Efficacia dei ponti canopy: un’analisi della loro funzionalità e impatto ambientale.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Strutture vitali per la fauna selvatica: i ponti arborei in Costa Rica
Quando le strade attraversano le foreste, diventano trappole mortali per la fauna selvatica. I ponti arborei, strutture che collegano gli alberi su entrambi i lati delle strade, rappresentano una linea di salvezza cruciale per gli animali che vivono tra le fronde. Nonostante ciò, pochi ricercatori hanno esplorato la loro efficacia nel lungo periodo.
Un recente studio ha colmato questa lacuna, analizzando tre anni di video provenienti da trappole fotografiche installate sui ponti in Costa Rica. I ricercatori hanno scoperto che l’uso dei ponti da parte della fauna selvatica è aumentato costantemente nel tempo, rivelando preferenze per determinati design e lunghezze.
Un approfondimento sulle osservazioni effettuate
Prima di questo studio, la maggior parte dei ponti arborei era stata monitorata solo per circa un anno al massimo. Marion Fischer, autore principale dello studio e dottoranda presso l’Università della Guyana Francese, ha affermato che senza dati a lungo termine è difficile capire quanto siano utili i ponti e quale tipo funzioni meglio. Fischer ha collaborato con l’ONG costaricana Osa Conservation per analizzare migliaia di video registrati dalle trappole fotografiche posizionate su entrambi i lati di 17 ponti nella Penisola di Osa, un hotspot di biodiversità.
Il team ha documentato 2.231 attraversamenti da parte di animali tra dicembre 2020 e giugno 2023. Tra queste osservazioni, sono state registrate almeno 13 specie di mammiferi arboricoli, tra cui due specie particolarmente vulnerabili alle collisioni con veicoli: l’opossum comune (Didelphis marsupialis) e porcospino nano dai lunghi peli messicano (Coendou mexicanus). Anche le scimmie cappuccino (Cebus imitator) e le scimmie scoiattolo (Saimiri oerstedii) hanno frequentato i ponti. Tuttavia, le scimmie urlatrici di taglia più grande (Alouatta spp.) e le scimmie ragno (Ateles geoffroyi) non sono state documentate mentre li utilizzavano. Le trappole fotografiche hanno anche registrato lucertole, piccoli roditori e un serpente, mentre alcuni uccelli utilizzavano i ponti per posarsi.
Preferenze degli animali e progettazione dei ponti
Il team di ricerca ha esaminato cinque diversi design di ponti, tre dei quali realizzati in corda e due in rete plastica, scoprendo che gli animali preferivano i ponti di corda. Inoltre, gli animali sembravano preferire ponti più lunghi rispetto a quelli brevi, probabilmente perché molte specie, incluse le scimmie, avrebbero potuto saltare attraverso lo spazio collegato da un ponte corto.
Lo studio ha rivelato che l’uso dei ponti è aumentato costantemente durante il periodo di osservazione di tre anni. Alcuni di questi ponti sono stati in funzione per un totale di sei anni e proprio l’anno scorso Fischer ha osservato la prima scimmia ragno utilizzare uno di essi. “Li vedevamo sempre nei pressi dei ponti, avevamo alcuni video che li mostrano mentre toccano le corde e interagiscono con il ponte, ma non li abbiamo mai visti attraversare”, ha spiegato. “Finalmente, dopo un po’ di tempo, iniziano ad usarli. Credo che abbiano avuto bisogno di tempo per fidarsi della nuova struttura.”
Il futuro dei ponti arborei e legislazioni necessarie
Costa Rica sta avanzando una nuova legislazione che richiederà delle strutture di attraversamento per la fauna selvatica nelle aree ecologicamente sensibili. Fischer ha sottolineato l’importanza di integrare questa infrastruttura per la fauna selvatica con un monitoraggio a lungo termine: “Per davvero capire l’impatto duraturo sulla connettività, è fondamentale che siano supportati da dati solidi”.
La presenza di ponti arborei è un passo significativo per garantire la sicurezza degli animali e preservare la biodiversità. La speranza è che grazie a studi come questo, si possano sviluppare strategie sempre più efficaci per proteggere le specie a rischio e migliorare la loro interazione con l’ambiente in cui vivono.
Fonti ufficiali: Mongabay, Ricercatori.eu.
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