Durata di vita e aspettative con un pacemaker biventricolare
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - aggiornato il - Sintomi e Cure: consigli, rimedi e prevenzione
Il pacemaker biventricolare è un dispositivo elettronico alimentato a batteria progettato per trattare il ritardo nella contrazione delle camere inferiori del cuore, i ventricoli. Studi scientifici dimostrano che i pazienti con questo tipo di pacemaker possono beneficiare di un significativo aumento della sopravvivenza, che può variare da 8,5 a 20 anni, a seconda dell’età, dello stato di salute generale e dello stile di vita. Un dato interessante è che il miglioramento della sopravvivenza risulta essere maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Seguendo alcune semplici precauzioni e rispettando il calendario delle visite di controllo, il pacemaker non compromette la qualità della vita del paziente.
Cos’è la frazione di eiezione e perché è importante
La frazione di eiezione è una misura che indica la percentuale di sangue che il ventricolo sinistro pompa fuori dal cuore ad ogni battito. Un valore normale si aggira tra il 50% e il 70%. Nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca la frazione di eiezione risulta ridotta, compromettendo l’apporto di sangue a tutto l’organismo e causandone i sintomi tipici: respiro corto, tosse secca, gonfiore alle caviglie e alle gambe, aumento di peso, minzione frequente, affaticamento e battito cardiaco rapido o irregolare.
Come funziona il pacemaker biventricolare
Il pacemaker biventricolare è un piccolo dispositivo che emette impulsi elettrici per coordinare i battiti dei ventricoli destro e sinistro, permettendo così una contrazione più sincronizzata e un miglioramento della frazione di eiezione. Viene impiantato principalmente in pazienti con insufficienza cardiaca sintomatica, diagnosticata attraverso un elettrocardiogramma (ECG) che evidenzia una desincronizzazione nella contrazione delle pareti ventricolari.
Questa terapia, nota anche come terapia di resincronizzazione cardiaca (CRT), è indicata nei pazienti con:
- Insufficienza cardiaca moderata o grave
- Attivazione elettrica ritardata del cuore
- Precedenti episodi o rischio di arresto cardiaco
- Assunzione di farmaci per l’insufficienza cardiaca a lungo termine
L’impianto può essere effettuato mediante due tecniche:
- Approccio endocardico transvenoso: il metodo più diffuso, dove un elettrocatetere viene inserito tramite una vena sotto la clavicola e guidato verso il cuore, fissandosi al muscolo cardiaco, mentre il generatore di impulsi è posizionato sotto la pelle nella parte superiore del torace.
- Approccio epicardico: più invasivo, prevede l’apertura del torace per posizionare l’elettrocatetere esternamente al cuore, con il generatore collocato sotto la pelle dell’addome.
Quando il battito del cuore scende al di sotto di una soglia prestabilita, il pacemaker invia segnali elettrici in modo da far contrarre simultaneamente entrambi i ventricoli, migliorando la funzione cardiaca complessiva. Un filo posizionato nell’atrio destro aiuta inoltre a mantenere un ritmo più equilibrato.
Gestione e cura dopo l’impianto del pacemaker biventricolare
Il pacemaker biventricolare rappresenta una parte fondamentale di un programma completo di gestione dell’insufficienza cardiaca, che include modifiche dello stile di vita, terapia farmacologica e visite regolari dal cardiologo. Fondamentale è evitare l’esposizione a campi magnetici potenti, come quelli prodotti da risonanze magnetiche (MRI), metal detector in aeroporti o altre apparecchiature elettriche ad alta potenza, poiché potrebbero interferire con il funzionamento del dispositivo.
Ai pazienti viene spesso fornita una tessera medica che segnala la presenza del pacemaker, facilitando l’accesso sicuro nei luoghi con dispositivi di sicurezza. Una sostituzione periodica della batteria del generatore è necessaria, con una procedura più semplice e rapida rispetto all’impianto originale.
In sintesi, il pacemaker biventricolare migliora la qualità della vita e l’aspettativa di vita in molti pazienti con insufficienza cardiaca, purché venga integrato in un percorso di cura multidisciplinare e personalizzato secondo le esigenze del paziente.
Fonti:
- European Society of Cardiology (ESC) – Linee guida su pacemaker e terapia di resincronizzazione cardiaca
- American Heart Association – Terapia di resincronizzazione cardiaca
- National Center for Biotechnology Information – Studio sull’efficacia del pacemaker biventricolare
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