Futuro degli impegni per fermare e invertire la deforestazione nel Bacino del Congo.
Pubblicato il da Luigi Salemi - Green
GRANDE INIZIATIVA PER LA CONSERVAZIONE DELLA FORESTA DEL CONGO
Nel mese di gennaio, importanti responsabili politici si sono riuniti per discutere l’attuazione del “Belém Call to Action” per le Foreste del Bacino del Congo, un impegno da 2,5 miliardi di dollari per la conservazione della seconda foresta pluviale più grande del mondo. Le discussioni hanno affrontato tematiche fondamentali, come la necessità di approcci innovativi al finanziamento, superando i tradizionali donatori del Global North. È emerso un forte focus sul finanziamento diretto alle comunità locali, nonché sull’importanza di collegare la conservazione forestale allo sviluppo socioeconomico. La scadenza per fermare e invertire la deforestazione è fissata per il 2030 e gli esperti avvertono che è necessario stabilire canali di finanziamento chiari e rintracciabili, coordinamento istituzionale robusto e un coinvolgimento genuino della società civile.
IMPACTO DELLA DEFORESTAZIONE SULLE COMUNITÀ LOCALI
Copince Ngoma, membro della comunità indigena Bakouele, ha sempre fatto affidamento sulla foresta pluviale del Bacino del Congo per la sua sussistenza. Nei suoi villaggi nella regione di Sangha, Repubblica Democratica del Congo, le foreste rappresentano una fonte preziosa per la caccia, la pesca e le piante medicinali. Purtroppo, negli ultimi anni, le pratiche minerarie insostenibili hanno devastato gli habitat naturali, inquinato le acque e ridotto le risorse. “Non possiamo più bere quest’acqua”, lamenta Ngoma, rivelando la crescente difficoltà nel reperire risorse fondamentali per la vita quotidiana. La disuguaglianza nella distribuzione delle risorse e l’inquinamento sono diventati problemi centrali in questo contesto, spingendo i responsabili politici a riunirsi durante il webinar “Land Dialogues” del 27 gennaio.
La promessa da 2,5 miliardi di dollari, annunciata durante la COP30 a novembre, mira a garantire che milioni di persone come Ngoma possano continuare a vivere in armonia con le foreste che non solo supportano la loro economia, ma anche la loro cultura.
Il Bacino del Congo presenta costanti minacce, tra cui l’assenza di finanziamenti adeguati. Esperti e politici sottolineano l’urgenza di agire per non lasciare che questa iniziativa cada nel dimenticatoio, un rischio che molte altre promesse ambientali hanno già affrontato. La chiave sta nel garantire diritti di proprietà fondiaria e mezzi di sussistenza sostenibili per le comunità locali, i cui leader affermano che sono essenziali per proteggere le foreste da industrie estrattive non sostenibili.
IL RUOLO DELLE COMUNITÀ INDIGENE NELLA CONSERVAZIONE
Secondo Joseph Itongwa, coordinatore regionale della Rete dei Popoli Indigeni e delle Comunità Locali per la Gestione Sostenibile degli Ecosistemi Forestali dell’Africa Centrale, l’interdipendenza tra biodiversità e diversità culturale è cruciale. Le popolazioni indigene contribuiscono significativamente alla sostenibilità delle foreste del Bacino del Congo. Tuttavia, l’accesso diretto ai finanziamenti è un problema spinato. Barriere burocratiche e differenze tra le priorità dell’interesse comunitario e quelle dei donatori complicano l’efficacia degli aiuti. Itongwa mette in evidenza il Tropical Forest Forever Facility, che destina il 20% dei fondi per le comunità indigene, suggerendo che è fondamentale incorporare meccanismi simili nella Call to Action.
Simon Hopkins, membro del consiglio del Central African Forest Initiative, insiste sull’importanza di incrementare il finanziamento diretto alla protezione delle foreste. Sottolinea la necessità di allontanarsi dai donatori tradizionali del Global North, poiché questi stanno affrontando crescenti pressioni che limitano la loro capacità di finanziamento. È essenziale ampliare la collaborazione includendo organizzazioni multilaterali e finanziatori non tradizionali provenienti dal Global South.
Le donne, come affermato da Dorothée Marie Lisenga, presidente della Coalizione delle Donne Leader per l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile, devono anch’esse essere incluse nel finanziamento diretto. La loro partecipazione nelle decisioni garantirà che le politiche forestali riflettano le loro priorità e affrontino le disuguaglianze.
SFIDE NELL’ATTUAZIONE DELLA CALL TO ACTION
Passare dagli impegni teorici a misure concrete richiede azioni urgenti. Il panel ha sottolineato che è necessario adeguato finanziamento e coordinazione per raggiungere l’obiettivo di fermare la deforestazione entro il 2030. La mancanza di trasparenza e governance ha ostacolato progressi precedenti; le comunità forestali hanno espresso ripetutamente frustrazione in seguito a fondi promessi non erogati o male gestiti.
Per il successo della Call to Action, secondo Siemeni Kamtcheu Raoul Antoine, è necessario stabilire meccanismi chiari e tracciabili per il finanziamento, un robusto coordinamento istituzionale e l’impegno reale della società civile. La fragilità delle istituzioni locali richiede maggiore coesione tra i paesi del Bacino del Congo e un’attenzione particolare a evitare l’insuccesso degli impegni passati.
In termini di interventi concreti, sono necessarie iniziative che colleghino la conservazione forestale allo sviluppo socioeconomico. I progetti che migliorano l’accesso all’elettricità possono alleviare la dipendenza dalle risorse forestali. Le donne e le comunità devono avere accesso a tecnologie rinnovabili come l’energia solare, per contrastare i problemi legati all’uso del carbone.
Dai dati di Global Forest Watch, il Bacino del Congo ha subito una significativa perdita di foreste, con 590.000 ettari persi nel 2024, alimentata da agricoltura di sussistenza e attività estrattive. Tuttavia, non mancano cause di speranza: concessioni forestali comunitarie e progetti innovativi stanno emergendo, soddisfacendo le esigenze di natura e popolazione.
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Fonti:
– Global Forest Watch
– Coalition of Women Leaders for Environment and Sustainable Development
– Tropical Forest Forever Facility
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