Ermal Meta a Sanremo: il silenzio, tema centrale per un messaggio concreto – Video

Pubblicato il da Milvia Averna - Tv e Spettacolo

Ermal Meta a Sanremo: il silenzio, tema centrale per un messaggio concreto – Video

Ermal Meta: Il Coraggio di Nominare Gaza e Palestina al Festival di Sanremo

SANREMO (IMPERIA) (ITALPRESS) – Ermal Meta ha scelto la sala stampa dell’Ariston per rivolgere un messaggio netto e profondo sul conflitto in Medio Oriente e il significato della sua canzone in gara al Festival di Sanremo, “Stella stellina”. L’artista sottolinea come certe parole, come “Gaza” e “Palestina”, siano diventate quasi tabù, paragonandone la negazione a una vera e propria “bestemmia”. Meta invita a non tacere di fronte alla cancellazione delle identità e delle sofferenze, denunciando un silenzio globale che contribuisce all’indifferenza. “Nel mondo di oggi fanno più rumore gli adulti dei bambini. Ed è una cosa che mi preoccupa, anche perché sono genitore” osserva, aprendo una riflessione sul ruolo della comunicazione e dell’ascolto nella nostra società.

“Stella stellina”: tra ritmo e riflessione, il riflesso della nostra realtà digitale

La canzone di Ermal Meta ha una struttura paradossale e coinvolgente. All’ascolto superficiale, spinge a ballare, ma il suo testo costringe a fermarsi e a riflettere. Meta descrive questo meccanismo come lo “scrolling” della nostra realtà contemporanea: una continua successione di immagini e sentimenti, dalla leggerezza dei gattini alle tragedie dei bambini che muoiono, tutto mischiato senza pause reali. “Se non ascolti il testo ti viene voglia di ballare. Poi lo ascolti e ti frena. Poi lo dimentichi e riprendi a ballare”, spiega. Questa dinamica è la metafora di un’epoca in cui il dolore si manifesta “in maniera passiva” e l’umanità sembra vivere un vero e proprio “inverno”. Il diritto di nominare le cose, di dare voce alle realtà scomode, è quindi per Meta un gesto fondamentale e un atto di resistenza.

Possibile partecipazione all’Eurovision e impegno sociale

Il discorso di Ermal Meta tocca anche l’eventuale partecipazione all’Eurovision Song Contest, un palco internazionale che lui considera un’occasione importante per portare il valore del suo brano. “Premesso che non credo di vincere il Festival – afferma – ma se rinunciassero tutti gli altri 29, ci andrei”. Sottolinea come non portare “Stella stellina” a quell’evento sarebbe come non fare “l’ultimo passo”. E aggiunge con determinazione che canterebbe la canzone ancora più forte se, tra i concorrenti, ci fosse anche Israele, a sottolineare un messaggio di pace e dialogo.

Il brano, oltre a essere un pezzo musicale, è diventato anche un racconto edito da La Nave di Teseo, illustrato da Michele Bernati, con i proventi destinati a Save the Children. Meta ricorda con orgoglio il suo precedente impegno sociale: i diritti di “Non mi avete fatto niente” furono devoluti a Emergency, che nel 2021 ha costruito un ospedale da campo nella valle del Panshir, curando 12 mila persone. Per lui, questa vittoria di umanità è più importante di qualunque premio musicale. L’obiettivo resta fare qualcosa di concreto, anche se piccolo.

Sul fronte artistico, Meta respinge l’etichetta di “cantautore dei temi sociali”, specificando che la sua discografia spazia su molti temi. “Un cantautore ha il compito di raccontare se stesso e il mondo che lo circonda”, afferma. Il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nelle canzoni è affrontato con una riflessione puntuale: “C’è un abbassamento del linguaggio. L’intelligenza artificiale fa un calcolo algoritmico, non introduce l’errore, ma è proprio l’errore che rappresenta lo scarto emotivo. Il problema si pone quando la canzone viene scritta per piacere all’algoritmo”. Queste parole mettono in luce le criticità di un panorama musicale sempre più influenzato dalla tecnologia, a rischio di perdere autenticità e sentimento.

Interrogato sull’impatto della paternità nella sua vita, Meta risponde con sincerità: “Mi sono ritrovato nella periferia della mia vita. Prima ero al centro. È la cosa migliore che mi sia successa”. La sua esperienza quotidiana con la figlia ha ispirato la nascita del brano, nato da un’improvvisata filastrocca cantata insieme a lei, sovrapposta al ricordo di un video di una bambina palestinese che lo aveva colpito profondamente. In soli venti minuti, ha definito parole, melodia e accordi, dando vita a una canzone che coniuga esperienza personale e impegno civile.

Fonti ufficiali e approfondimenti:

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