Edilizia circolare, recuperare non basta: la nuova sfida è riutilizzare i materiali

Pubblicato il da Luigi Salemi - aggiornato il - Green

Edilizia circolare, recuperare non basta: la nuova sfida è riutilizzare i materiali

L’edilizia è uno dei settori che più incidono sul consumo di risorse naturali e sulla produzione di rifiuti. Ma proprio nei cantieri si sta aprendo una delle sfide più importanti della transizione verso un’economia circolare: non limitarsi a recuperare i materiali provenienti dalle demolizioni, ma riuscire a farli tornare davvero dentro nuovi processi produttivi.

Secondo i dati più recenti, i rifiuti generati dalle attività di costruzione e demolizione rappresentano una quota molto consistente dei rifiuti speciali prodotti ogni anno in Italia. La percentuale di riciclo ha raggiunto livelli elevati, segnale di una filiera che negli ultimi anni ha sviluppato sistemi sempre più efficienti per selezionare, trattare e valorizzare calcestruzzo, mattoni, ceramiche, terre e altri materiali.

Dal rifiuto alla nuova materia

Riciclare, però, non significa automaticamente chiudere il ciclo. Il passaggio decisivo avviene quando il materiale recuperato trova un nuovo utilizzo e può sostituire, almeno in parte, l’impiego di materie prime vergini.

Gli aggregati riciclati possono essere utilizzati, in base alle loro caratteristiche e ai requisiti tecnici previsti, per sottofondi, riempimenti, rilevati e diverse altre applicazioni nel settore delle costruzioni. L’obiettivo è ampliare progressivamente questi impieghi, facendo diventare il materiale recuperato una risorsa ordinaria e non una soluzione marginale.

Il vantaggio è duplice: da una parte diminuisce la quantità di rifiuti destinata allo smaltimento, dall’altra si riduce la necessità di estrarre nuove risorse minerarie. È un principio semplice, ma fondamentale per un settore che utilizza enormi quantità di sabbia, ghiaia, pietre e altri materiali.

Anche la logistica pesa sull’ambiente

Il riciclo, tuttavia, ha un impatto ambientale che deve essere valutato lungo tutta la filiera. Un materiale deve essere raccolto, trasportato, selezionato, trattato e infine trasferito verso il luogo in cui verrà utilizzato nuovamente.

Per questo la distanza tra il cantiere, l’impianto di recupero e la destinazione finale può diventare un elemento determinante. Più efficiente è la logistica, minori possono essere i consumi energetici e le emissioni legate alla movimentazione.

Lo stesso principio vale per i mezzi impiegati e per i processi di trattamento. La sostenibilità di un materiale riciclato non dipende quindi soltanto dalla sua origine, ma dall’intero percorso che compie prima di tornare a essere una risorsa.

Meno estrazione, meno sprechi

Il recupero dei materiali da costruzione si inserisce così in una trasformazione più ampia. L’economia circolare punta a superare il modello lineare basato sull’estrazione delle risorse, sulla produzione, sull’utilizzo e infine sullo smaltimento.

Nel nuovo modello, ciò che viene demolito può diventare materia per un altro edificio, un’infrastruttura o un’opera. Non tutto può essere recuperato indefinitamente e non ogni materiale riciclato può sostituire qualsiasi materia prima, ma aumentare le possibilità di reimpiego significa ridurre progressivamente la pressione sulle risorse naturali.

Anche la riduzione delle emissioni passa da qui. Non esiste una quantità fissa di CO2 risparmiata per ogni tonnellata di materiale riciclato: il beneficio dipende dal materiale sostituito, dai consumi energetici necessari al trattamento, dai trasporti e dall’utilizzo finale. Ma quando recupero, trasformazione, logistica e reimpiego vengono organizzati in modo efficiente, l’economia circolare può contribuire anche agli obiettivi di decarbonizzazione.

La vera sfida dell’edilizia sostenibile, dunque, non è soltanto produrre meno rifiuti. È progettare cantieri e filiere capaci di considerare i materiali recuperati come risorse da utilizzare nuovamente. Perché un’economia davvero circolare comincia quando la fine di un edificio non coincide più con la fine della vita dei suoi materiali.

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