Estinzione o invisibilità? Scoperte di Centinela sui vuoti nei dati sulla biodiversità.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Estinzione o invisibilità? Scoperte di Centinela sui vuoti nei dati sulla biodiversità.

La Rivisitazione dell’Estinzione a Centinela

Nel 1991, i botanici Calaway Dodson e Alwyn Gentry avanzarono una teoria audace: la deforestazione nella regione di Centinela, in Ecuador occidentale, avrebbe potuto causare l’estinzione immediata di decine di specie vegetali uniche a quest’area. Questa hypothesi, nota come “ipotesi di estinzione centinelana”, prefigurava che la distruzione dell’habitat potesse portare all’estinzione globale di specie raramente distribuite. La potenza di tale affermazione risiede nel fatto che illustra chiaramente come la perdita di biodiversità potrebbe manifestarsi nelle foreste tropicali.

Una rivisitazione del 2024, pubblicata su Nature Plants, ha però svelato un quadro differente. Grazie ai dati accumulati in decenni, i ricercatori hanno potuto ridefinire la comprensione della flora di Centinela. La conclusione è che quasi tutte le specie precedentemente ritenute endemiche di questa zona sono state trovate altrove. Nello specifico, su 98 specie che si pensavano microendemiche, il 99% è stato identificato in altre località.

Una Nuova Prospettiva sulla Biodiversità

Il problema originale della perdita delle foreste rimane attuale, con molte specie sotto minaccia. Tuttavia, l’idea che la deforestazione in un singolo sito possa portare all’eliminazione istantanea di piante globalmente uniche è stata messa in discussione. Quella che sembrava estinzione era, in gran parte, una funzione di campionamenti insufficienti. Questa situazione è comune nella botanica tropicale, dove i dati di base spesso scarseggiano. Anche oggi, le distribuzioni delle piante sono ricostruite a partire da registrazioni disperse e irregolari.

Nel caso di Centinela, l’apparente concentrazione di endemismi rifletteva le aree in cui i botanici avevano condotto le loro ricerche, piuttosto che le aree effettivamente popolate da queste specie. Man mano che le collezioni si sono ampliate in tutta la regione del nord-ovest del Sud America, la percentuale di specie conosciute solo da Centinela è diminuita costantemente, raggiungendo quasi zero prima ancora della pubblicazione dell’articolo originale.

Ulteriori evidenze indicano che specie precedentemente considerate limitate a un’area ristretta sono state documentate su ampie gradazioni ambientali, dai boschi di bassa quota alle pendici andine, coprendo un ampio spettro di temperature, precipitazioni ed altitudini. Molte di queste specie sono diffuse grazie agli uccelli, il che smentisce l’idea di una dispersione limitata.

Attraverso il lavoro sul campo, è stato possibile individuare popolazioni di specie un tempo considerate endemiche in foreste vicine. In alcuni casi, sono state trovate nel giro di poche ore da ricerche mirate. Non si trattava solo di rarità, ma anche di un’assenza di attenzione verso i luoghi giusti.

La rivisitazione del caso di Centinela ha anche complessificato l’assunto che il sito fosse stato completamente distrutto. Sebbene gran parte della foresta sia stata convertita in pascoli e piantagioni, ci sono ancora frammenti che ospitano elementi della flora originale. La loro presenza non minimizza la scala della perdita, ma indebolisce l’idea di una scomparsa totale.

Tutto ciò cambia la percezione di Centinela: non è più un chiaro esempio di estinzione istantanea causata da endemismo iper-locale, ma un caso studio su come i dati limitati possano generare conclusioni forti e come queste possano persistere anche quando la conoscenza di base migliora.

La questione del degrado della biodiversità si pone in modo simile in molte altre regioni ecologiche tropicali. La scienza della conservazione ha a lungo affrontato il problema delle inferenze sotto incertezza. Nelle regioni ricche di biodiversità ma scarsamente indagate, le specie possono apparire rare semplicemente perché sono raramente osservate; modelli costruiti su tali dati possono esagerare quanto siano realmente ristrette.

La revisione di Centinela indica una visione più cauta. Non si sostiene che la perdita di specie sia sopravvalutata in generale, poiché la distruzione degli habitat rimane un motore predominante del declino della biodiversità, specialmente nelle foreste tropicali. Si evidenzia, però, che le affermazioni di estinzione immediata e sito-specifica richiedono basi empiriche più solide di quelle finora disponibili.

I risultati di questo studio sono in linea con una recente evoluzione nella comprensione del cambiamento della biodiversità. Sintesi di ampio respiro cominciano a separare tra le diverse dimensioni della perdita. La ricchezza di specie può diminuire, ma la composizione delle comunità può variare in modi più complessi. Le estinzioni locali potrebbero essere ritardate, indipendentemente dalle dimensioni delle popolazioni, dalla dispersione e dalla struttura del paesaggio. Le traiettorie di cambiamento sono raramente tanto brusche come si suggeriva in passato.

Questi risultati non riducono l’urgenza dell’azione conservativa, al contrario, la amplificano. Il lavoro evidenzia un “debito di estinzione” in paesaggi frammentati: specie che persistono in piccole popolazioni isolate ma a rischio di scomparsa senza intervento. La vera minaccia non risiede nel fatto che le estinzioni siano già avvenute senza essere notate, ma nel fatto che stiano lentamente avvenendo e potrebbero comunque essere evitate.

Inoltre, questa ricerca sottolinea la continua scoperta di nuove specie nella regione. Recenti ricerche sul campo hanno identificato ulteriori tassonomie, alcune già descritte, altre in attesa di classificazione formale. Ciò non indica stabilità, ma evidenzia quanto rimane sconosciuto.

Questi vuoti di conoscenza hanno conseguenze pratiche. Le decisioni di conservazione dipendono dalla comprensione di ciò che esiste, delle sue distribuzioni e di come stanno cambiando. Senza un investimento sostenuto in sondaggi sul campo, collezioni di erbari e competenze tassonomiche, tali questioni rimangono solo parzialmente risposte. Il rischio è che le estinzioni reali procedano inosservate, non perché non siano visibili, ma perché esulano dall’ambito di osservazione.

Il caso di Centinela non contraddice la realtà della perdita di biodiversità. Piuttosto, chiarisce come dovrebbe essere compresa. Sebbene l’ipotesi originale rappresentasse una preoccupazione autentica riguardo alla deforestazione tropicale, ha esagerato la tempestività e la scala dell’estinzione in un singolo sito. Il quadro aggiornato è più misurato. Gli areali delle specie sono spesso più ampi di quanto inizialmente ipotizzato. Le perdite si accumulano nel tempo e la rilevazione è spesso in ritardo rispetto alla realtà.

Le differenze tra le dichiarazioni esagerate e quelle sottovalutate possono influenzare notevolmente le priorità e le azioni intraprese. L’obiettivo è muoversi tra queste due estremità, ancorando le decisioni a prove che siano al contempo rigorose e incomplete.

Fonti:
– White, D.M., Pitman, N.C.A., Feeley, K.J. et al. (2024) Refuting the hypothesis of Centinelan extinction at its place of origin. Nat. Plants 10, 1627–1634. https://doi.org/10.1038/s41477-024-01832-7
– Keck, F., Peller, T., Alther, R. et al. (2025) The global human impact on biodiversity. Nature 641, 395–400. https://doi.org/10.1038/s41586-025-08752-2

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