Farmaci veterinari, costi in crescita e nodi sull’accesso
Pubblicato il da Redazione - aggiornato il - Animali
Iter autorizzativi differenziati, dossier per singola specie e formulazioni dedicate possono moltiplicare fino a dieci volte il prezzo dello stesso principio attivo. Quali strumenti hanno a disposizione i veterinari?
Curare un animale domestico pesa sempre di più sui bilanci familiari. Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, nell’arco di nove anni la spesa complessiva per la salute degli animali d’affezione è quasi raddoppiata: da 642 milioni a 1,236 miliardi di euro l’anno. Un incremento che non trova riscontro nell’aumento del numero di pet, cresciuti appena dell’1,5%. A incidere maggiormente sono visite specialistiche e farmaci, voci che alimentano il malcontento di molti proprietari già alle prese con il rincaro generale del costo della vita.
Il settore dei medicinali veterinari rappresenta oggi circa il 3% dell’intero mercato farmaceutico. A settembre 2025 il fatturato stimato si attestava intorno ai 550 milioni di euro, con una crescita media annua del 6%. Numeri contenuti rispetto al comparto umano, ma in progressiva espansione.
Perché i farmaci veterinari costano di più?
Il divario di prezzo tra medicinali veterinari e farmaci per uso umano solleva interrogativi ricorrenti, soprattutto quando il principio attivo è lo stesso. Emblematico il caso di un diuretico per gatti: il costo può oscillare tra 12,50 e 13,50 euro, contro 1,72 euro della versione destinata alle persone. Differenze marcate si registrano anche per antibiotici come l’amoxicillina e per i corticosteroidi.
Secondo Carlo Gazza, vicepresidente di Aisa, il confronto diretto tra i listini rischia però di essere parziale, perché mette a paragone prodotti inseriti in percorsi regolatori differenti. Nel comparto veterinario, infatti, i prezzi sono stabiliti liberamente dalle aziende, senza un controllo diretto dello Stato. Ogni farmaco deve essere corredato da un dossier specifico per ciascuna specie animale, con studi e sperimentazioni dedicate che fanno lievitare i costi di ricerca e sviluppo. L’autorizzazione in Italia spetta al ministero della Salute, mentre alcuni medicinali possono ottenere il via libera a livello comunitario tramite l’Ema, con validità in tutti gli Stati membri.
Molti principi attivi, dagli antibiotici ai diuretici, sono impiegati sia in medicina umana sia veterinaria, ma con dosaggi, formulazioni e modalità di somministrazione differenti. L’uso improprio di un farmaco “umano” su un animale può comportare effetti collaterali e complicazioni cliniche. In situazioni particolari, e in assenza di alternative specifiche, il veterinario può valutare l’impiego di compresse o gocce destinate all’uomo. Marco Melosi, presidente di Anmvi, ricorda inoltre che, qualora un prodotto non sia disponibile in Italia, è possibile ricorrere a farmaci reperibili in altri Paesi dell’Unione europea.
Sul fronte fiscale, resta la possibilità di detrarre le spese veterinarie oltre la franchigia di 129 euro, fino a un tetto massimo di 550 euro, con un beneficio che può arrivare a circa 80 euro. Per il 2024 è stato inoltre previsto un contributo dedicato agli over 65 con Isee inferiore a 16.215 euro, misura pensata per sostenere le fasce più fragili.