Funzionario designato per rappresentare gli Stati Uniti al meeting mondiale sul commercio della fauna selvatica.

Pubblicato il da Luigi Salemi - Green

Funzionario designato per rappresentare gli Stati Uniti al meeting mondiale sul commercio della fauna selvatica.

Jennifer Chatfield: La rappresentante controversa degli Stati Uniti al CITES

Jennifer Chatfield, una figura di spicco del Dipartimento dell’Interno degli Stati Uniti, guiderà la delegazione del paese al prossimo incontro di CITES, il trattato globale sul commercio della fauna selvatica. Fonti hanno confermato che il meeting si terrà a Ginevra, in Svizzera, dal 13 al 17 luglio, con la partecipazione di delegazioni provenienti da 184 nazioni firmatarie e dell’Unione Europea, oltre a ONG e organizzazioni pro-commercializzazione.

Chatfield, attuale vice-segretario assistente per la Pesca e la Fauna Selvatica e i Parchi, ha legami profondi con l’industria della riproduzione della fauna selvatica. La sua famiglia gestisce il 4J Conservation Center in Florida, un’installazione dedicata alla riproduzione di specie di lemuri in grave pericolo di estinzione. Documenti ottenuti da Mongabay indicano che è iscritta come veterinaria della struttura.

Conflitti di interesse e preoccupazioni etiche

Il comitato etico del Dipartimento dell’Interno ha avviato un’indagine su Chatfield per possibili violazioni etiche, sostenendo che il suo coinvolgimento potrebbe avvantaggiare gli interessi della sua famiglia durante le trattative che riguardano la regolamentazione delle specie minacciate. Con la sua nomina nel maggio 2025 da parte dell’amministrazione Trump, Chatfield è stata criticata per l’influenza che potrebbe esercitare sulle normative riguardanti il commercio di fauna selvatica.

Nel corso dell’incontro, uno dei punti all’ordine del giorno sarà la riproduzione della fauna selvatica in cattività. Chatfield ha una lunga carriera nel settore, e le sue decisioni potrebbero avere un impatto significativo sulle politiche di conservazione. Le preoccupazioni aumentano poiché alcuni membri del Congresso chiedono un’inchiesta approfondita per accertare se, nel suo ruolo ufficiale, Chatfield stia influenzando decisioni che possono direttamente avvantaggiare l’industria familiare.

Fonti hanno riferito che la delegazione include solo tre scienziati per l’incontro del comitato Animali, il che potrebbe ridurre la capacità degli Stati Uniti di partecipare a tutte le sessioni di lavoro. La partecipazione esigua potrebbe ostacolare gli sforzi statunitensi nel trattare argomenti cruciali legati al commercio della fauna selvatica. Data l’assenza di esperti di conservazione, la presenza di Chatfield come veterinaria solleva interrogativi sull’efficacia della delegazione.

Il commercio illegale di fauna selvatica è stimato da INTERPOL in un valore fino a 20 miliardi di dollari, rendendolo una delle industrie più redditizie al mondo. Al contrario, il commercio legale ha un valore di almeno 220 miliardi di dollari annui, vendendo quasi 70,000 specie in tutto il mondo, secondo CITES.

Le preoccupazioni per il conflitto di interessi non sono infondate. Con il suo legame diretto all’industria della riproduzione in cattività, esistono timori che Chatfield possa compromettere la conservazione della fauna selvatica a favore degli interessi commerciali, privilegiando regolamenti più permissivi durante il meeting di CITES. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che l’industria della conservazione è intrinsecamente influenzata da scelte politiche e interessi economici, creando un ambiente favorevole per abusi e sfruttamenti.

Negli ultimi anni, il 4J Conservation Center ha inviato lemuri a strutture di allevamento internazionali, con spedizioni documentate verso Filippine, Emirati Arabi Uniti e Mozambico. Queste operazioni sono sostenute da permessi CITES, che affermano che gli animali sono destinati alla riproduzione in cattività per scopi di conservazione, anche se le preoccupazioni etiche riguardo a queste pratiche sono cresciute.

Un’indagine recente del New York Times ha rivelato che Chatfield ha accelerato i permessi di allevamento per la sua famiglia, approvando rapidamente le richieste rispetto alla media di 12 giorni. Questo solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’integrità delle procedure di autorizzazione delle pratiche di commercio della fauna selvatica. La capacità di Chatfield di influenzare le politiche in un ambito così delicato potrebbe avere ripercussioni significative sulle decisioni future riguardanti la fauna selvatica e la conservazione delle specie in pericolo.

In attesa dell’incontro di CITES, il mondo della conservazione è in fermento. Esperti e attivisti temono che la presenza di una figura politica come Chatfield possa compromettere gli sforzi di protezione delle specie minacciate, in un momento critico per la salvaguardia della biodiversità globale. Il dialogo e l’azione collettiva saranno essenziali per garantire che gli interessi economici non prevalgano sulla necessità di preservare il nostro patrimonio naturale.

Fonti ufficiali: CITES, U.S. Fish and Wildlife Service, New York Times, Mongabay.

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