Finanza e diritti indigeni al centro dell’agenda africana al summit sulla biodiversità di Yerevan.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
L’importanza della conservazione della biodiversità in Africa
Il 17° summit della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica si è aperto a Yerevan, in Armenia, il 19 ottobre. Gli esperti di conservazione sottolineano la necessità di fare di più in Africa per raggiungere l’obiettivo globale del 30 per cento entro il 2030. Attualmente, circa il 15% in più del territorio terrestre e marino dell’Africa deve essere protetto. Tuttavia, la mancanza di finanziamenti rimane uno dei principali ostacoli, come evidenziato durante la recente conferenza sugli oceani in Kenya, dove una revisione dei fondi promessi per proteggere gli oceani africani dal 2014 ha mostrato che sono stati promessi 14,3 miliardi di dollari, ma solo 5,8 miliardi sono stati effettivamente consegnati.
Il progresso verso gli obiettivi stabiliti nel 2022 nel quadro della Biodiversity Framework di Kunming-Montreal è alquanto deludente. Meno della metà dei Paesi dichiara di essere sulla buona strada per raggiungere i propri obiettivi di biodiversità. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha sottolineato che molti degli elementi critici per progredire, come finanziamenti, capacità, cooperazione e dati, sono ancora mancanti.
Tre dei Paesi “megadiversi” del mondo si trovano in Africa: la Repubblica Democratica del Congo, il Madagascar e il Sudafrica. Nessuno dei tre ha rispettato la scadenza del 2024 per una strategia nazionale sulla biodiversità come stabilito a Kunming. L’obiettivo principale di proteggere il 30% delle terre e dei mari entro il 2030 sta procedendo lentamente, con circa il 15% in più del territorio terrestre e marino dell’Africa che dovrebbe essere protetto.
La protezione della biodiversità in Africa non deve penalizzare le comunità locali, ma anzi può portare a benefici a lungo termine. Infatti, l’istituzione di aree marine protette in Tanzania negli anni ’90 ha contribuito a diversificare le entrate delle comunità locali e a migliorare il loro tenore di vita.
L’approccio “whole of society” sottolineato nel rapporto delle Nazioni Unite sulla biodiversità riconosce che non basta agire solo a livello governativo. La partecipazione attiva delle donne, dei giovani e delle popolazioni indigene è fondamentale per pianificare, attuare e monitorare i progressi. Anche il riconoscimento dei diritti collettivi delle popolazioni indigene sulle terre e sulle risorse è un tema centrale.
In sintesi, per raggiungere gli obiettivi di conservazione della biodiversità in Africa, è essenziale un impegno condiviso a livello globale che tenga conto delle esigenze delle comunità locali e garantisca finanziamenti adeguati e una partecipazione significativa di tutti gli attori coinvolti.
L’importanza dei finanziamenti per la conservazione della biodiversità
La mancanza di finanziamenti promessi e l’inefficacia nella consegna degli stessi rappresentano una sfida significativa per i Paesi africani impegnati nella protezione della biodiversità. L’Osservatorio Economico per Cooperrazione e Sviluppo sottolinea che i finanziamenti per la biodiversità, soprattutto dalle fonti pubbliche internazionali, sono aumentati del 94% dal 2018 al 2020. Tuttavia, attualmente si attesta a poco più di 16 miliardi di dollari l’anno, lontano dall’obiettivo di 200 miliardi di dollari all’anno stabilito nel quadro della GBF entro il 2030.
Alcuni esperti indicano la necessità di un approccio più localizzato nella conservazione della biodiversità, riconoscendo il ruolo fondamentale delle popolazioni indigene e delle comunità locali nel contrastare i cambiamenti climatici e affrontare le sfide della conservazione. Le OECM (altre misure efficaci di conservazione basate sull’area) vengono considerate come un possibile modello che potrebbe garantire una maggiore partecipazione delle comunità locali e un impatto di lungo termine positivo sulla conservazione.
La recente conferenza sugli oceani a Mombasa, in Kenya, ha evidenziato la necessità di una migliore gestione dei finanziamenti destinati alla protezione degli oceani africani. Una revisione dei fondi promessi dal 2014 ha rivelato che su 14,3 miliardi di dollari previsti, solo 5,8 miliardi sono stati effettivamente erogati.
In conclusione, per garantire la sostenibilità delle misure di conservazione della biodiversità in Africa, è cruciale garantire un flusso costante di finanziamenti, coinvolgere attivamente tutte le parti interessate e assicurare una gestione efficiente e trasparente delle risorse disponibili.
Fonti ufficiali:
– https://www.mongabay.com
– https://www.cbd.int
– https://www.iisd.org
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