalmente riconducibili alla mancanza di specializzazione tra i docenti di sostegno, come indicato da sei insegnanti su dieci.

Le motivazioni dietro il fallimento dell’inclusione

Quali sono gli ostacoli che impediscono un’adeguata inclusione scolastica degli alunni con disabilità? A quanto sembra, la maggior parte dei problemi è attribuita dagli insegnanti stessi. L’opzione “docenti di sostegno senza specializzazione, che operano solo per ripiego” è stata la scelta prevalente, confermata sia da docenti che da genitori. Questo dato è stato confermato dal 60,4% dei docenti e dall’80,5% dei genitori intervistati. Al secondo posto, il 39% dei docenti ha evidenziato la presenza di un numero troppo elevato di alunni con disabilità certificata come un ulteriore ostacolo. Lo stesso numero di insegnanti ha citato la “mancanza di fondi per assumere figure specializzate nei casi di disabilità più gravi” come uno dei problemi principali da affrontare.

Da questi risultati emergono chiaramente le difficoltà sistemiche che gli insegnanti di sostegno affrontano quotidianamente. Questi educatori hanno bisogno di un supporto adeguato e di un riconoscimento del loro lavoro per garantire un’istruzione inclusiva e di qualità per tutti gli studenti.

Fonti ufficiali: Ministero dell’Istruzione, INVALSI, Associazione Italiana Dislessia (AID).

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