Don Alberto Ravagnani: doppia vita dei preti, celibato e sfida alla virilità contemporanea
Pubblicato il da Anna Gaia Cavallo - Gossip
La scelta di Don Alberto Ravagnani di abbandonare il sacerdozio ha suscitato grande attenzione, soprattutto tra i suoi centinaia di migliaia di follower sui social, che lo vedevano come un punto di riferimento per tanti giovani. A soli 32 anni, Don Alberto ha sempre vissuto il suo ministero con senso di libertà, ma con il tempo ha compreso che in realtà questa libertà era limitata. Dopo una riflessione profonda, ha deciso di rinunciare all’abito talare, spiegando le ragioni in modo dettagliato durante una conversazione con il comico Giacomo Poretti in un podcast.
Le motivazioni dietro la scelta di Don Alberto Ravagnani
In una recente intervista rilasciata a Simonetta Sciandivasci per La Stampa, Don Alberto ha chiarito che la sua decisione non è legata a un amore romantico verso una persona in particolare. Ha raccontato invece come la rinuncia a una vita affettiva e sessuale lo abbia profondamente segnato, fino a farlo sentire “deumanizzato”. Per Don Alberto, affettività e sessualità sono elementi fondamentali e insiti nella natura umana fin dalle origini della specie.
“Non lascio perché mi sono innamorato di qualcuno, ma perché mi sono reso conto che non ho mai voluto innamorarmi di nessuno, che non sono capace di farlo, e questa presa di coscienza mi ha spaventato,” ha affermato. “Mi sono imposto di amare solo Gesù, come se questo amore divino dovesse escludere ogni affetto umano. Ho rinunciato alla sessualità pensando fosse peccaminosa, ma questa rinuncia mi disumanizzava. La sessualità fa parte della vita fin dall’inizio, e credo che attraverso l’amore vissuto pienamente, con corpo e anima, si sperimenti una gioia di vivere che ha un legame profondo con il divino.”
Celibato e doppia vita nei sacerdoti: uno sguardo critico
Don Alberto ha affrontato anche il tema delicato del celibato obbligatorio nella Chiesa, evidenziando come spesso molti sacerdoti non riescano a rispettare questa regola e vivano una “doppia vita”. Secondo lui, episodi di questo tipo sono assai più comuni di quanto si possa immaginare e rappresentano una tensione interiore molto forte per molti preti.
“Il celibato? È un elemento cardine. Le norme della Chiesa sono chiare: non c’è spazio per eccezioni lecite. Molti sacerdoti conducono vite parallele, ed è una realtà più diffusa di quanto si pensi. Io, però, non ho voluto vivere una doppia esistenza, perché non volevo lacerare la mia anima in modo ipocrita,” ha detto. Durante il percorso che lo ha portato a questa scelta, parlando con uno psicologo, con altri preti e teologi, gli è stato riferito che il celibato potrebbe tornare a essere obbligatorio solo per i monaci nelle abbazie, come nelle origini della disciplina ecclesiastica.
La giornalista ha chiesto al sacerdote quale tipo di attenzioni abbia concesso al proprio corpo negli anni recenti. Don Alberto ha risposto che si è dedicato molto alla palestra, che gli ha permesso di riscoprire la propria virilità. “Ho fatto molta palestra: questo mi ha riconnesso con la mia virilità, anzi me l’ha fatta scoprire,” ha dichiarato.
Nonostante l’abbandono del ministero sacerdotale e dell’abito talare, Don Alberto ha confermato che non ha abbandonato la fede in Dio. In molte interviste ha ribadito che il suo amore per Dio non è mai venuto meno e che continuerà a rivolgersi ai giovani con il medesimo impegno di prima, anche se in modo differente. “Il bene continuo a farlo anche adesso. È necessario un cambiamento nella Chiesa per il bene della comunità e dei ragazzi,” ha aggiunto.
Questa dichiarazione si allinea con le posizioni di autorevoli figure della Chiesa, come il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, che nel suo recente discorso al Sinodo sui giovani ha sottolineato la necessità di un “rinnovamento autentico” di molte prassi ecclesiastiche, inclusa una riflessione sul celibato sacerdotale come scelta non solo spirituale ma anche umana. Secondo Zuppi, “la Chiesa deve essere attenta alle esigenze reali delle persone, cercando una maggiore armonia tra dottrina e vita.” (Fonte: Vatican News, 2024)
Un’altra fonte autorevole, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, ha sottolineato che “il celibato obbligatorio rappresenta una prova significativa per molti, e il dialogo aperto su questo tema può portare a un arricchimento spirituale e umano per tutta la comunità ecclesiale.” (Fonte: Osservatore Romano, 2023)
In definitiva, la storia di Don Alberto Ravagnani segna un momento di riflessione profonda per la Chiesa e per tutti coloro che guardano con speranza e critica al futuro del sacerdozio e della sua relazione con il mondo giovanile. La sua esperienza mette in luce aspetti spesso nascosti, aprendo un dibattito che interessa non solo i fedeli ma l’intera società.
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