Foreste o biodiversità? Una ricerca globale esplora il dilemma della riforestazione.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
Nuovi studi sulla rimozione di CO2 e la biodiversità
Una recente ricerca ha mappato le aree designate per progetti di rimozione di anidride carbonica, come la piantumazione di foreste o coltivazioni di bioenergia, evidenziando potenziali conflitti con hotspot di biodiversità. Queste strategie climatiche possono nuocere alle specie se alterano ecosistemi esistenti o richiedono troppo spazio. La ricerca sottolinea l’importanza di una selezione più attenta dei siti per tali progetti. Gli autori dello studio evidenziano anche la necessità di ridurre le emissioni di CO2 da parte dell’umanità, piuttosto che fare affidamento solo sulla rimozione della CO2 dall’atmosfera in un secondo momento.
Piantare alberi rappresenta una strategia essenziale per combattere sia il cambiamento climatico che la crisi della biodiversità. Le foreste, crescendo, assorbono l’anidride carbonica dall’atmosfera e forniscono habitat rinnovati per animali minacciati, piante, funghi e innumerevoli forme di vita invisibili. Questa capacità delle foreste di contribuire a rallentare il cambiamento climatico ha promosso iniziative di riforestazione di terre degradate o anche la creazione di nuovi boschi in aree precedentemente non forestate. Queste strategie, tuttavia, richiedono ampie aree di terra, e se non gestite adeguatamente, potrebbero esercitare una pressione sulle specie locali.
I risultati dello studio e le implicazioni per la biodiversità
Un’analisi recente ha mostrato che circa il 13% delle terre globalmente importanti, ricche di biodiversità, si sovrappone con le aree designate per progetti di rimozione di CO2 come la riforestazione e le coltivazioni di bioenergia. “È sfortunato che ci troviamo di fronte a molteplici problemi globali, inclusi il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità,” ha affermato Mark Urban, professore di ecologia e biologia evolutiva presso l’Università del Connecticut, non coinvolto nella ricerca. “Quando cerchiamo di risolverne uno, rischiamo di compromettere l’altro,” ha proseguito.
Lo studio, pubblicato nella rivista Nature Climate Change, ha utilizzato cinque modelli esistenti che guidano le azioni climatiche in linea con l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento a 1,5° Celsius sopra i livelli pre-industriali. I ricercatori hanno quindi analizzato come questi luoghi si sovrapponessero con aree critiche per la biodiversità. Diversamente da studi precedenti che si erano concentrati su un singolo modello, questa ricerca ha preso in considerazione circa 135.000 specie, comprese funghi, invertebrati, piante e vertebrati, fornendo un’analisi più dettagliata delle implicazioni per la biodiversità.
I modelli analizzati incorporano preoccupazioni sulla biodiversità, ma non rappresentano il focus principale. Il team di ricerca ha evidenziato che il 50% della superficie destinata ai progetti di rimozione di CO2 potrebbe essere ridotto se si evitano del tutto i hotspots di biodiversità. Urban ha espresso sorpresa per la mancanza di terreni disboscati disponibili per una piantumazione di alberi che non danneggi la biodiversità, mettendo in luce l’importanza di identificare le aree più appropriate per questi progetti.
Gli autori dello studio hanno esaminato i potenziali benefici della rimozione della CO2, sia ora che in futuro. Hanno scoperto che una rimozione su vasta scala può ridurre lo stress climatico sulla biodiversità e mitigare gli impatti delle temperature più elevate sugli habitat critici. Le stime del team indicano che la rimozione di CO2 potrebbe mantenere fino al 25% in più di habitat disponibili per la biodiversità. Questa possibilità, tuttavia, dipende dalla capacità degli ecosistemi di riprendersi dopo che il cambiamento climatico ha raggiunto il suo apice e che la rimozione della CO2 inizia a far diminuire le temperature globali.
Il professor Christian Hof, esperto di ecologia del cambiamento globale presso l’Università di Würzburg, ha definito l’analisi “elegante”, sottolineando l’importanza di evidenziare come il cambiamento climatico e il cambiamento dell’uso del suolo possano essere devastanti per gli ecosistemi. Lo studio ha anche rivelato che una quantità maggiore di terreno è destinata ai progetti di rimozione della CO2 nel Global South rispetto al Global North. Questa disparità potrebbe caricare i paesi meno industrializzati con compiti ingenti, nonostante abbiano contribuito in misura minore alle emissioni di carbonio rispetto ai paesi ricchi.
Sempre Prütz ha sottolineato che minori emissioni significherebbero anche una minore dipendenza dalle strategie di rimozione della CO2 in futuro, aprendo la strada a un posizionamento più favorevole dei progetti di rimozione della CO2. “Se non riduciamo le emissioni, allora la rimozione della CO2 non ci porterà lontano,” ha concluso Prütz. “Questa è la nostra migliore opportunità per limitare il riscaldamento e ridurre al massimo le perdite di biodiversità correlate ai cambiamenti climatici.”
Queste informazioni evidenziano la necessità di un approccio equilibrato nella lotta contro il cambiamento climatico, ponendo attenzione sia alla riduzione delle emissioni che alla conservazione della biodiversità. Fonti ufficiali come il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico e il Nature Climate Change Journal forniscono dati e risorse preziose per approfondire questo tema.
Non perderti tutte le notizie di green su Blog.it